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Fitness: beach volley, quando la spalla fa 'crack'

Tutti pazzi per la pallavolo da spiaggia praticata da 100mila italiani. Ma attenzione, l'infortunio può nascondersi dietro l'angolo. Gli esperti: "Per praticare questo sport senza rischi bisogna avere un fisico da 'superman', o meglio da decatleta".

» Cronaca Sport Redazione/TB - 06/06/2011
Titolo: Foto di: osteria 79
Fonte: Flickr Common License

È la regina incontrastata degli sport estivi che ogni anno conquista una fetta sempre più numerosa di appassionati, arrivando ad essere praticata tra giugno e settembre da oltre 100mila persone. Un vero e proprio boom per la beach volley, se si pensa che i tesserati ufficiali che la praticano tutto l'anno sono poco più di 10mila, che ha trovato il degno riconoscimento nei campionati del mondo in programma al Foro Italico di Roma dal 13 al 19 giugno prossimi.

Uno sport che piace, e tanto anche, ma che potrebbe procurare qualche disagio fisico a persone poco allenate. Ecco perché gli esperti sottolineano spesso che per il beach volley c'è bisogno di un fisico ben allenato, come ha spiegato all'Adnkronos Salute Glauco Ranocchi, team manager per le squadre nazionali femminili di beach volley della Federazione italiana di pallavolo (Fipav): "Nel beach volley la stessa persona deve ricevere, saltare e attaccare quindi il fisico del giocatore deve essere completo e universale, come quello, ad esempio, del decatleta olimpico. Inoltre, la sabbia è un terreno più pesante per gli spostamenti veloci e il costo energetico arriva a essere molto alto: in un'ora si bruciano anche 700 calorie".

Come appena detto, secondo gli specialisti tra gli infortuni più comuni nel beach volley ci sono i traumi legati alla spalla: "La schiacciata - ha sottolineato Ranocchi - può essere la causa della sindrome da conflitto. Una patologia della spalla i cui sintomi tipici sono il dolore, la perdita di movimento e la debolezza. Ne soffre il 20% dei praticanti". Sono invece meno diffuse le tendinopatie rotule e le distorsioni. 

"Durante una partita di beach volley si consumano oltre 700 calorie - ha detto il team manager - quindi è assolutamente necessario reintegrare i liquidi perché aumenta esponenzialmente la sudorazione e la frequenza cardiaca. Poi, evitare di giocare nelle ore più calde della giornata e indossare un paio di occhiali scuri per proteggersi dai raggi solari. Se invece inizia a far male la spalla, meglio optare - suggerisce Ranocchi - per il trattamento conservativo: ovvero impacchi di ghiaccio, riposo e soprattutto trattamento fisioterapico. Quindi una buona terapia manuale e il recupero del controllo e della forza muscolare". 

A quanti credono che la sabbia sia pericolosa per le articolazioni il dirigente della Fipav sfata questo mito rispondendo che "il materiale granulare della spiaggia è un ottimo fattore allenante e ammortizza le cadute: dissipa molto le ricadute del salto - ha osservato Ranocchi - e a beneficiarne sono le ginocchia e le caviglie. Infatti le problematiche relative a queste articolazioni sono nettamente inferiori rispetto a quelle della pallavolo. E laddove si possa verificare una distorsione, il terreno asseconda e non accresce il trauma". 

Tra l'altro forse non tutti sanno che non tutte le sabbie sono uguali. A livello internazionale, infatti, ci sono riferimenti e standard precisi da rispettare per predisporre il terreno di gioco dei campi da beach volley. Soprattutto se le grandi manifestazioni, come le prossime 'Word series' che si svolgeranno a Roma, avvengono a parecchi chilometri di distanza dal mare. 

"Può capitare di giocare in Norvegia su sabbia bagnata dalla pioggia - ha spiegato l'esperto - quindi molto più compatta rispetto a quella assolata. Oppure a Marsiglia, dove i campi sono più duri perché hanno un arenile diverso rispetto a quella italiana. Elementi - ha aggiunto - che aumentano in piccola percentuale le problematiche muscolari al termine di questi tornei rispetto agli omologhi in altre località europee". Ogni campo da beach volley, quindi, deve essere costituito da uno spessore sabbioso alto 50 cm. "Per i mondiali di Roma è stata scelta una tipologia soffice e morbida - ha concluso Ranocchi - che viene dal litorale di Latina, estratta da una cava che produce sabbia con una granulosità particolare molto adatta a questo tipo di sport".