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Omofobia, l'uno-due che stoppa la legge

L'ira della relatrice Concia (Pd) che si dimette. L'asse Carfagna-Mussolini a favore del provvedimento. Il coro di no del Pdl. Franceschini: "Il voto in Aula farā chiarezza". Oggi la manifestazione in piazza a Roma.

» Cronaca Italia Paola Alagia - 20/05/2011
Fonte: Immagine dal web

Non c'è due senza tre. Tre proposte di legge contro l'omofobia per tre rispettive bocciature. E così dal testo Soro, che risale a due anni fa, si arriva allo stop di ben altri due provvedimenti nel giro di 48 ore in questa settimana. Il primo strappo, su una mediazione politica che sembrava assodata, c'è stato due giorni fa in commissione Giustizia della Camera: il testo unificato, che porta il nome della democratica Paola Concia, è stato rispedito al mittente. E la stessa sorte è toccata, ieri, anche alla misura riscritta in tutta fretta dalla parlamentare. 

CON 26 NO E 17 SI IL PRIMO STOP ALLA LEGGE IN COMMISSIONE.
La fatica per resuscitare il provvedimento e farlo uscire dai cassetti di Montecitorio, quindi, non sembra essere servita granché. Già nel 2009 la legge era stata bocciata per "sospetti vizi di costituzionalità". La norma fu considerata troppo vaga nella definizione dei casi per i quali sarebbe scattata l'aggravante. Di qui le correzioni in un testo snello, due articoli in tutto, in cui si chiarisce che omofobia e transfobia sono da considerarsi aggravanti se causa prima di delitti contro la persona o contro l'onore. Ma niente da fare: il progetto è stato respinto con 26 no e 17 sì. I deputati del Pdl, della Lega e dei Responsabili (mentre l'Udc si è spaccata) hanno votato a sfavore proprio all'indomani della Giornata contro l'omofobia e in barba all'appello del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. 

IL TESTO ALLA CAMERA DA 959 GIORNI. A nulla è valsa, infine, la lettera della stessa relatrice Concia ai suoi colleghi della commissione Giustizia per ricordare che la proposta di legge era da 959 giorni all'esame della Camera e, soprattutto, che rappresentava una mediazione politica. 

IL SECONDO ALT ALLA NORMA. Non è andata meglio ieri. E dopo lo stop anche all'ultimo testo, identico questa volta al trattato di Lisbona già recepito dal governo Berlusconi nel 2008 (estende l'aggravante anche a chi commette reati contro categorie deboli come anziani e disabili), riscritto da Paola Concia per tentare un accordo in extremis, la deputata si è dimessa da relatrice in segno di protesta. Non sono bastate a rassicurarla, evidentemente, le parole del capogruppo Pdl in Commissione, Enrico Costa ("Questa nuova proposta ci piace di più, ma non ci convince del tutto. Per questo, ora che il tema andrà in Aula, lavoreremo a una sua correzione").

CARFAGNA E MUSSOLINI DIFENDONO IL PROVVEDIMENTO. Eppure in casa Pdl non mancano i sostenitori della legge contro l'omofobia. A cominciare dal ministro per le Pari opportunità, Mara Carfagna, che ha tacciato come errore la bocciatura del testo, annunciando di votare con il Partito democratico. Anche la pidiellina Alessandra Mussolini è dello stesso avviso e definisce una "stupidaggine" lo stop alla norma: "In Aula, io voto a favore".
 
LE VOCI CONTRARIE NELLA MAGGIORANZA. Nel coro dei no al provvedimento, invece, si staglia la voce del Pdl Giorgio Stracquadanio: "È ideologica, ghettizzante, illiberale, violenta nei suoi esiti la pretesa di introdurre aggravanti penali in relazione alla vittima e non alla gravità del fatto". Usa gli stessi aggettivi anche Carlo Giovanardi dei Popolari liberali. Il sottosegretario alla Famiglia si rifà al parere "reso da autorevoli penalisti alla commissione Giustizia e cioè che viene esposto a 'una possibile incriminazione penale, il soggetto che manifesti opinioni o svolga considerazioni di ordine morale, psicologico, pedagogico, ecc. sull'omosessualità o sul transessualismo' ", per concludere: "Insomma, secondo i liberali alla Di Pietro chi legge pubblicamente la prima lettera di San Paolo ai Romani potrebbe essere denunciato e condannato". Di norma "pericolosa in sé e per gli effetti che può determinare" parla, infine, il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano. 

LUNEDÌ A MONTECITORIO SI RIPARTE DAL VECCHIO TESTO SORO. Se per il senatore Pd Ignazio Marino "la destra in Commissione ha dimostrato ancora una volta di avere un'idea medievale dei diritti e dell'omosessualità", Dario Franceschini dà appuntamento in Aula, dove lunedì prossimo farà capolino il testo del 2009 firmato da Antonello Soro, in vista della votazione di giugno "nella quota di calendario riservata al Partito democratico. Lì – conclude il capogruppo democratico alla Camera – non saranno più possibili ipocrisie e il voto sarà un momento di chiarezza". Ma la stessa Concia non rimarrà con le mani in mano: "Quando il 23 maggio la discussione si sposterà a Montecitorio - ha detto -  tornerò a presentare il mio emendamento come relatrice di minoranza". Intanto, questo pomeriggio alle 18, la discussione si trasferisce in piazza Navona a Roma per la manifestazione 'Noi contro l'omofobia, e tu?', un 'iniziativa per chiedere al Parlamento di approvare la legge.