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Un mutuo su dieci agli stranieri: romeni in pole position
Gli immigrati mettono su casa nel Bel Paese. In media chiedono 132mila euro e l'immobile ne costa 165mila. L'anno scorso i prestiti sono saliti di oltre il 10% e il loro volume si attesta intorno ai 57miliardi.
Fonte: Immagine dal web
Gli stranieri mettono radici nella Penisola e finiscono per introiettare aspirazioni, sogni e costumi degli italiani. Un esempio? La casa di proprietà. I nostri connazionali sono possessori del loro alloggio in più di 8 casi su 10. Anche gli immigrati, però, cercano di comprarsi l'abitazione. Fanno sacrifici, tirano la cinghia, si accontentano di appartamenti meno pregiati, eppure fanno il possibile per liberarsi dal giogo degli affitti.
I ROMENI METTONO SU CASA. Non a caso, più di un mutuo su 10 per l'acquisto della prima casa è oggi appannaggio dei cittadini stranieri. Il broker online Mutui.it ha calcolato che i romeni sono in testa con 32,4 per cento del totale che riguarda gli immigrati. D'altronde essi rappresentano la prima comunità d'oltreconfine nel nostro Paese. A seguire, staccati, ci sono gli albanesi che si accollano appena il 5,73 per cento dei mutui analizzati. Stando ai dati dell'indagine, l'immigrato che vuole farsi la prima casa in Italia richiede, in media, alla banca 132mila euro, che rappresentano l'80 per cento del valore dell'immobile (non dissimile dal 75 per cento medio che riguarda gli italiani). Inoltre, solitamente lo straniero punta alloggi che hanno un valore un po' più basso rispetto a quelli prediletti dai nostri connazionali (165mila euro contro 200mila).
IL RALLY DEL 2010. In linea generale, il mercato dei mutui ha segnato una decisa ripresa nel 2010. Secondo Mutui.it siamo al +14 per cento sul 2009, mentre Tecnocasa valuta il rally in un +11,49 per cento. I prestiti erogati l'anno scorso equivalgono a circa 57miliardi di euro e la crisi del 2008-2009 è stata superata anche grazie alle tante operazioni di portabilità che consentono alle famiglie di cambiare istituto di credito e sottoscrivere finanziamenti a tassi più vantaggiosi senza commissioni aggiuntive. Le surroghe finora portate a termine sono state circa 300mila, un numero non indifferente se si considera che questo istituto è stato introdotto dalle celebri 'lenzuolate' di Bersani (allora ministro dello Sviluppo economico) appena nel 2007.
DUE SOLUZIONI CONTRO LA SALITA DEI TASSI. Nel frattempo cresce la preoccupazione delle famiglie che hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile, approfittando del basso costo del denaro, e che ora vedono pian piano la spesa per interessi salire e temono dunque un'impennata della rata. Nelle stanze del ministero dell'Economia si starebbe lavorando in tal senso a una soluzione di concerto con l'Abi (Associazione delle banche italiane). Due le opzioni sul tavolo: una nuova proroga da applicare ai titolari di mutuo, che però rischia soltanto di rinviare la batosta; oppure la possibilità di passare dal variabile al fisso con il congelamento dei tassi al livello attuale. In pratica, si tratterebbe di prendere come base di calcolo un Irs (Interest Rate Swap) per i mutui a tasso fisso del 3,5 per cento circa, maggiorato dello spread che ogni banca impone come proprio ricavo.
IL VARIABILE ATTRAE MENO. Il problema riguarda un numero considerevole, per quanto in calo, di italiani. Se consideriamo tutto il 2010, infatti, ben l'80 per cento dei nostri connazionali aveva scelto il tasso variabile. Mentre prendendo in esame soltanto il secondo semestre dell'anno scorso, questa percentuale è crollata al 47 per cento, laddove il 24 per cento ha scelto un più sicuro (ma più caro) tasso fisso, il 26,5 per cento ha preferito il variabile con cap e un residuale 2,5 per cento ha optato per il misto (che in date prestabilite, durante il periodo di ammortamento, offre la possibilità di cambiare tra il variabile e il fisso). A Via XX Settembre si starebbe lavorando anche alla ridefinizione dei meccanismi del tasso di usura, oggi fissato per legge al 4 per cento.
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