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Tra stabilità e crescita, Tremonti rinvia la sfida al dopo-legislatura
Il Documento di economia e finanza (Def) prevede il grosso degli interventi sui conti nel biennio 2013-2014. L'obiettivo è il pareggio di bilancio, poi dovrebbe iniziare la riduzione del debito. Ecco tutti i numeri.
Fonte: Immagine dal web
I numeri variano, oscillano, ballano una danza (quasi macabra) attorno al capezzale dell'economia italiana. E il governo sbanda nella divaricazione tra la linea del premier Berlusconi, che chiede qualche soldo per stimolare la crescita, e quella del ministro dell'Economia Tremonti che stringe i cordoni della borsa in nome del preminente obiettivo della stabilità di bilancio.
L'EUROPA CON IL FIATO SUL COLLO. Sullo sfondo c'è l'Europa, il nuovo patto per la moneta unica che integra i vetusti trattati di Maastricht e il semestre continentale di coordinamento delle politiche economiche nazionali. L'Italia ha modificato i suoi meccanismi di contabilità e il Documento di economia e finanza (Def) include sia il vecchio Dpef che la Ruef (Relazione unificata di economia e finanza). La sfida per la Penisola è da far tremare i polsi: l'obiettivo, infatti, è quello del pareggio di bilancio per il 2014, dopodiché, dal 2015, dovrebbe iniziare la riduzione del moloch del debito. Intanto, nel 2011 lo stock di indebitamento dovrebbe sfiorare il 120 per cento del PIL e l'Ue potrebbe chiederci presto (per preservare l'euro) di iniziare un abbattimento a regime di almeno lo 0,5 per cento annuo sulla parte eccedente il 60 per cento del Prodotto interno. Dunque, serviranno forse manovre da 45 miliardi di euro l'anno, salassi di portata smisurata che non a caso Tremonti rimanda alla prossima legislatura, quando magari non toccherà più a lui la gatta da pelare.
I NUMERI DI SCENARIO. Sul fronte del deficit l'Italia è tra i Paesi virtuosi. E il Def prevede di scendere al 3,9 per cento sull'anno in corso, al 2,7 per cento nel 2012 e all'1,5 per cento nel 2013, prima dell'azzeramento nel 2014. Lo stesso debito dovrebbe scendere fino al 112,8 per cento nel 2014. Ma il quadro poggia su una previsione dell'andamento di PIL non ottimistica: +1,1 per cento quest'anno, 1,3 per cento l'anno prossimo e 1,5 per cento nel 2013. Lo scenario cambierebbe e anche le correzioni diverrebbero più leggere se si avverasse la 'regola del 2 per cento' propugnata da Bankitalia, ossia l'impennata della crescita fino a una soglia che l'Italia non conosce (con qualche eccezione) da circa 20 anni. Chiaramente il governo mette le mani avanti e la bozza di Programma nazionale di riforma o Pnr (una parte del Def) da presentare in Europa insiste sulle incertezze del contesto globale. In tutti i casi, si prevede un avanzo primario in salita dallo 0,9 per cento di quest'anno al 2,7 per cento nel 2013. La pressione fiscale non avrà grosse oscillazioni, mentre preoccupano le spese per il servizio del debito (esborsi per interessi) che potrebbero avvicinarsi dai 70-75 miliardi attuali ai 100 miliardi di euro annui nei prossimi anni.
UN'AZIONE IN PIU' MOSSE. Ovviamente in sede europea l'Italia punta a far pesare il meno possibile il parametro del debito pubblico e a spostare l'attenzione sul debito privato, sulla stabilità del sistema pensionistico o sulla salute delle banche, punti di forza del nostro Paese. Tuttavia, vengono smentite le previsioni di Tremonti secondo cui non sarebbe stato necessario alcun intervento a breve termine. E si prepara un'azione in più mosse. Nell'immediato, un provvedimento (forse un decreto) a costo zero che dovrebbe stimolare la crescita con semplificazioni burocratiche, snellimenti e con il rilancio dell'edilizia privata. Poi, entro l'estate, una manutenzione dei conti che servirà a coprire alcune spese obbligatorie e che non dovrebbe essere superiore ai 3,5-4 miliardi. Infine, la manovra vera e propria prevista per il 2013-2014 che dovrebbe avvicinare l'Italia al pareggio di bilancio. Il Tesoro parla di "correzione tra le più basse del mondo", 15 miliardi nel biennio, pari a un punto di PIL spalmato su due anni. La Banca d'Italia, invece, mette in conto una manovra da 35 miliardi e chiede di iniziare già a settembre. Gli industriali, poi, sono stati ancora più pessimisti: hanno criticato il governo per lo scarso impatto del Pnr sulla crescita e hanno preventivato una finanziaria da quasi 40 miliardi, peggiore addirittura di quella 'lacrime e sangue' che servì per entrare nell'euro. Molto dipenderà, ovviamente, dall'andamento della crescita nei prossimi anni.
IL PIANO A COSTO ZERO. Naturalmente il lavoro dei mesi futuri si innesta sulla manovra triennale dello scorso anno, che ha operato una riduzione netta della spesa primaria di circa 42 miliardi nel triennio, prevedendo al tempo stesso maggiori entrate nette per 20,1 miliardi. Invece il piano di maggio a costo zero punta principalmente su edilizia pubblica e privata, ricerca universitaria, turismo, rinegoziazione dei mutui, nuove regole per gli appalti e una lista bianca per controllare i subappalti. Verrà riproposto un piano casa in cui lo Stato fissa i principi e poi spetta alle Regioni entrare nel merito. Tra le novità per l'edilizia privata, l'innalzamento della soglia da 50 a 70 anni per i vincoli storici degli immobili e niente visti della sovrintendenza se sono stati recepiti i piani ambientali. Sul fronte pubblico, sono stati individuati limiti per le opere compensative, limiti alle varianti in corso d'opera rispetto ai costi iniziali e una soglia alle riserve con un tetto massimo del 20 per cento. Viene introdotta poi una 'white list' per controllare le ditte subappaltatrici, spesso ricettacolo di interessi criminali. Tra le altre misure, una riduzione fiscale del 100 per cento della spesa per chi investe in ricerca attraverso le università pubbliche, e dovrebbe debuttare il documento unico, ossia la carta di identità elettronica che assorbirà patente, codice fiscale, tessera sanitaria. Tremonti ha anche parlato della necessità di abbattere i costi per le quotazioni in Borsa delle società, che in alcuni casi rasentano "la follia". Il titolare del Tesoro ha denunciato: "Per quotare un'azienda da 80 milioni di capitalizzazione i costi sono dell'8 per cento".
OCCUPAZIONE: +1,1 PER CENTO IN 4 ANNI. L'idea di Via XX Settembre è eliminare lacci e lacciuoli (quelli che Tremonti ha ribattezzato "colli di bottiglia") che frenano l'economia. Il Pnr si lancia in una previsione sul quadriennio 2011-2014 e contempla misure che avranno un impatto positivo sulla crescita di 0,4 punti percentuali all'anno. Dunque, i provvedimenti dovrebbero portare a un incremento complessivo dell'1,6 per cento nel periodo. Poi le predizioni del documento si protraggono addirittura fino al 2020, immaginando investimenti che crescono e scenari oggettivamente nebulosi. Sul fronte del lavoro e dell'occupazione, il Pnr tiene conto del finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, che è stato pari a 5,3 miliardi nel biennio 2009-2010. Gli obiettivi sono fissati da 'Europa 2020' e saranno raggiunti, dice il governo, anche grazie alle risorse comunitarie e nazionali dei fondi strutturali per 3,5 miliardi. Sul fronte dell'impiego, comunque, è previsto un +1,1 per cento in quattro anni. Si sa che il governo, e in particolare il ministro del Lavoro Sacconi, puntano molto sullo strumento dell'apprendistato per occupare la manodopera con basse qualifiche in questa fase di uscita dalla crisi. C'è la delega pesante appena rinnovata con il 'collegato lavoro' (legge 183/10) e c'è il disegno di legge delega sullo Statuto dei lavori. Tuttavia, il Pnr è stato parecchio criticato a sinistra per lo scarso impatto sulle politiche occupazionali.
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