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Tumori e fertilità: nasce a Roma la Banca del tessuto ovarico

Il servizio prenderà il via all'Istituto Regina Elena della Capitale a favore delle pazienti oncologiche. Un modo per fronteggiare la compromissione della fertilità a seguito di chemioterapia e radioterapia.

» Cronaca Medicina e Salute Paola Simonetti - 26/04/2011

Le donne affette da cancro vivono un doppio incubo: salvarsi la vita, ma anche poterne ancora generare. Le terapie cui vengono sottoposte, chemio e radioterapia, possono infatti compromettere la futura possibilità di avere una gravidanza. Per preservare la fertilità delle pazienti oncologiche è nata anche a Roma la Banca del tessuto ovarico, attiva dal prossimo maggio presso l'Istituto Regina Elena (IRE) grazie al finanziamento predisposto dal ministero della Salute di circa 400mila euro. Vera novità della struttura, già esistente in altre zone d'Italia, la possibilità per le pazienti di accedervi nello stesso luogo in cui vengono curate per il cancro. "La bio-banca del Tessuto Ovarico - ha sottolineato Lucio Capurso, direttore generale degli Istituti Fisioterapici Ospitalieri (IFO) -  è la prima realizzata in un IRCCS pubblico e pertanto, oltre a rispondere alle esigenze cliniche, avrà anche un importante funzione nel settore della ricerca".

Un'iniziativa che si inserisce nel vivo dibattito riguardo la scelta di una strategia sperimentalmente valida per preservare o restituire la fertilità alle pazienti oncologiche: "Per la donna adulta - ha spiegato Enrico Vizza, direttore di Ginecologia Oncologica IRE -, affrontare le terapie anticancro con la speranza di poter esaudire il desiderio di maternità risulta essere un fondamentale supporto psicologico. Alle donne in età pre-pubere colpite da patologie neoplastiche è invece d'obbligo offrire, dopo la guarigione, una normale crescita e un normale sviluppo senza minare la possibilità di procreare e costruire una famiglia".

La Bio-Banca del tessuto ovarico è finalizzata a preservare la fertilità delle bambine e delle giovani donne che devono sottoporsi a trattamenti oncologici, attraverso la conservazione di frammenti di tessuto ovarico contenenti gli ovociti, che sono reinnestati nella donna colpita da cancro dopo la fine dei trattamenti oncologici, permettendole una ripresa sia della funzione ormonale che riproduttiva. 

"Si tratta, in pratica, di un'autodonazione del tessuto ovarico – spiegano dal Regina Elena - che una volta reimpiantato consente alla stessa paziente di poter progettare una gravidanza spontanea. Il metodo di conservazione del tessuto ovarico della Bio-Banca è la crioconservazione, che vanta una ripresa del 90-100 per cento della funzionalità ovarica, compatibilmente con l'età della paziente e il numero di follicoli presenti al momento del prelievo. Il tessuto ovarico da destinare alla crioconservazione viene prelevato in  laparoscopia, trasportato in mezzi di coltura in laboratorio e quindi criopreservato e conservato in contenitori di azoto liquido a - 196°C fino allo scongelamento e successivo reimpianto".

Il metodo viene considerato cruciale in un contesto epidemiologico particolare: oggi sotto i 40 anni le persone viventi dopo un tumore sono quasi 200mila e in generale ogni anno viene diagnosticato un cancro a circa 12mila bambini/adolescenti di età inferiore ai 19 anni e la percentuale di guarigione in questa fascia di età raggiunge il 45 per cento (Rapporto Airtum 2010).

"Negli ultimi decenni è emerso che, sebbene il tumore sia una malattia grave – aggiungono gli specialisti dell'istituto oncologico romano -, grazie alla diagnosi precoce e alle terapie sempre più innovative si può guarire e si può convivere con esso per molti anni con una prospettiva di vita simile alle persone sane. Per questo è fondamentale una particolare attenzione alla qualità di vita delle persone in tutto il percorso che si intraprende dopo una diagnosi di neoplasia. In questa ottica, il nostro sistema sanitario programma con attenzione nel breve e lungo termine le risposte più adeguate ai bisogni di assistenza dei malati di tumore". 

I medici precisano che, per preservare la fertilità prima di un trattamento oncologico, possono ricorrere alla conservazione del tessuto ovarico "le donne in età non superiore ai 35 anni affette da patologie neoplastiche. Le candidate al trapianto di tessuto ovarico sono le pazienti affette da neoplasie del sistema ematopoietico, neoplasia della mammella, tumore di Wilms, sarcoma di Ewing, osteosarcoma, carcinoma cervicale agli stadi iniziali sottoposte a trattamento conservativo". 

MATERIALE 
- Il percorso della Banca del tessuto ovarico (pdf) 

LINK
- Isituto Regina Elena