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Thor, Branagh: "Un supereroe shakesperiano"

Il regista a Roma presenta il film tratto dal popolare comic Marvel, passo fondamentale nel grande progetto Avengers, girato a metà strada tra fantascienza e tragedia classica.

» Cinema: Protagonisti Laura Croce - 20/04/2011

I film sui supereroi dell'americana Marvel hanno segnato le passate stagioni cinematografiche con grandi uscite capaci di attrarre un pubblico molto più ampio di quello dei soli appassionati di fumetti, ma anche oggetto di critiche e scetticismi che spesso i personaggi dai poteri sovrumani trascinano con sé.  Figuriamoci se poi sono ispirati agli dei della mitologia nordica e si battono con un rozzo martellone come il supereroe Thor, figlio del leggendario Odino ed erede al trono di Asgard.

Per fortuna i Marvel Studios hanno deciso di cambiare registro rispetto ai successi della roboante saga di Iron Man (e in generale rispetto alle loro produzioni precedenti) chiamando a dirigere il proprio eroe meno cinematografico un mito in carne e ossa come Kenneth Branagh. Attore e regista di formazione notoriamente shakespeariana, ma che non si è mai fatto scrupolo di mescolare la tradizione con elementi di modernità, Branagh è sembrato subito il nome più adatto per esaltare sia  gli elementi drammatici e quelli spettacolari di un 'superhero movie' come Thor, e il risultato  non ha deluso le aspettative.

"È indubbiamente una storia classica - ha confermato Branagh presentando il film alla stampa a Roma - ma contiene in sé anche una forte componente emozionale, azione e spettacolo. La Marvel mi disse proprio che si trattava del suo progetto più difficile, perché molto ricco ma che doveva essere allo stesso tempo onesto e leggero, capace di intrattenere. Ma è anche per questo che ho deciso di lanciarmi nell'avventura della sua realizzazione". 

Foto di Elisabetta Villa- Getty Images, la presentazione del film a Roma

Una delle prime sfide affrontate da Branagh è stata quella di  scegliere un interprete poco noto e quasi esordiente come l'australiano Chris Hemsworth, affiancato dal neo premio Oscar Natalie Portman, dal noto attore scandinavo Stellan Skarsgård e dal monumentale Anthony Hopkins nel ruolo di Odino. "Volevamo che il film crescesse organicamente insieme alla performance di questo giovane attore a contatto con gli altri grandi interpreti del cast", commenta a proposito il regista, mentre Hemsworth esprime tutto il suo entusiasmo non solo per aver avuto l'occasione di lavorare fianco a fianco con grandi nomi del cinema e del fumetto, ma anche per aver potuto interpretare uno di quei ruoli "che si sognano da bambino, quando corri nei corridoi di casa fingendo di essere un supereroe e non puoi nemmeno immaginare che un giorno lo sarai per davvero".

Thor è però anche un personaggio molto amato dai fan dei comics, con tanti anni alle spalle un futuro già scritto: quello di far parte del film sugli Avengers, il gruppo dei 'Vendicatori' in cui si riuniscono più storie e più personaggi delle principali saghe Marvel e su cui si stanno catalizzando le enormi attese degli appassionati del genere. Per montare la suspense anche il film di Branagh è stato disseminato di piccoli indizi intellegibili solo per gli appassionati degli albi a fumetti, ma che fanno sorgere anche qualche domanda rispetto allo spazio creativo lasciato al regista in un film che deve andarsi a incastrare in un universo molto più ampio. "A dire il vero non mi sono posto il problema della libertà, perché sapevo benissimo in quale progetto mi stavo andando a cacciare - rassicura  Branagh - ci sono state discussioni anche vivaci ma tutte utilissime. Non bisogna infatti dimenticare che i Marvel Studios rappresentano un caso particolare a Hollywood: non solo sono di dimensioni più piccole, ma ci lavora solo gente super-motivata, che ama definirsi nerd. Respirano comics tutti i giorni, vivono per il loro progetti e per i loro personaggi".

Chissà se tra questi 'nerd' vanno inclusi tutti gli autori storici della Marvel che hanno aiutato il realizzatore del film a prendere confidenza con lo stile e le logiche di Thor, tra cui Joe Michael Straczynski (anche sceneggiatore e protagonista di un cammeo in cui tenta di sollevare a mo' di spada nella roccia il martello del dio precipitato sulla Terra),  o  Stan Lee, con cui il regista si è confrontato per dare vita sullo schermo a una Asgard che subisce sì le influenze di autori come Kirby e Simonson, ma "mescolate in una nuova forma cinematografica che prende il meglio di tradizione e modernità". Tra gli esempi di assoluta contemporaneità si annovera ad esempio il 3D, che all'inizio sembrava non convincere troppo il realizzatore del film: "La prima cosa che ho chiesto alla Marvel era se l'avessero scelto per i soldi, cosa di cui il pubblico si sarebbe di sicuro accorto. Poi ho visto che in questo caso la terza dimensione poteva funzionare come uno strumento narrativo, come amplificatore di emozioni. Naturalmente sono molto orgoglioso anche della versione in 2D ma con la stereoscopia tutto, non solo il mondo di Asgard, ha maggior profondità, tanto che la migliore visione si ha probabilmente in Imax. Gli Studios, insomma, hanno investito molto per ottenere il risultato migliore".



Altro elemento su cui gli autori hanno posto particolare attenzione è il linguaggio, con i personaggi del fumetto che si esprimono con toni aulici: "Stan Lee mi ha spiegato che il comic originale è a metà tra Shakespeare e la Bibbia. È ancora più formale, più ornato, e al tempo stesso pieno di humor - racconta Branagh - per questo volevo mantenere un tono colto, soprattutto nel regno degli dei, ma volevo anche preservarne la sincerità e la naturalezza. Così ho fatto quello che faccio sempre con i drammi shakespeariani, cioè rispettare la lingua ma senza ingigantirla, lasciare che sia lei a condurci dentro la realtà dei personaggi".

Foto di Elisabetta Villa, Getty ImagesLo stesso Hemsworth confessa di aver dovuto recitare alcuni pezzi dell'insostituibile Enrico V, in modo da prendere confidenza con il ruolo di chi sa parlare al popolo e ottenere il suo rispetto. Una caratteristica fondamentale per una figura come quella di Thor che, secondo il regista, rispecchia bene ciò che il mondo vorrebbe vedere dai suoi leader: "La cosa forse più interessante dei film sui supereroi è che scatenano sempre il dibattito sul perché ce ne siano così tanti e così di successo. In questo caso noi abbiamo cercato di porre in rilievo l'eroismo personale di un protagonista che cade ma ha il coraggio di rialzarsi, capendo finalmente cosa si prova quando si perdono gli affetti, la famiglia e il potere. Quando giunge il momento di guardarsi allo specchio e chiedersi se si è davvero in grado di cambiare e come".

Da qui la grandezza di Thor, accostato dal regista perfino a Obama e Mandela, a causa del suo carisma e della capacità di concentrare su di sé l'entusiasmo delle sue schiere. Come nella migliore delle tradizioni, il semi-dio affascina e cattura non solo per i suoi poteri ma soprattutto per le rare doti umane: "Abbiamo lavorato sui presunti punti deboli del film per farne la sua forza. Si passa con rapidità  da un  mondo a un altro, si illustrano momenti critici all'interno della famiglia ma con senso dell'umorismo, si pone grandissima attenzione ai costumi e alla scenografia, ma alla fine ciò che attira di più è vedere le divinità come persone che agiscono come noi". 

Siamo tuttavia pronti a scommettere che ad attirare i fan stavolta non ci sarà il gusto dicotomico per l'umanità del divino e la divinità dell'umano, ma anche un bel po' di curiosità rispetto ai prossimi capitoli della casa Marvel. Non a caso in Thor cominciano già ad apparire elementi interessanti, come la sequenza bonus dopo i titoli di coda o un paio di personaggi appena accennati che, però, rappresenteranno senza dubbio un gustoso antipasto per tutti gli appassionati orgogliosamente nerd che avranno la prontezza di riconoscerli.

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- Thor - Il Film