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Agricoltura, un settore dove crescono le presenze femminili

400mila donne impiegate in agricoltura soprattutto al Sud e 250mila in aziende di trasformazione dell'industria alimentare nel Nord d'Italia. Sono alcuni dei dati emersi durante l'assemblea nazionale del sindacato che denuncia anche discriminazioni.

» Pari opportunitą Silvia D'Ambrosi - 18/04/2011
Fonte: Immagine dal web

Siamo abiuati da sempre a ritenerlo un settore lavorativo che coinvolge sempre più spesso persone straniere. Eppure quello dell'agricoltura è un segmento di mercato dove sta crescendo, sopratutto negli ultimi tempi, anche la presenza femminile. Attualmente, infatti, sono 650mila le donne che lavorano in questo settore (circa il 36 per cento del totale impiegato in questo comparto); in particolare 400mila donne sono occupate in agricoltura e 250mila sono impiegate nelle aziende di trasformazione dell'industria alimentare.

Le stime sono di FLAI CGIL, che in occasione della sua seconda assemblea nazionale, dedicata al tema 'Se non ora quando? Donne, rappresentanza e democrazia', ha presentato i dati per "per rivendicare politiche attive e di inclusione che abbiano l'obiettivo di portare ad una reale parità tra uomo e donna in tutti gli ambiti della società".    

Dal punto di vista geografico, è nel Mezzogiorno che le donne trovano più facilmente occupazione nel settore agricolo. La Puglia risulta la regione più "rosa", con 113mila donne occupate, seguita dalla Calabria con 85mila, dalla Campania con 73mila e dalla Sicilia con 48mila. Chiude, infine, la Basilicata con 18mila impegnate. In Campania, Puglia, Basilicata e Calabria, il numero delle donne che lavorano in agricoltura supera quello degli uomini. Nel Nord la regione che impiega il maggior numero di donne è l'Emilia-Romagna con 39mila, seguita dal Veneto con 14mila, dalla Lombardia e dal Piemonte con 5mila 600. Al centro, il Lazio e la Toscana contano 12mila lavoratrici e la Sardegna 5mila 500.
 
Particolarmente significativa la presenza femminile nell'industria agroalimentare del Nord, in particolare nelle aziende di trasformazione alimentare del Piemonte, dove sono occupate 117mila donne; 23mila lavorano in Lombardia, 39mila in Emilia-Romagna. La Campania, si distingue come unica regione del Mezzogiorno ad avere alte quote di presenza delle donne in questo settore : 17mila. Nella classifica seguono, infine, il Veneto con 12mila, il Lazio con 6mila 500 e la Toscana con 5mila 800. 

Oltre al semplice dato dell'occupazione, però, secondo la FLAI, in questo settore, non diversamente da altri, le donne subiscono due "gravi discriminazioni". La prima riguarda il salario, una "busta paga differenziata tra uomini e donne", soprattutto nel Mezzogiorno, "nonostante ciò non sia previsto dal Contratto nazionale", la seconda concerne l'inquadramento errato delle lavoratrici, che "percepiscono un salario inferiore rispetto alla qualifica".

La FLAI avanza proposte volte a "migliorare le condizioni di vita e di lavoro delle donne". Per far questo si sono inserite apposite norme nei nuovi contratti nazionali siglati dalle organizzazioni sindacali e dalle imprese del settore agricolo. Sono norme che fanno rifermento alla parità tra uomo e donna nei posti di lavoro, al superamento delle differenze di genere nell'attribuzione delle mansioni, all'eliminazione degli ostacoli che non consentono alle lavoratrici di sviluppare percorsi di crescita professionale, alla tutela delle lavoratrici madri e alla sconfitta delle molestie sessuali e del mobbing sul posto di lavoro. 

Stefania Crogi, Segretaria FLAI ha chiesto che la concezione della donna nel nostro paese venga "completamente ribaltata" e che la questione femminile sia "rimessa con forza al centro dell'agenda politica". L'assemblea, infatti, ha voluto anche esprimere una continuità con il movimento 'Se non ora quando?' che il 13 febbraio scorso ha riunito nelle piazze italiane molte donne in nome di "una società diversa in cui la donna non venga vista come oggetto, ma come individuo che con le proprie forze e capacità tenta di emergere da una situazione che oggi risulta "drammatica".

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FLAI-CGIL