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Mediterraneo: 'un'isola di plastica' galleggia tra Italia, Spagna e Francia

Tra il 2002 e il 2006 i sacchetti sono risultati il quarto rifiuto più abbondante dopo mozziconi di sigarette e bottiglie. I dati sono dello studio realizzato da Arpa Toscana e dalla struttura oceanografica 'Daphne' su richiesta di Legambiente.

» Inquinamento e Rifiuti Piergiorgio Iacovazzo - 01/04/2011

Plastica, plastica e ancora plastica. Costituisce dal 60% all'80% del totale dell'immondizia trovata nei mari del mondo, raggiungendo a volte addirittura il 90-95%. Una situazione che spesso va ben oltre i livelli di guardia. Come una piovra dai mille tentacoli, il materiale plastico arriva ovunque, anche in Italia, dove la situazione delle acque non gode una salute migliore. Tra il 2002 e il 2006, infatti, nel Mediterraneo i sacchetti di plastica sono risultati il quarto rifiuto più abbondante dopo sigarette, mozziconi e bottiglie. Il quadro non certo rassicurante arriva dai dati del rapporto 'L'impatto della plastica e dei sacchetti sull'ambiente marino' realizzato da Arpa Toscana e dalla struttura oceanografica 'Daphne' di Arpa Emilia Romagna su richiesta di Legambiente. 

Complessivamente sono 500 le tonnellate di rifiuti in plastica che, sottolinea il dossier, galleggiano nel Mediterraneo e, secondo l'Istituto francese di ricerca sullo sfruttamento del mare e l'Università belga di Liegi, nell'estate 2010 la concentrazione più alta nel mare italiano era nel nord del Tirreno e a largo dell'Isola d'Elba con 892mila frammenti plastici per km2, rispetto ad una media di 115mila. Durante tre campagne oceanografiche effettuate nel 1994-1995-1996 sulla costa francese del Mediterraneo, inoltre, il 70% dei rifiuti rinvenuti in mare erano sacchetti di plastica. 

E sono proprio le 'shopper' della spesa a preoccupare maggiormente. Da un monitoraggio effettuato dall'Arpa Toscana nell'arcipelago toscano, infatti, in un'ora sono stati prelevati dai pescatori con reti a strascico 4 kg di rifiuti, di cui il 73% costituito da materiale plastico, soprattutto sacchetti di plastica.

Il rapporto, che sintetizza i principali studi scientifici sull'inquinamento da plastica in mare, "potrà essere un utile contributo per il ministero dell'Ambiente che dovrà rispondere alla richiesta di chiarimenti della Commissione europea sul bando italiano degli shopper" ha affermato Legambiente, sottolineando inoltre che "sono queste, infatti, le motivazioni di carattere ambientale che possono consentire all'Italia di giustificare ogni ipotesi di violazione della Direttiva europea sugli imballaggi".

"L'Italia è un Paese doppiamente esposto al problema della plastica e la dispersione dei sacchetti in mare – ha affermato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente durante la presentazione del Rapporto -. Lo è sia perché è la prima nazione per consumo di sacchetti di plastica 'usa e getta', visto che commercializza il 25% del totale degli shopper in tutta Europa, ma anche perché si affaccia sul mar Mediterraneo, coinvolto come i mari del resto del Pianeta dall'inquinamento da plastica". "Per queste ragioni il nostro Paese ha giustamente adottato con la legge finanziaria 2007 il bando sugli shopper non biodegradabili in vigore dal 1 gennaio scorso". 

"La Commissione europea, dunque – ha aggiunto Ciafani - non più che salutare con favore questa novità normativa italiana, come ha recentemente fatto il Commissario europeo per gli affari marittimi e la pesca, Maria Damanaki, in occasione dell'incontro con il ministero dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, favorendo la sua esportazione anche negli altri 26 paesi membri". E le ingenti quantità di plastica in mare, soprattutto della frazione più leggera costituita dai sacchetti, causano gravi danni alla fauna marina. 

Dal punto di vista internazionale anche negli oceani la situazione è altrettanto grave. Si parla da tempo del Pacific Plastic Vortex, il grande vortice dell'oceano Pacifico la cui estensione è di qualche milione di chilometri quadrati, a causa di molti milioni di tonnellate di rifiuti galleggianti, soprattutto plastica. Ma il materiale sintetico abbonda anche in altre parti dello stesso oceano. Nei pressi dei porti principali del Cile, infatti, l'87% di tutti i rifiuti galleggianti è di plastica, metà dei quali sono sacchetti. In Giappone l'analisi sui dati tra il 2002 e il 2005 ha rivelato che il 76% del totale dei rifiuti erano in plastica, in Corea il dato è stato del 53%. Nel nord Atlantico esiste un vortice di 334mila frammenti di plastica per chilometro quadrato pari a 5 kg/km2. 

A farne le spese sono soprattutto i mammiferi marini e le tartarughe che scambiano le parti di sacchetti di plastica per meduse, come testimoniano numerosi studi di università canadesi, brasiliane, spagnole e italiane riportati nel rapporto delle due Agenzie regionali per la protezione dell'ambiente. Secondo l'Unep e l'Agenzia di protezione ambiente svedese, di 115 specie di mammiferi marini, 49 sono a rischio intrappolamento o ingestione di rifiuti marini. I cetacei e i mammiferi marini vengono attratti da questi materiali spesso di colore acceso. E non solo. Elefanti marini, delfini, capodogli, lamantini sono tutti stati trovati a ingerire sacchetti di plastica. Nelle tartarughe il sacchetto di plastica, scambiato per una medusa, provoca il blocco del tratto digestivo e il conseguente soffocamento. 

Di 312 specie di uccelli marini, 111 sono note per aver ingerito rifiuti plastici. Tra i 700mila e un milione di uccelli marini rimangono ogni anno uccisi per soffocamento o intrappolamento. "Per tutte queste ragioni – ha spiegato Ciagfani - l'Italia, che solitamente è in ritardo in merito alle normative ambientali, ha scelto di mettere al bando i sacchetti di plastica, ponendosi addirittura all'avanguardia tra i paesi industrializzati". "Sarebbe davvero incomprensibile, dunque – ha concluso il responsabile scientifico di Legambiente - che la Commissione europea censurasse questa scelta esemplare che ha già ricevuto il plauso da parte degli altri paesi europei". 
 
MATERIALI
- Dossier 'L'impatto della plastica e dei sacchetti sull'ambiente marino' (pdf)

LINK
- Arpa Toscana
- Struttura oceanografica 'Daphne'
- Legambiente