Cultura e Spettacoli » Cinema » Cinema: Protagonisti

La fine è il mio inizio, Bruno Ganz: diventare Terzani

Incontro col protagonista del film tratto dalla biografia non convenzionale del giornalista. Tra gli interpreti più rinomati a livello europeo e mondiale, assicura: "Non scorderò mai questo personaggio, il più intenso dopo quello di Hitler ne 'La Caduta'.

» Cinema: Protagonisti Laura Croce - 30/03/2011

Una personalità di spicco e una firma prestigiosa della stampa tanto italiana quanto internazionale, sempre in prima linea nell'indagare il proprio tempo, le sue virtù e le sue contraddizioni. Ma soprattutto una figura umana complessa, ricca e sfaccettata, con una coscienza di sé così lucida e completa da aver sfiorato quella che in altre culture si definirebbe l'illuminazione. 

Tiziano Terzani non è certo un personaggio facile da raccontare, tanto che lui stesso, per stilare la propria biografia, si è affidato allo sguardo più complice e più critico che si possa trovare al mondo: quello di un figlio, Folco, cooptato senza troppa convinzione in quella che si rivelerà col tempo un'esperienza unica, densa di significati e di fascino. Ora però, 'La fine è il mio inizio', titolo dell'ultima opera di Tiziano 'anam' (cioè senza nome, come aveva deciso di firmarsi in una lettera di congedo dalla sua famiglia) diventa un film per il grande schermo, e l'arduo compito di dare volto e carne al suo immenso protagonista è dell'attore tedesco Bruno Ganz.

Già interprete dell'indimenticabile 'Il cielo sopra Berlino', come del controverso 'La Caduta', film sugli ultimi giorni di Hitler, Ganz passa dal raffigurare uno spirito che agogna trasformarsi in corpo, a uno che si prepara invece a dire addio alla propria forma umana segnata dalla malattia e a liberarsi da tutti i vincoli fisici che lo separano dall'immenso. Il primo passo è stato naturalmente il travestimento fisico, con l'adozione del look 'da saggio' di Terzani, con la barba lunga e i vestiti orientaleggianti, ma ovviamente non si trattava che del volto più esterno di una mutazione interiore, che tuttavia Ganz non definirebbe come 'responsabilità', almeno non in relazione alla levatura del personaggio.



"Da attore - ha spiegato presentando il film a Roma - non ragiono secondo queste categorie: quando mi propongono un film valuto prima di tutto il ruolo e quanto possa essere interessante per me. Nel momento in cui decido di accettare divento sempre parzialmente responsabile del lavoro cui mi accingo a partecipare. Anche se in questo caso devo ammettere che il coinvolgimento è stato maggiore, dato il contenuto e la particolare consistenza della parte". Un testo sconfinato, sia nel numero di battute che nella vastità dei temi trattati, ma che Ganz ha accettato di buon grado perché "quella di Terzani è una figura estremamente affascinante per un attore. Era un uomo dai molti volti: partito da Firenze con un notevole bagaglio fiorentino, in cui si trovano Dante ma anche tante altre cose, ha intrapreso una carriera come giornalista genuinamente europeo, capace di scrivere per lo Spiegel come per Repubblica", e soprattutto di testimoniare in via diretta la Storia da luoghi rischiosi come il Vietnam e la Cina. 



Non a caso "è stato un vero comunista alla maniera italiana, ha vissuto Berlinguer e il compromesso storico, ma le sue convinzioni non gli hanno mai impedito di restare aperto verso l'esterno, pronto a nuove esperienze come il buddismo, e soprattutto pieno di curiosità e rispetto verso la cultura degli altri". E poi l'incontro con la morte che, come sottolinea il protagonista de 'La fine è il mio inizio', è forse il tema più universale di tutti, capace di toccare qualsiasi uomo e non solo la sensibilità di un interprete. Da attore Ganz ha sentito invece come prioritaria l'esigenza di "rendere la spiritualità di Terzani senza deviazioni verso tendenze come l'esoterismo o la new age, che non mi appartengono affatto. Volevo invece cercare di rendere quel suo sentirsi ormai distaccato da tutto e allo stesso tempo unito con qualsiasi cosa nel mondo".


 
A colpire l'attore è stato in particolare il racconto in cui Terzani spiega di essersi percepito per la prima volta come parte indistinta di un universo senza alcuna soluzione di continuità tra gli esseri viventi, semplicemente dopo essere stato sfiorato da un piccolo insetto. Sentirsi nessuno per sentirsi tutte le cose del mondo, per Ganz "è un'esperienza che posso capire, la trovo molto vera e molto autentica". E pur evitando di parlare, per rispetto verso i suoi familiari, in termini troppo intimi e personali dell'incontro con la figura di quest'uomo dalle mille e nessuna identità, Ganz non può fare a meno di ricordarlo come una persona fuori dall'ordinario: "Estremamente simpatico, sereno, serio, interessato a tutto, aperto. Un uomo con un grande entusiasmo ma anche con una grande portata di amarezza, per aver visto infrangersi in Cina la sua idea utopica di Comunismo, il che tuttavia non gli ha impedito di continuare a mettere passione in qualsiasi cosa facesse, a partire dal suo lavoro come giornalista. Una persona, infine, che ha davvero saputo affrontare la morte, ma non con rassegnazione: ha lottato per trovare con essa un vero rapporto, per non essere solo una vittima". 



Tutti elementi che hanno portato Ganz a stimare Terzani a tal punto da confessare che sarà una delle pochissime interpretazioni che gli resteranno dentro: "La maggior parte delle volte i miei personaggi spariscono appena è finito il film, ma questo no. È un'esperienza che so che porterò sempre con me, forse l'unica oltre quella del ruolo di Hitler ne 'La Caduta' ".


MATERIALI
- Press-book 'La fine è il mio inizio'