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Tumulti e silenzio, tragedie e ascesi: è l'Oriente di Terzani

Una mostra raccoglie in circa 100 foto 30 anni di viaggi del giornalista-scrittore toscano, tra corrispondenze per grandi eventi ed evasioni spirituali ai margini del mondo in un bianco e nero che rende appieno antiche e misteriose atmosfere.

» Fotografia Ulisse Spinnato Vega - 30/03/2011

"Mi fu subito chiaro che la realtà era meno affascinante dei sogni". La Cina comunista, il suo esperimento di ingegneria sociale, l'egualitarismo, la rivoluzione culturale. Già nella prima metà degli anni '80 Tiziano Terzani ha ben compreso che il velo ingannevole dell'ideologia nasconde miserie e violenze. Subisce sulla propria pelle le psicosi e il disprezzo che un regime – non importa di quale colore – riserva di solito ai non allineati, ai non organici. E nel 1984, dopo quattro anni di vita a Pechino, viene arrestato ed espulso dalla Repubblica popolare per "attività controrivoluzionarie".

Tuttavia, il rapporto di Terzani con l'Asia è molto più complesso e sfaccettato. Vive di svariate dimensioni. Si declina in un'urgenza professionale, giornalistica e documentaristica, che non edulcora e non nasconde mai gli eventi e le tragedie. Plana poi verso altitudini interiori, vette spirituali, atmosfere sciamaniche che l'Oriente concede solo a chi sa coglierne il senso profondo. Oppure retrocede a stati pre-moderni che offrono visioni di purezza e innocenza non contaminata dal demone del consumismo.

La mostra 'Clic! 30 anni di Asia' si serve di circa 100 fotografie (di e a Terzani) per raccontare la chiave di accesso a un altro mondo, antico e misterioso. A Palazzo Incontro, nel cuore di Roma, il bianco e nero domina, avvolge il visitatore e lo conduce lungo un tragitto che parte dagli anni '70 e dalla guerra in Vietnam per finire agli anni 2000 e al dolce ritiro sull'Himalaya che protesse la vecchiaia dello scrittore fiorentino da un Oriente ormai trasformato per colpa dell'impetuosa crescita economica. Nel mezzo, foto per foto, ci sono tutte le corde della produzione espressiva del giornalista un po' avventuriero e un po' santone. La chicca, poi, è una teca che contiene un passaporto, ritagli di giornale, appunti originali e altro materiale di viaggio e di lavoro di Terzani.


[Tiziano Terzani davanti a uno 'stupa' nel regno del Mustang]

Nella mostra promossa dalla Provincia di Roma-Progetto Abc, curata dal figlio Folco e organizzata da Civita e Fandango, si comincia, appunto, con la liberazione ("Giai Phong", in lingua locale) di Saigon, la fine della guerra e il Vietnam che sposa il sogno comunista. Le ragazzine sorridenti con i fucili in mano, i giovani sui carri armati che festeggiano. La macchina fotografica accoglie queste suggestioni con entusiasmo, ma lo scrittore toscano non perde mai il rigore giornalistico che lo renderà apprezzato corrispondente del tedesco 'Der Spiegel'. Poi le foto si fanno più crude: gli eccidi di Pol Pot e dei khmer rossi in Cambogia sono un violento risveglio. Il sogno svanisce e Terzani è uno dei primi cronisti occidentali a poter tornare a Phnom Penh dopo la caduta del regime. Lo spettacolo che si trova davanti è agghiacciante e un'urgenza quasi iperrealista spinge l'autore di 'Holocaust in Kambodscha' a riportare tutto con grande fedeltà anche attraverso l'obiettivo fotografico. 


[Bambine a spasso sull'altopiano del Mustang]

Successivamente ci sono le fascinazioni, in seguito deluse, per il collettivismo cinese. E dall'85 inizia il lustro in Giappone che secondo Terzani equivale all'immersione in una realtà straniante. Il Paese del Sol Levante è già nel pieno della post-modernità e il suo modo di vita è disumanizzante per lo scrittore. Non a caso, le foto ritraggono spesso scene di omologazione, di allineamento di massa (anche nei matrimoni collettivi, per esempio). No, questo non è l'Oriente che interessa a Terzani. Meglio, allora, volgere lo sguardo alla Thailandia e soprattutto all'arretrato Laos, dove tornano atmosfere crude e tenere al tempo stesso: bambini malvestiti per strada, sguardi precari e intensi di persone misere che hanno il sapore del miglior neorealismo nostrano. Poi c'è l'India, luogo in cui "Dio ha ancora mille indirizzi", enorme Paese che ammalia perché sembra sempre in grado di vivere al di fuori da criteri occidentali di economicità. 


[L' 'amji', o astrologo-erborista, medico tradizionale del re e della popolazione del Mustgang, nella sua casa a Lo Mantang, la capitale del regno]

Nel frattempo cade l'Urss. E Terzani la percorre dall'est estremo verso Occidente. Un viaggio assolutamente originale, forse unico, nelle remote periferie dell'impero morente. Le foto rendono alla perfezione il senso di disfacimento di un'epoca: le statue dei miti del bolscevismo che crollano a pezzi o i cani randagi che vagano sulla pista di un aeroporto abbandonato. Il coperchio è saltato, la pentola bolle e Terzani non manca di imprimere su pellicola i primi bagliori del fondamentalismo religioso fiorente tra le macerie dell'Unione sovietica. Con acutezza premonitrice, lo scrittore chiosa: "L'Islam si presta bene, per la sua semplicità e il suo innato carattere di militanza, a essere l'ideologia dei dannati della terra". 

       
     Donne del Mustang. Sorgente fuori le mura di Lo Mantang


Bambine, uno 'stupa' e il palazzo del re del Mustang


Tiziano Terzani in uno dei suoi viaggi in Asia


A volte, però, la grande Storia opprime e reprime. Meglio allora spostarsi ai margini, uscire dal cono di luce, raggiungere luoghi dove il tempo sembra immobile. Terzani è affascinato dal regno del Mustang, nel Nepal nordorientale, e l'esposizione ospita 22 immagini inedite di questa esperienza che si può definire 'lunare'. Traspare il silenzio dei paesaggi, il vuoto, l'assenza di oggetti della modernità che è pienezza di altro. "Un grandissimo niente", lo definisce il giornalista che aveva iniziato la sua carriera sotto l'ala protettrice di Ferruccio Parri. Terzani si sente in un angolo di mondo che gli concede di fermarsi e aspettare. Non ci sono i tumulti di un evento epocale o le emergenze di una corrispondenza giornalistica. Lo scrittore allora può attendere il movimento migliore del soggetto oppure la luce perfetta per scattare la fotografia, come nel caso del ritratto di Amchi, il medico-mago-astrologo che attraversa un fascio di raggi solari sotto lo sguardo di una delle sue sorridenti maschere.

Il tempo non-tempo. La sospensione, la lentezza. Per un anno Terzani rinuncia agli aerei e si muove dall'Asia all'Europa nel "viaggio degli indovini". Anche quest'avventura è splendidamente testimoniata dalla mostra. E infine, al tramonto di una vita talmente piena, ci sono le immagini del ritiro himalayano: un ambiente domestico umile ed essenziale, un notebook per il lavoro, le meditazioni tra le vette più alte del mondo, la città sacra di Lhasa. Lo scrittore, tunica e sandali da indovino, barba lunga e bianca da veggente, sente che il capitalismo consumistico irrompe anche nel suo amato Oriente. "Non più rivoluzioni, a che servono?", si domanda. Il tempo delle utopie è finito? Forse sì. Allora è meglio andare, lasciare, (tra)sparire in silenzio tra gli alberi, in mezzo alla neve. 

MATERIALI
- Introduzione alla mostra di Folco Terzani (pdf)

INFORMAZIONI
Titolo:
'Clic! 30 anni di Asia'
Quando: dal 23 marzo al 29 maggio 2011
Dove: Roma, Palazzo Incontro
Orario: 10-19. Lunedì chiuso
Ingresso: intero 6€, ridotto 4€
Tel: 06.32810
Sito web: www.fandangoincontro.it