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Mafie al Nord: i tentacoli della 'ndrangheta sulla Madonnina

Le 'ndrine controllavano persino la movida notturna meneghina. Il crimine organizzato costa all'Italia 37 miliardi l'anno. Veltroni: "Serve una normativa antiriciclaggio". Draghi: "In Lombardia gli affari migliori per le cosche".

Nel suo 150ennale l'Italia si divide persino sull'opportunità di festeggiare o meno la ricorrenza. Tuttavia, Nord e Sud appaiono ormai sempre più uniti da un potere forte e invasivo: la criminalità organizzata. Una cappa di violenza, corruzione e inquinamento dell'economa legale che al Belpaese costa qualcosa come 37 miliardi l'anno, in pratica il PIL di una nazione simile al Lussemburgo.

L'INCHIESTA MILANESE SULLE 'NDRINE. Giusto per citare un esempio, l'inchiesta della Dda di Milano e i recenti 35 arresti in Lombardia hanno messo ancora una volta in luce lo stretto legame tra la 'ndrangheta e il mondo politico e degli affari del Settentrione. Gli affiliati alle cosche calabresi facevano il bello e il cattivo tempo a Milano, riunendosi persino in grandi ospedali del capoluogo o imponendo il pizzo agli ambulanti che vendono panini e obbligando i gestori delle discoteche ad assumere buttafuori indicati dai malavitosi.

VELTRONI: "LE MAFIE FENOMENO PLANETARIO". Dunque, nemmeno la movida notturna meneghina si salvava dai tentacoli delle 'ndrine. Figuriamoci quale poteva e può essere il loro peso in appalti e lavori pubblici. Le mafie dilagano e gli allarmi si ripetono di continuo. A lanciarli sono i nomi più in vista della politica e dell'economia. Ultimo in ordine di tempo l'ex segretario Pd Veltroni, che ha denunciato: "La mafia è un gigantesco fenomeno nazionale e internazionale, come testimonia la penetrazione fortissima della 'ndrangheta in Lombardia e della camorra nel Lazio". Insomma, altro che problemi di natura locale e relegati al solo Mezzogiorno. Veltroni ha poi parlato di Roma: "Nella mia città ci sono esercizi commerciali del tutto improbabili, come gallerie d'arte aperte in quartieri che mai ne hanno vista una. È il segno che la criminalità organizzata ricicla soldi sporchi attraverso attività legali. Pertanto è un assoluta urgenza per l'antimafia una normativa anti-riciclaggio". 

LA DENUNCIA DI DRAGHI. Sull'ombra della mafia al Nord, nei mesi scorsi, ripetuti erano giunti gli avvertimenti di Beppe Pisanu, presidente della commissione Antimafia, e di Don Luigi Ciotti, che guida l'associazione antimafia 'Libera'. Ma forse più di tutte ha fatto discutere la denuncia pacata eppure inquietante di Mario Draghi. "In Lombardia, l'infiltrazione delle cosche avanza", ha detto il governatore della Banca d'Italia, in barba alla sicumera sbandierata dal prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, nel dire che "a Milano e in Lombardia la mafia non esiste". L'inquilino di Palazzo Koch, anzi, ha anche circoscritto l'area dove si concentrano di più gli affari criminali: "Le denunce per associazione a delinquere di stampo mafioso  sono concentrate fra il 2004 e il 2009 per quattro quinti nelle province di Milano, Bergamo e Brescia".

"LE INFILTRAZIONI CRIMINALI INIBISCONO LA CRESCITA". Il numero uno di Bankitalia ammette di non essere un esperto di mafie, ma di saper leggere i dati e questi, appunto, "danno l'idea di come il fenomeno sia radicato e in espansione". Poi, l'analisi del problema sotto il profilo economico: secondo Draghi, infatti, la presenza della criminalità organizzata nelle attività economiche e nel tessuto sociale è tra i fattori che inibiscono la crescita: "L'economia italiana soffre da tempo, lo sappiamo, di una inibizione a crescere – ha evidenziato – .Tra i fattori inibenti  vi è anche l'infiltrazione mafiosa nella struttura produttiva, che è aumentata negli ultimi decenni, almeno nella sua diffusione territoriale". Non solo, ma la criminalità ha ricevuto una forte mano d'aiuto dalla congiuntura economica negativa: "La crisi che abbiamo vissuto nei passati tre anni – ha sottolineato il governatore - non ha certo migliorato le cose: non poche imprese, che hanno visto drammaticamente ridursi i flussi di cassa e il valore di mercato, sono divenute più facilmente aggredibili dalla criminalità".

"MALAVITA D'IMPORTAZIONE? NON PER QUESTO DA SOTTOVALUTARE". Insomma, "la criminalità organizzata può sfibrare il tessuto di una società, può mettere a repentaglio la democrazia, frenarla dove deve ancora consolidarsi'': è questa la tesi dell'inquilino di via Nazionale che mette in guardia sugli effetti negativi del crimine anche sul piano economico "non meno pericolosi degli effetti sociali e politici". Di qui anche il suo appello a reagire, "a muoversi ora". Se, infatti, è "nel nostro Mezzogiorno che le organizzazioni di stampo mafioso spiccano per longevità storica, radicamento territoriale, capillarità", è altrettanto vero che anche al Nord il crimine si espande ed è una realtà con cui fare i conti. Anche se si tratta di un "fenomeno di importazione". Non a caso, già nel 94 l'antimafia parlava di una ramificazione delle mafie in tutte le regioni italiane. 

Mappa dei clan che a Milano controllano gli alloggi popolari (Fonte S.O.S. rackete usura)
[Mappa dei clan che a Milano controllano gli alloggi popolari. Fonte S.O.S. rackete usura]

RAPPORTO TRA COSCHE ED ECONOMIA. Su questo punto il governatore Draghi ha insistito molto. In un'economia a forte infiltrazione mafiosa "la concorrenza viene distolta" – è la sua tesi - le "imprese pagano più caro il credito", senza contare l'effetto sui giovani che "potrebbero migliorare le comunità che li generano" e che, invece, per colpa dell'inquinamento mafioso "decidono di non avere altra strada che partire". Ma l'inquilino di Palazzo Koch, per rendere più tangibili i rischi delle infiltrazioni mafiose sul sistema economico, fa un esempio concreto. Cita il caso di due regioni meridionali, la Puglia e la Basilicata che, per colpa del contagio della criminalità organizzata, "nell'arco di trent'anni – ha sottolineato citando uno studio condotto da via Nazionale per l'Antimafia – avrebbero registrato una perdita di PIL di 20 punti percentuali, essenzialmente per minori investimenti privati".

LA RICETTA DI BANKITALIA. Migliorare la legge antiusura e perfezionare la normativa antiriciclaggio. Sono queste le priorità individuate dal governatore della Banca d'Italia per contrastare le mafie. Una ricetta non dissimile da quella Veltroni. Proprio in materia di riciclaggio, Draghi traccia un bilancio, fatto di luci e ombre: "Il sistema finanziario italiano si sta gradualmente conformando alla disciplina antiriciclaggio - ha detto –. Siamo passati da 12mila 500 segnalazioni nel 2007 a 37mila lo scorso anno. Professionisti e altri operatori, però, sono meno solerti. I potenziali segnalanti sarebbero diverse centinaia di migliaia, ma nel 2010 sono pervenute solo 223 segnalazioni". Un numero "sorprendentemente piccolo" in Sicilia, Campania e Calabria dove, sarà per effetto di pressioni ambientali, ma "si registrano il 33, 27 e 16 per cento delle denunce per associazione mafiosa – ha aggiunto – ma solo il 6, 12 e 2 per cento delle segnalazioni di sospetto riciclaggio". Tra le priorità individuate da Draghi, infine, anche "la cooperazione internazionale", utile per contrastare davvero il riciclaggio, "uno dei più insidiosi canali di contaminazione fra il lecito e l'illecito. Un passaggio essenziale per i criminali, senza il quale il potere d'acquisto ottenuto con il crimine resterebbe solo potenziale".