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Nucleare: la fuoriuscita a Fukushima riapre l'annoso dibattito

La tensione per l'esplosione del reattore della centrale giapponese Fukushima, a causa del terremoto che ha colpito la zona, ha riacceso le discussioni sul tema del nucleare in tutta Europa.

» Fonti rinnovabili Redazione - 14/03/2011
Titolo: La centrale nucleare di Fukushima
Fonte: Immagine dal web

I gravi problemi legati alla centrale nucleare di Fukushima stanno scatenando dibattiti in Italia e in Europa circa la sicurezza delle centrali atomiche. In Italia, in concomitanza del referendum del prossimo giugno, torna di estrema attualità il problema nucleare, così come anche negli altri Stati, che vedono ad esempio gli ecologisti francesi chiedere un referendum e la Svizzera assumere posizioni molto caute. 

L'allarme dovuto ai danni del terremoto in Giappone "ha riaperto il dibattito in Italia nel modo, come sempre sbagliato, che nasce dal momento emozionale dell'incidente, senza riflettere su cose assolutamente evidenti - è il commento del ministro degli Esteri, Franco Frattini, rilasciate oggi alla Farnesina -. Stiamo parlando di un Paese con un rischio sismico elevatissimo, di centrali nucleari che hanno un'età di alcuni decenni e quindi non sono dell'ultima generazione, e che malgrado un disastro di magnitudo 9 della scala Richter, non sono esplose. L'Italia non è un Paese paragonabile al Giappone per intensità sismica. Ed è chiaro che nessuno ha mai immaginato di fare una centrale nucleare in Italia in zona sismica". 

Il disastro in Giappone non "giustifica una rimessa in discussione del piano italiano verso l'energia nucleare - ha proseguito il ministro -. Fortunatamente abbiamo zone che non sono sismiche: alle frontiere tra Italia e Francia ci sono decine di centrali nucleari, a pochi chilometri da Torino. Tutti si strappano i capelli quando succede un incidente. Però poi dobbiamo pensare a che cosa succederà se non ci attrezziamo con un'energia di ultima generazione nucleare, quindi di energia pulita". 

Nelle tre centrali di Fukushima, Onegawa e Tokai, i cui reattori si sono bloccati al momento del terremoto, si è deciso di evitare accumulo di calore e pressione ricorrendo al rilascio controllato del vapore, ma ciò che si teme adesso è una pioggia radioattiva. Il vento sta trascinando le nubi sull'Oceano Pacifico, e per domani sera sono previste precipitazioni che potrebbero riversare al suolo gli isotopi radioattivi. Le nubi sono state generate nel medesimo modo, l'accelerazione al suolo provocata dal terremoto ha provocato lo spegnimento automatico dei reattori. Quando i reattori si bloccano il combustibile continua a produrre calore ed è necessario che entri in azione il sistema di raffreddamento d'emergenza, alimentato da generatori diesel per evitare che il calore, accumulandosi, possa danneggiare le barre di combustibile e provocare il rilascio di grandi quantità di materiale radioattivo. 

Il problema più grave si è verificato nel reattore numero 3 di Fukushima, dove alcune barre di combustibile si sono rotte, contaminando l'acqua di raffreddamento e il vapore liberato. "Un incidente molto serio con conseguenze potenzialmente di grande portata - ha spiegato l'esperto di chimica ambientale, Sergio Ulgiati, del comitato scientifico del Wwf e dell'università Parthenope di Napoli -. È urgente un intervento deciso e competente da parte della comunità scientifica dei Paesi che usano la tecnologia nucleare, come Stati Uniti, Francia e Russia, ma anche da parte degli esperti italiani".

Sulla centrale di Onegawa si è pronunciata l'Agenzia Internazionale per la Sicurezza Nucleare (Aiea), definendo "sotto controllo" la situazione nei tre reattori. Per la centrale di Fukushima 1 "il dato confortante è che i contenitori che prevengono il rilascio incontrollato di radioattività all'esterno sono intatti - ha detto Lamberto Matteocci, responsabile del Servizio controllo attività nucleari del Dipartimento nucleare dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) -. Il contenimento di tutte le unità è garantito anche grazie al rilascio controllato per diminuire la pressione". 

Come sta reagendo il resto d'Europa? Il Governo tedesco ha deciso di rinviare il prolungamento della vita degli impianti nucleari. Lo ha reso noto il settimanale Focus online citando fonti dell'esecutivo. La cancelliera Angela Merkel ha convocato una conferenza stampa questo pomeriggio alle 16 per discutere questo tema. Lo scorso ottobre il Parlamento ha approvato un prolungamento della vita dei 17 impianti nucleari tedeschi di una media di 12 anni, una decisione che avrebbe dovuto portare all'abbandono definitivo di questo tipo di energia in Germania entro il 2035. La decisione, riporta Focus, è stata presa della Merkel domenica e oggi è stata approvata dai vertici del suo partito. Da parte sua, il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, non ha escluso la chiusura temporanea degli impianti nucleari che mostrano carenze dal punto di vista della sicurezza. Alla luce del disastro di Fukushima, la cancelliera ha annunciato un controllo degli standard di sicurezza di tutte le centrali nucleari del Paese.

In Svizzera il ministro dell'ambiente, Doris Leuthard, ha deciso di "sospendere le tre procedure relative alle domande di autorizzazione di massima per le nuove centrali nucleari - si legge in un comunicato stampa - finchè non sarà stata fatta un'analisi approfondita degli standard di sicurezza e non si sarà proceduto ad un loro eventuale adeguamento". Per il ministro Leuthard, infatti, "la sicurezza ha la massima priorità". La decisione della sospensione è stata presa dopo un incontro del ministro con rappresentanti dell'Ufficio federale dell'energia e dell'Ispettorato federale della sicurezza nucleare (Ifsn). 

"Le domande di autorizzazione di massima per la sostituzione delle attuali centrali - ha precisato in una nota il ministro - potranno essere valutate in modo approfondito solo sulla base dei risultati di questi accertamenti". Doris Leuthard ha incaricato l'Ifsn di analizzare le cause dell'incidente verificatosi in Giappone e di definire eventualmente nuovi standard di sicurezza, in particolare in relazione alla protezione contro i sismi e ai sistemi di raffreddamento delle centrali. La Svizzera dispone di cinque centrali nucleari costruite tra il 1969 e il 1984. Gli impianti più vecchi dovranno essere disattivati a partire dal 2020, una volta concluso il loro ciclo di vita. 

In Francia si sono attivati gli ecologisti: "La sinistra proponga al Governo un referendum sul nucleare in Francia", è quanto chiedono i Verdi e gli Ecologisti francesi di fronte al rischio di una catastrofe nucleare in Giappone. La nazione francese è il secondo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, per numero di reattori. A dare l'allarme è stato l'eurodeputato di Europe Ecologie-Les Verts, Daniel Cohn-Bendit, per il quale la Francia "deve porsi la questione della necessità dell'energia nucleare. La lezione che traggo dalla situazione in Giappone - ha spiegato Cohn-Bendit in un intervento alla radio Europe 1 - è che non bisogna lasciare in eredità alle generazioni future un mondo in cui si dipende dal nucleare civile, perchè il nucleare non si può controllare al 100 per cento". Anche il segretario nazionale del partito ecologista, Cecile Duflot, è intervenuta sulla questione: "Sono anni che gli ecologisti chiedono l'apertura di un vero dibattito sull'energia in Francia e la possibilità di decidere tramite referendum di uscire dal nucleare". 

Più radicale di tutti è proprio Daniel Cohn-Bendit, eurodeputato e leader dei Verdi europei: "Con il nucleare la sicurezza assoluta non esiste, il dramma giapponese non è che la tragica conferma che l'addio all'atomo civile è un dovere dell'umanità verso le generazioni future. La realtà ci costringe a ripensare, a discutere con senso di responsabilità verso il futuro". "Conoscendo il rischio terremoti in Italia - ha detto in un'intervista rilasciata a Repubblica - sarebbe un crimine per voi tornare al nucleare. Ma sono sconcertato e desolato di fronte all'assenza o debolezza di voci ecologiche e di sinistra per un uso più efficiente dell'energia in Italia".