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Pellicce: uno studio rivela, oltre agli animali danneggiano gravemente anche l'ambiente
Un istituto olandese evidenzia come l'impatto ambientale del commercio di pellicce nei Paesi Bassi e in Belgio è maggiore rispetto a quello di altri prodotti tessili di largo consumo. Il sintetico? É considerato sempre più 'eco-friendly'.
Fonte: Immagine dal web
La produzione di pellicce, oltre che agli animali, nuoce gravemente anche all'ambiente. Così, da un'accurata analisi dell’istituto olandese di ricerca Ce Delft, i cui risultati sono diffusi in Italia dalla Lega Anti Vivisezione (Lav), si scopre che l'impatto ambientale del commercio di pellicce animali (nello specifico di visone) nei Paesi Bassi e in Belgio è nettamente maggiore rispetto a quello di altri prodotti tessili di largo consumo.
Lo studio si è concentrato in particolare nei due Paesi del nord Europa in cui si producono solo pellicce di visione (l'Olanda è il terzo produttore a livello mondiale). In Italia, invece, le pellicce di visone vengono prodotte in quantità relativamente ridotte e il dibattito riguarda principalmente l'uso delle pellicce nel settore della moda.
L'indagine dal titolo 'The environmental impact of the fur production' (Impatto ambientale degli allevamenti di visoni) ha analizzato il ciclo di vita (LCA, Life Cycle Assessment) della produzione di pellicce, per quantificare l'impatto ambientale dei diversi anelli della catena produttiva delle pellicce: produzione di alimento per visoni, allevamento dei visoni, scuoiamento, vendita all'asta, trattamento delle pellicce, trasporto. Tutti passaggi necessari a realizzare di 1kg di pelliccia da utilizzare nell’industria della moda.
Per produrre 1 kg di pelliccia sono necessari 11,4 pelli di visone, quindi più di 11 animali. Nel corso della sua vita, un visone consuma quasi 50 kg di alimento (inclusa la parte assunta dalla madre[1]), arrivando ad un totale di 563 kg di alimento per ogni kg di pelliccia.
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Sebbene l'impatto ambientale totale di 1 kg di alimento per visoni non sia particolarmente elevato, i 563 chili necessari per produrre 1 kg di pellicce aumenta considerevolmente l’impronta ambientale totale delle pellicce e per 14 impatti dei 18 impatti studiati l’alimento rappresenta il fattore principale.

Rispetto ai tessuti, le pellicce hanno un maggiore impatto ambientale per 17 temi ambientali su 18, inclusi il cambiamento climatico, l’eutrofizzazemissioni di sostanze tossiche. In molti casi le pellicce sono risultate marcatamente peggiori dei tessuti, con impatti da 2 a 28 volte più elevati, anche quando venivano considerati valori bassi per i diversi anelli della catena di produzione. L’unica eccezione è stato l’utilizzo di acqua: per questo impatto il cotone ha avuto il punteggio più alto.
Altri fattori che contribuiscono in modo ragguardevole all’impatto ambcomplessivo delle pellicce di visone comprendono le emissioni di N2O (monossido di azoto) e NH3 (ammoniaca) provenienti dalle deiezioni dei visoni. Queste emissioni contribuiscono principalmente al’acidificazione e alla formazione di materiale in sospensione. L’impatto sul cambiamento climatico di 1 kg di pelliccia di visone è cinque volte superiore a quello del tessuto con punteggio maggiore (lana). Questo è dovuto sia all’alimentazione per i visoni che alle emissioni di N2O delle deiezioni dei visoni.

Le conclusioni cui è giunto lo studio di Ce Delft fanno si riferiscono allo scenario che rappresenta il livello più basso di impatto ambientale nella produzione di 1 kg di pelliccia di visone. In base ai risultati ottenuti, quindi, si può affermare con certezza che la pelliccia animale costituisce l'opzione meno preferibile, comparata con i più comuni prodotti tessili.
É facile intuire, dunque, che la pelliccia sintetica, generalmente composta dal 72% di fibre acriliche e dal 28% di cotone, o comunque abiti in cotone, acrilico, poliestere (ma anche lana), ha un impatto ambientale decisamente inferiore alla pelliccia animale. Come dimostra il numero crescente di fashion companies italiane e straniere che operano nel settore della moda che dimostrano attenzione ai problemi ambientali, come il problema delle fonti energetiche e delle emissioni di CO2.
"I risultati di questo studio – ha commentato Simone Pavesi, responsabile nazionale Lav, settore pellicce - forniscono un ulteriore documentato motivo a supporto della necessità di un'assunzione di responsabilità sociale alla quale le imprese più lungimiranti che operano nel settore della moda non possono sottrarsi, e che porti a una progressiva ma rapida dismissione dell'uso delle pellicce animali". "Così come – ha aggiunto - è doveroso che ogni cittadino-consumatore segua, nelle decisioni d'acquisto, un comportamento responsabile per il rispetto degli animali, dell'ambiente e di se stessi". "La pelliccia animale è un prodotto da bandire non solo sul piano etico perché condanna a morte milioni di animali, ma anche per il bene dell'ambiente".
MATERIALI
- 'The environmental impact of the fur production' (Impatto ambientale degli allevamenti di visoni)
LINK
- Lega Anti Vivisezione (Lav)
NOTE
[1] L'alimento consiste principalmente in frattaglie, di basso valore economico, e a cui per questo motivo viene assegnata solo una piccola parte dell'impatto ambientale del pollo o del pesce. La carne utilizzata per il consumo umano possiede il valore più elevato e per questo le viene assegnato il valore totale dell'impatto ambientale.
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