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Carcere allo sbando: per il Lazio "è emergenza umanitaria"
I penitenziari regionali scoppiano a fronte di una drammatica carenza di personale. Il rapporto tra educatori e detenuti è 1 a 76, nell'ultimo anno le ore degli psicologi ridotte del 30%. La fotografia del degrado detentivo in un dossier di Fp Cgil.
Fonte: Immagine dal web
"Lavorare in carcere è sempre più simile all'espiazione di una pena". La pesante denuncia arriva dalla Fp Cgil di Roma e Lazio, che nei giorni scorsi ha diffuso un dossier sulla drammatica situazione delle carceri laziali, afflitte al contempo da sovraffollamento e carenza di personale. Le cifre parlano di un aumento di detenuti in sei anni pari al 70 per cento, a fronte di un dimezzamento di dipendenti e risorse nell'arco di dieci anni. Una situazione paradigmatica dell'intera condizione carceraria italiana: nel nostro Paese i detenuti sono 67mila 437, contro una capienza regolamentare di 45mila 281. Numeri che purtroppo ci regalano il triste primato europeo per sovraffollamento delle carceri.
CELLE AL COLLASSO. Nelle carceri laziali il fenomeno desta seria preoccupazione, tanto da essere considerato ormai un problema umanitario: nei 14 istituti di pena della regione si ospitano il 137 per cento di detenuti in più di quanto sarebbe possibile. Per dare un quadro della drammaticità della situazione, il dossier precisa che a fronte di una capienza regolare dei 14 carceri laziali di 4mila 461 persone, quelli effettivamente presenti sono 6mila 398 (al 15.2.2010).
IL PARADOSSO. Ad aggravare la situazione è la carenza di personale che produce, sul terrotorio, situazioni incomprensibili: se il penitenziario di Cassino scoppia con l'82 per cento di sovraffollamento, quello di Rieti è praticamente vuoto per carenza di dipendenti (-66 per cento di utilizzo a fronte di un -97 per cento di scarto tra il personale previsto e quello effettivamente presente). Quelli di Rebibbia, Latina e Civitavecchia gli istituti maggiormente in difficoltà a causa dell'aumento del numero di detenuti e la carenza di personale, mentre quelli con la maggiore lacuna di dipendenti sono Viterbo e Civitavecchia.
LA CARENZA DI AGENTI. Gli agenti in servizio sono inferiori del 20 cento rispetto alla pianta organica. Il personale previsto è di 4mila136 unità, ma nei fatti è pari a 3mila 505. Un fenomeno che peggiora all'interno degli istituti, dove la carenza sale oltre il 35 per cento perché troppe figure vengono 'distolte' dall'attività all'interno delle strutture carcerarie per svolgere altre mansioni. Emblematico l'esempio di Rebibbia dove il personale è di 400 unità, una cifra che non può assicurare copertura efficiente dei turni: non di rado nelle ore notturne un solo agente è chiamato ad occuparsi di almeno 200 detenuti, quando dovrebbero essere almeno in tre. Nel 2010, solo nel Lazio, si sono registrate 21 aggressioni da parte di detenuti al personale della polizia penitenziaria.
OPERATORI SOCIALI 'IN ESTINZIONE'. Penosa anche la situazione degli operatori che svolgono il cosiddetto lavoro trattamentale (educatori, assistenti sociali, psicologi): il rapporto tra educatori e detenuti è oggi 1 a 76 contro il rapporto di 1 a 25 previsto dalle piante organiche. A Viterbo questo rapporto arriva addirittura a un educatore ogni 143 detenuti. Gli assistenti sociali sono quasi figure 'fantasma', con un organico del 40 per cento inferiore rispetto alle disposizioni di legge: dovrebbero essere 117, nella realtà sono 66. Drammatica anche la situazione degli psicologi, che hanno visto ridurre le ore di servizio del 30 per cento solo nell'ultimo anno. Gli educatori previsti sono 181, ma nei fatti sono 88, e gli istituti di Rebibbia e Viterbo segnalati in emergenza rispettivamente con 1 educatore ogni 105 detenuti, e 1 ogni 143.
PRIMATO ITALIANO PER DETENUTI STRANIERI. Secondo quanto denunciato dal dossier Fp Cgil, l'Italia risulta seconda in Europa per numero di detenuti imputati, e dunque non ancora giudicati colpevoli in via definitiva (i detenuti in attesa di giudizio sono il 44 per cento), e prima, almeno tra le nazioni più grandi, per percentuale di stranieri detenuti.
Per alleviare la situazione la Cgil propone di riportare dentro le carceri il personale impropriamente assegnato a funzioni esterne, oltre alla creazione di piani di formazione e sostegno psicologico. Inoltre bisognerebbe intraprendere, con enti locali e regioni, percorsi per l'integrazione dei detenuti e il miglioramento della sanità penitenziaria.
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