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Adozioni: la Cassazione apre ai single e smorza le polemiche
La sentenza sul caso di una madre ligure sola e la precisazione: "Nessun invito al Parlamento a legiferare". Sul caso la politica si divide. Il Vaticano in campo, ma i matrimonialisti denunciano "la casta dei genitori adottivi".
Fonte: Immagine dal web
Ancora una volta sono dei giudici a dare uno scossone al mondo della politica e ancora una volta una sentenza finisce col suscitare polemiche nei Palazzi del potere. È successo nei giorni scorsi con un pronunciamento della Cassazione sull'adozione di una bimba russa da parte di una madre genovese sola. Sebbene il verdetto non abbia contraddetto la normativa italiana (Nello Stivale, salvo speciali casi, le adozioni fuori dalla famiglia tradizionale non sono consentite), dal Palazzaccio è arrivato un chiaro segnale di apertura per le adozioni ai single.
"Il legislatore nazionale ben potrebbe provvedere, nel concorso di particolari circostanze, ad un ampliamento dell'ambito di ammissibilità dell'adozione di minore da parte di una singola persona anche con gli effetti dell'adozione legittimante". Sono state queste le parole che hanno dato il via alla polemica politica e generato la riflessione sull'opportunità di un'apertura in tal senso. Anche se, poi, la Suprema Corte ha respinto il ricorso presentato dalla madre genovese e ha ben evidenziato come allo stato attuale l'adozione legittimante rimane consentita solo ai "coniugi uniti in matrimonio, avendo finora ritenuto il legislatore tale statuizione opportuna e necessaria nell'interesse dei minori".
LA CASSAZIONE CHIARISCE: DA PARTE NOSTRA NESSUN INVITO A LEGIFERARE. Che il verdetto del 14 febbraio scorso sia stato un'esortazione al Parlamento oppure no, come si è affrettata a chiarire la Cassazione ("nessun invito al legislatore – hanno scritto i giudici in una nota – in materia di adozione", con la sentenza n.3572 la Corte di Cassazione "ha semplicemente svolto il proprio compito di interpretare la legge, nel caso l'articolo 6 della Convenzione di Strasburgo del 24 aprile 1967 in materia di adozioni dei minori, ratificata con legge n.357 del 1974, evidenziando che la norma in questione non è auto applicativa, nel senso che "non conferisce immediatamente ai giudici italiani il potere di concedere l'adozione di minori a persone singole al di fuori dei limiti entro i quali tale potere è attribuito dalla legge nazionale"), il risultato finale è stato comunque dirompente.
LA CRONOLOGIA DEI FATTI. Il caso di questa mamma adottiva risale al 2009, quando la Corte d'Appello di Genova ha trascritto il provvedimento d'adozione di una bimba russa con alcune limitazioni, come la necessità del consenso di un tutore legale per determinati atti che riguardano la minore, o con alcuni limiti, come la possibilità di ereditare dai parenti collaterali della mamma. A questo punto, la donna, non contenta di un'adozione con formula 'speciale', ha chiesto il parere della Cassazione, sperando in un'adozione legittimante. Ma il terzo grado di giudizio, e siamo alla cronaca odierna, ha convalidato il decreto di adozione della Corte d'Appello di Genova e non ha accolto la richiesta della mamma. Rispetto a altri Paesi, come la Russia, dove la donna single e la piccola hanno vissuto due anni, o gli Stati Uniti, dove l'adozione è stata dichiarata efficace dal Tribunale della Columbia, nella Penisola le cose funzionano diversamente. In Italia, infatti, non c'è una legge che consenta l'adozione da parte dei single: la normativa la prevede solo in alcuni precisi casi, quali una prolungata permanenza all'estero (almeno due anni) del genitore adottivo e del bambino.
GIOVANARDI VS MUSSOLINI. Nel dibattito sulla necessità o meno di una nuova legge in materia di adozioni, il sottosegretario Carlo Giovanardi, presidente della commissione Adozioni internazionali è tranchant: "Il Parlamento ha trovato una soluzione all'unanimità, nel 2001, sotto un governo di centrosinistra, sul fatto che il bimbo adottato ha diritto ad avere un padre e una madre che lo accolgano (legge 149). "Abbiamo già - ha aggiunto – una fila infinita di coppie regolarmente sposate che aspettano di adottare, e non si capisce perché dovrebbe essere scavalcate da single, se non in casi straordinari come quelli citati". In merito alla sentenza, infine, Giovanardi non risparmia una piccola stoccata ai giudici: "Condivido la sentenza, ma non condivido – ha concluso – questo vezzo dei magistrati di fare invasione di campo in scelte legislative che non spettano loro. I magistrati la legge la devono solo applicare". Non la pensa così Alessandra Mussolini, che presiede la commissione bicamerale Infanzia: "Magari si arrivasse a legiferare in materia. Io ho presentato da due anni un progetto di legge per consentire l'adozione anche ai single. E ci sono anche altri testi giacenti". Secondo la deputata del Pdl, infatti, "la priorità per il bambino sono i due genitori. Ma anche con un solo genitore un bimbo può stare benissimo. Questo aiuterebbe a toglierne tanti dagli istituti".
BUTTIGLIONE: "STOP ALLE INGERENZE DEI GIUDICI". Mentre Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, ritiene che se da un alto le sentenze vanno rispettate, dall'altro "i giudici non devono compiere indebite ingerenze nel campo legislativo, che spetta al Parlamento", ed Enrico La Loggia, parlamentare del Pdl, parla di "deriva laicista". Ma Donatella Poretti, senatrice dei Radicali, plaude alla sentenza: "L'Italia deve aggiornare la normativa sulle adozioni consentendole ai single, come chiede la Cassazione e anche l'Europa". Secondo Poretti, infatti, "se il Tribunale deve vagliare i requisiti di coloro che si propongono come adottandi, e deve anche scegliere coloro che appaiono maggiormente in grado di corrispondere alle esigenze del minore, non sembra opportuno porre ostacoli pregiudiziali, né di età né di stato civile".
ANCHE IL VATICANO SCENDE IN CAMPO. L'apertura dei giudici del Palazzaccio (nella loro sentenza hanno analizzato le norme della Convenzione di Strasburgo del 1967 sui fanciulli, bussola di riferimento per le norme sulle adozioni, e hanno concluso che in essa non c'è alcun tipo di preclusione rispetto al caso preso in esame) fa discutere e il dibattito ha finito col travalicare anche i confini della politica. Sulla vicenda, infatti, scende in campo anche il Vaticano. "In linea generale, la priorità è il bene del bambino, che esige un padre e una madre": sono state queste le parole del cardinale Ennio Antonelli, presidente del Pontifico Consiglio per la Famiglia. Il prelato non ha escluso che possano "esserci situazioni di forza maggiore" che possano comportare soluzioni particolari, tuttavia "le adozioni non vanno affrontate nell'ottica dei desideri degli adulti – ha ribadito - delle loro aspettative da soddisfare, ma nell'ottica dei minori, la cui esigenza è avere entrambi i genitori".
I LIMITI COSTITUZIONALI. Mentre la principale preoccupazione, Oltretevere, è la tutela dell'infanzia, quella dell’Associazione dei matrimonialisti italiani (Ami) va in un'altra direzione: "Vi è innanzitutto uno scoglio di carattere costituzionale che vieta l'adozione ai single. Occorrerebbe pertanto modificare la Carta – ha sottolineato il presidente Gian Ettore Gassani – e cambiare i connotati del concetto di famiglia". Secondo il numero uno dell'Ami, quindi, "non va cambiata la legge 149/2001, quella che regola le adozioni, quanto gli articoli 29 e 30 della Costituzione". La sentenza della Cassazione offre all'Associazione dei matrimonialisti l'assist per ribadire quella che considera una priorità in materia: "Riconoscere la possibilità di adottare alle coppie di fatto more uxorio. Non si capisce per quale motivo si continui a vietare l'adozione ai conviventi che mettono al mondo, ogni anno, 100mila bambini nel quadro di una struttura familiare pressoché identica a quella dei coniugati".
L'AMI DENUNCIA LA 'CASTA DEI GENITORI ADOTTIVI'. Dall'Ami, infine, arriva anche la denuncia alla 'casta dei genitori adottivi': "Il mondo delle adozioni è ancora pieno di insopportabili contraddizioni. I costi per adottare (da 5mila a 20mila euro per l'adozione di un bambino straniero) di fatto hanno creato le prime discriminazioni sociali. In Italia adottano soltanto i ricchi o i benestanti atteso che, specie in questi anni di recessione economica, le classi sociali meno abbienti non potrebbero assolutamente sostenere gli inconcepibili costi di un'adozione. Se si vogliono veramente svuotare di bambini abbandonati le migliaia di istituti sparsi per il mondo – ha concluso il presidente Gassani – bisogna rendere assolutamente gratuite le adozioni internazionali, ma è evidente che vi siano troppi interessi economici in gioco che spingono a conservare l'attuale andazzo".
DOCUMENTI
- Legge 149 del 2001






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