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Collegato lavoro: un anno di tempo per impugnare un licenziamenti illegittimo

Approvato all'unanimità, in Commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato, l'emendamento che sposta al 31 dicembre 2011 il termine per contestare un possibile licenziamento illegittimo, confermati, però, i 60 giorni per agire legalmente.

» Cronaca Lavoro Silvia D'Ambrosi - 14/02/2011

Annullata la scadenza fissata per il 23 gennaio 2011 per impugnare i licenziamenti. Poco meno di mese fa accadeva, infatti che, per effetto di una norma del famoso Collegato Lavoro, veniva abolita la retroattività rispetto alla possibilità di impugnare un eventuale licenziamento illegittimo. Tra i lavoratori venuti a conoscenza della scadenza si era scatenata una corsa contro il tempo presso gli uffici vertenze dei sindacati per riuscire a rientrare nei termini della vecchia legge e non perdere per sempre il diritto ad impugnare un licenziamento entro cinque anni di tempo. 

Recentemente, però, dal Senato e precisamente dalla Commissioni Affari costituzionali e Bilancio arriva un aiuto ai precari. Infatti nell'ambito dell'esame del decreto 'Milleproporghe' è stato approvato un emendamento presentato dal Senatore Passoni del PD che sposta la scadenza del 23 gennaio al 31 dicembre 2011, quasi un anno di tempo per riverificare eventuali irregolarità nei contratti a tempo determinato e poter impugnare i licenziamenti.

I cinque anni di tempo per fare questa operazione sono stati ridotti a 60 giorni dal recente Collegato lavoro, queste stesso termine era stato applicato anche a tutti quei contratti scaduti alla data di approvazione della legge; una scadenza, appunto, fissata per il 23 gennaio scorso. "Una vera e propria ingiustizia avevano tuonato i sindacati, Cisl compresa (che il Collegato lavoro lo ha firmato) perché i tempi erano troppo stretti e la nuova norma non era stata adeguatamente diffusa. 

Tuttavia cercando di recuperare l’assenza di informazione il sindacato aveva organizzato una campagna di informazione e, proprio in dirittura d'arrivo, decine di migliaia di lavoratori si sono presentati agli uffici vertenze depositando domande di impugnazione. Proprio la CGIL nel denunciare l'operazione aveva preannunciato che la norma avrebbe riguardato almeno 150 mila lavoratori con contratti a tempo determinato non rinnovati e quindi impugnabili.     

L'emendamento, che ha raccolto l'unanimità dei voti, non interviene, però, a modificare il termine di 60 giorni entro e non oltre i quali è possibile impugnare il licenziamento. Un termine che continua ad essere piuttosto breve e che nel caso di un lavoratore che speri in un rinnovo contrattuale, coincide con il lasso di tempo che appunto il lavoratore attende prima di fare un'azione legale, nella speranza di un rinnovo spontaneo da parte dell'azienda. 

Risultato; può capitare che nell'attesa la proposta di rinnovo non arrivi e che nel frattempo il lavoratore abbia perso il diritto ad impugnare il licenziamento. La battaglia di PD e sindacati su questo fronte deve ancora cominciare. Nel frattempo, però, non è detto che lo spostamento della scadenza al 31 dicembre 2011, incontri il favore dell'Aula. Dal ministero del lavoro, infatti, è già trapelato il disaccordo sugli emendamenti approvati dalle Commissioni.    

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Collegato lavoro (Legge 183/2010)