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Reggio Calabria: il fascino "delle pietre e delle carte"

Una mostra, visibile fino al prossimo 6 marzo, racconta la storia della favolosa cittą millenaria, ricca di 'pietre' (sculture, stemmi) e 'carte' (disegni, mappe). Un viaggio nel tempo che non mancherą di affascinare chi ama la Storia e i suoi 'signa'.

» Archeologia Redazione/TB - 03/02/2011
Fonte: Villa Geovese Zerbi

"Il nome Calabria in se stesso ha non poco di romantico. Nessun'altra provincia del Regno di Napoli stimola tale interesse o ispira tanto ancor prima di avervi messo piede. Appena il nome è pronunziato, un nuovo mondo si presenta alla nostra mente: torrenti, fortezze, tutta la prodigalità dello scenario di montagna, cave, briganti, costumi e caratteri, orrori e magnificenze senza fine. Eppure questa terra di grandissimo interesse pittorico e poetico ha avuto solo pochi visitatori; meno ancora hanno pubblicato le loro esperienze; i suoi paesaggi, a parte quelli delle strade principali, o vicini ad esse, sono stati raramente riprodotti, almeno dai nostri contemporanei".

Con queste parole il poeta e scrittore inglese Edward Lear (1812-1888) inquadrava perfettamente la Calabria di due secoli fa, esprimendo concetti calzanti anche ai giorni nostri, è vero infatti, che questa regione del Sud Italia meriterebbe un'attenzione e un'amplificazione molto maggiore dell'attuale, da un punto di vista archeologico-storico e artistico.

Per questo motivo la mostra 'Segni della città che c'era', a Villa Genoese Zerbi fino al prossimo 6 marzo, è un'occasione preziosa per avvicinare i reggini alle radici della loro città e, a livello nazionale, per invogliare il turismo e la conoscenza del territorio: "È un racconto a ritroso nel tempo - spiega in un comunicato stampa l'archeologo Francesco A. Cuteri, curatore dei reperti in mostra - che interessa quasi per esteso l'ultimo segmento della tre volte millenaria storia di Reggio. Un racconto fatto con 'pietre' e 'carte' riunite, per la particolare occasione, al fine di offrire una visione inedita della città".

Nella mostra, accanto a cartografie, disegni architettonici, foto e documenti provenienti dall'Archivio di Stato e dall'Archivio Comunale, trovano posto stemmi e manufatti artistici, ornamenti di edifici scomparsi, finora conservati presso il Museo Archeologico Nazionale, che vanno dalla prima metà del XIX secolo fino al XV secolo, con piccolissimi cenni alla scultura del XIII-XIV secolo ed a quella di età medio bizantina (X-XI secolo). Nel caso dei manufatti in pietra (marmo e calcare locale), si tratta in maggioranza di oggetti che in origine facevano parte della raccolta dell'ex Museo Civico, sorto nel 1882 per volontà di studiosi e appassionati cittadini, frutto dei pazienti recuperi dalle macerie del terremoto effettuati dalla Regia Soprintendenza ai Monumenti dell'epoca.

Un'iniziativa di produzione locale che vanta pezzi unici e sconosciuti, che raccontano la storia di Reggio dall'età medievale a quella post terremoto, testimonianze grafiche del settore edilizio e urbanistico presentate in mostra grazie alla collaborazione degli archivi. Tutto ciò ha permesso di dare vita ad una mostra affascinante, tesa a rilanciare e valorizzare il patrimonio culturale e archeologico calabrese, troppo spesso dimenticato.

"Un altro consistente lotto di materiali -si legge nel comunicato -, formato prevalentemente da elementi architettonici in calcare 'siracusano', è stato rinvenuto solo di recente all'interno di una stanza, murata e ignota a tutti, scoperta casualmente con i recenti lavori di restauro del Museo Archeologico. Da quanto esposto emergono i segni eloquenti di una comunità che, superate le tappe più difficili, anche al prezzo di grandi sacrifici, ha saputo sempre esprimersi con un linguaggio che manifesta conoscenza, ricercatezza e attenzione per la propria città, per il suo decoro architettonico e per le arti. Dietro ogni documento, sia esso di marmo o cartaceo, è possibile ritrovare la Storia e un'infinità di storie, i grandi eventi e la quotidianità. È possibile, inoltre, immaginare non solo i nobili e i vescovi che hanno commissionato emblemi tanto importanti ma anche quegli scultori e scalpellini che, al chiuso delle loro botteghe, hanno saputo realizzare, con arte e pazienza, i desideri di tanti".

'Segni della città che c'era' è un percorso che permetterà ai cittadini di Reggio, questo è l'auspicio del curatore della mostra e di tutti coloro che hanno contribuito a realizzarla, di conoscere meglio il proprio passato per vivere con maggiore consapevolezza il presente. "È anche un modo - spiega Cuteri - per ricordare e ringraziare quanti, nel tempo, si sono impegnati per recuperare e salvaguardare, con amore, tante importanti memorie civiche e, al contempo, nazionali".


INFORMAZIONI
Titolo:
'Segni della città che c'era'
Dove: Reggio Calabria, Villa Genoese Zerbi, via Zaleuco, 16 
Quando: dal 30 gennaio al 6 marzo 2011
Biglietteria: tel. 0965/898685