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Depressione: dilaga fra le donne, che rifiutano le cure

In Italia è una patologia tutta al femminile, con un'incidenza di cinque milioni e mezzo di malate. Difficile far accettare diagnosi e cura. I dati in un seminario promosso dal Ministero per le Pari Opportunità e l'Associazione Idea Roma.

» Patologie Paola Simonetti - 31/01/2011

La sua diffusione è in costante incremento, eppure chi ne soffre stenta a trovare la strada della cura. La depressione nell'universo femminile è un capitolo dolente, ma anche quello di cui con più difficoltà si accetta la diagnosi e, di conseguenza, anche un'ipotesi di percorso terapeutico da uno specialista. Degli otto milioni di persone che in Italia sono afflitte dalla patologia, ben cinque milioni e mezzo sono donne; un'incidenza speculare alla situazione di tutto l'Occidente, dove starebbe assumendo i contorni di una vera e propria emergenza. Non a caso a livello mondiale, stando ai dati Oms, sono 73 milioni i soggetti coinvolti.

Della situazione italiana ha fatto il punto un seminario romano promosso dall'Associazione Idea Roma onlus (Istituto per la prevenzione e la ricerca della depressione e dell'ansia) insieme al ministero delle Pari Opportunità.  Il dato di spicco è quello che vede un esiguo 40 per cento dei malati sotto trattamento ad un anno dall'insorgenza dei disturbi. In particolare, alla Commissione Salute del Dipartimento Pari Opportunità risulta che i medici di medicina generale dichiarano che nel 50 per cento dei casi hanno difficoltà a fare accettare ai propri pazienti la diagnosi di depressione e la relativa terapia. Nel contempo nel 70 per cento dei casi i pazienti non vogliono accettare il consulto con uno psichiatra.

Vero grande deterrente per la cura si rivela la paura dello 'stigma sociale', che pesa come un macigno sulla vita di chi è malato: "Il depresso – ha spiegato Antonio Tundo, dell'istituto di psicopatologia di Roma -, è visto come una persona debole, un malato di mente, un matto. Tra i fattori di rischio, ve ne sono di biologici, di ormonali, ma soprattutto di psicologici e di sociali: importante soprattutto la difficoltà di conciliazione fra famiglia e lavoro, e il fatto che il ruolo di cura degli altri sia svolto ancora in moltissime famiglie esclusivamente dalle donne".
 
"La differente distribuzione del fenomeno – ha sottolineato l'associazione Idea Roma - tra i due sessi inizia con l'adolescenza e si protrae per tutta la vita con picchi più elevati nella gravidanza, nel post-partum e nel periodo immediatamente precedente la menopausa". Multifattoriali le cause della maggiore insorgenza della patologia fra le donne: ad incidere per loro ci sono fattori biologici (influenza degli ormoni sul funzionamento cerebrale), psicologici (esposizione ad eventi traumatici, sensibilità allo stress) e sociali (violenza domestica e sessuale, disparità di reddito, responsabilità della cura degli altri) che hanno un peso diverso di caso in caso.

Le differenze di genere inoltre non si limitano alla distribuzione, ma comprendono anche una diversa modalità nel manifestarsi del disturbo: prevalgono nelle donne le forme 'atipiche', con umore reattivo e aumento del sonno e dell'appetito, e l'associazione con disturbi d'ansia e della condotta alimentare. Fra le risposte migliori, si segnala – almeno durante l'età fertile – quella degli antidepressivi che agiscono sulla ricaptazione della serotonina.
 
Ma diffusione e gravità del fenomeno non possono essere ignorate, secondo gli esperti intervenuti al seminario: invocata con urgenza un'azione volta a sensibilizzare l'opinione pubblica sul problema, a superare i pregiudizi verso le cure, a migliorare le capacità dei medici nel riconoscere e trattare questa patologia personalizzando l'intervento in base ai fattori biologici, psicologici e sociali che, di volta in volta, entrano in gioco. "In questo modo – hanno concluso i promotori - si migliora la salute delle donne e, allo stesso tempo, si promuove il benessere sociale. Il tutto con sullo sfondo la considerazione che le donne svolgono oggi un ruolo insostituibile, oltre che in ambito riproduttivo, anche sul piano economico e del funzionamento della famiglia e della società".


LINK:
- Associazione Idea Roma onlus
- Ministero Pari Opportunità