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A tavola più sicuri con l'etichetta obbligatoria?

Secondo l'Aduc, la nuova legge senza i decreti attuativi e senza l'ok dell'Europa non cambia nulla. Galan: "Entro sei mesi i primi prodotti trasparenti". Coldiretti è ottimista, ma Federalimentare teme più spese. Ma cosa vogliono gli italiani?

L'approvazione della legge sull'etichettatura dei prodotti alimentari renderà più sicuri gli italiani a tavola? A una settimana circa dal disco verde della Camera (il sì definitivo è arrivato  della  commissione Agricoltura in sede legislativa) c'è chi dice 'no', Aduc in testa. Accanto a chi sostiene che la norma non cambierà nulla, poi, c'è anche chi come Federalimentari, teme dei cambiamenti, ma solo in termini di un aumento dei costi a carico di produttori e consumatori. 

È vero che la norma, sia per assicurare ai consumatori una completa e corretta informazione sulle caratteristiche dei prodotti (commercializzati, trasformati, parzialmente trasformati o non trasformati) sia per rafforzare la prevenzione e la repressione delle frodi, introduce l'indicazione obbligatoria del luogo di origine o provenienza (per i prodotti non trasformati il luogo d'origine riguarda il Paese di produzione, per quelli trasformati dovranno essere indicati il luogo in cui è avvenuta l'ultima trasformazione sostanziale e il luogo di coltivazione o allevamento della materia prima agricola prevalente utilizzata). 

È vero che questa legge contempla la massima trasparenza anche nell'indicazione di ingredienti in cui vi sia presenza di Ogm. Ed è vero anche, come ha sin dal primo momento evidenziato Sergio Marini, presidente della Coldiretti, che tale provvedimento candida "l'Italia a primo Paese in Europa ad aver fatto una legge sull'etichettatura". 

Non sbaglia neppure chi sostiene che, allo stato attuale, la legge è inapplicabile perché servono i decreti attuativi e ritiene, quindi, che almeno per ora l'agroalimentare italiano non diventerà più sicuro. Bisognerà, infatti, prima vedersela con l'Europa e con una normativa che non obbliga l'etichetta per tutti i prodotti (come succede, a esempio, per i formaggi). È proprio questa l'obiezione che muove l'Aduc.

I DUBBI DELL'ADUC. L'associazione dei consumatori non discute il merito della proposta, ma avanza dubbi sul fronte della sua realizzazione pratica. Il Parlamento italiano – fanno sapere dall'Aduc – ha approvato la legge su una nuova etichettatura dei prodotti alimentari che non potrà essere attuata perché in contrasto con le direttive europee (direttiva. 2000/13/CE che modifica la direttiva 112/79/CEE) e che, quindi, sarà bocciata dall'Unione europea. Già nel 2004 – riporta una loro nota – fu approvata una legge (la 204 del 2004) che obbligava a indicare le materie prime nelle etichette e la Commissione europea diffidò l'Italia dall'applicarla. Nel gennaio 2010 il governo Berlusconi inviò a Bruxelles il testo di legge ora approvato e alle critiche mosse in sede europea non rispose. Oggi si ripropone lo stesso scenario, tenendo comunque presente che la norma in questione non potrà avere alcun effetto senza i successivi decreti attuativi e che, poi, dovrà superare lo scoglio di Bruxelles.

"ENTRO SEI MESI I PRIMI PRODOTTI ETICHETATTI", PAROLA DI GALAN. Che il prossimo passo da fare sia quello di armonizzare la normativa italiana con quella europea lo sa bene Giancarlo Galan che, però, ostenta più fiducia dell'Aduc: "La nostra legge non infrange nessuna normativa Ue – ha detto il ministro dell'Agricoltura intervenendo sui Raitre – e sui decreti attuativi andremo a fare la trattativa in Europa. Già entro sei mesi dovremmo avere i primi prodotti etichettati". Galan, infatti, spera che l'obbligo di riportare nell'etichetta anche l'indicazione del luogo di origine o di provenienza dei prodotti agroalimentari "possa essere un deciso segnale all'Ue in direzione della vera tracciabilità dei prodotti alimentari. 

È finita l'era del falso made in Italy agroalimentare che danneggia i nostri prodotti tipici e tradizionali – ha dichiarato dopo l'approvazione della legge in Parlamento – I recenti e ripetuti allarmi relativi alla diossina in Germania, ma non solo, ci confermano la necessità di rassicurare per davvero i cittadini che vogliono sapere cosa mangiano e quindi la provenienza degli ingredienti utilizzati".

L'OTTIMISMO DI COLDIRETTI. Sulla stessa linea è anche Coldiretti che ha da sempre sponsorizzato la legge a difesa dell'agroalimentare  made in Italy : "Sono convinto che su alcuni prodotti alimentari riusciremo a trovare un accordo con l'Europa – ha detto il presidente Sergio Marini –. Già esistono, tra l'altro, dei precedenti di etichettatura solo italiana autorizzati dall'Ue".

DALLA MUCCA PAZZA A OGGI, LA CRONISTORIA DELLE ETICHETTE. L'organizzazione dei Coltivatori diretti, insomma, non crede che la legge appena varata non comporterà nessun beneficio. Un cambiamento, dicono i berretti gialli, già c'è "a livello di quadro normativo che prima era pieno di contraddizioni: era obbligatorio  per il latte fresco, ma non per quello a lunga conservazione, per la carne bovina e di pollo e non per quella di coniglio e di maiale, per la frutta fresca, ma non per quella trasformata o per i succhi". 

Il presidente Marini ripercorre proprio tutte le tappe a partire dall'emergenza mucca pazza che ha portato l'obbligo di indicare in etichetta l'origine della carne bovina nel 2002, all'aviaria del 2005, che ha comportato lo stesso obbligo per la carne di pollo, fino all'attuale estensione per legge a tutti i prodotti alimentari, passando per il codice di identificazione per le uova (dal primo gennaio 2004) e per l'etichettatura di origine della passata di pomodoro (a partire dal 1 gennaio 2008) e dell'extravergine di oliva (1 luglio 2009).

I LIMITI DELLA LEGGE SULLA TRACCIABILITA'. Se i Coltivatori diretti considerano il provvedimento una misura importante per la sicurezza alimentare anche alla luce del moltiplicarsi di emergenze sanitarie che si diffondono rapidamente in tutto il mondo per effetto degli scambi, come nel caso del latte alla melamina proveniente dalla Cina, dell'olio di girasole dall'Ucraina o della diossina nei prodotti tedeschi, Confagricoltura ritiene limitativo l'obbligo di tracciabilità solo per i prodotti made in Italy. Federalimentare, invece, solleva un altro tipo di problema, quello dei costi. 

L'organizzazzione, infatti, nonostante sia da sempre "favorevole a una corretta informazione nei confronti del consumatore", pensa che l'approvazione di questo disegno di legge "rischi di penalizzare fortemente la competitività delle aziende alimentari, oltre 6mila 500, dislocate sull'intero territorio nazionale. A differenza delle altre – fanno sapere da Federalimentare – si troverebbero a dover gestire particolari vincoli produttivi che in sostanza si traducono in un aumento dei costi di produzione". 

COSTI MAGGIORI PER PRODUTTORI E CONSUMATORI. L'Ufficio studi della Federazione italiana dell'industria alimentare fa anche una prima stima al riguardo e prospetta "un aggravio dei costi di produzione valutabile, in funzione dei diversi settori, fino a un massimo di circa il 15 per cento". Le etichette, infatti, "richiederebbero, in virtù delle nuove norme, continui aggiornamenti e le linee di lavorazione sarebbero costrette a subire frequenti interruzioni per consentire di modificare le tarrghette in relazione all'impiego di materie prime di diversa origine". Sul fronte della spesa non la pensa in maniera diversa l'Aduc che guarda, naturalmente, alle tasche degli italiani: "Se una norma – sottolinea il segretario Primo Mastrantoni – viene applicata solo in un Paese, ci saranno delle procedure aggiuntive con dei costi che si riverseranno sui consumatori. Ecco perché noi auspichiamo una legge europea". 

Al dibattito vivace sulle ripercussioni economiche derivanti dal neo provvedimento non si sottrae Coldiretti, che non vede esborsi aggiuntivi: con la legge sull'etichettatura non ci saranno costi in più perché i produttori anche senza la norma sono già obbligati a raccogliere tutte le informazioni sui prodotti, pronti a tirarle fuori in caso di emergenze e controlli. Secondo i Coltivatori diretti, quindi, l'unica differenza sta nel fatto che tali informazioni anziché stare in un cassetto, saranno esposte  in etichetta.

IL CONSUMATORE HA SEMPRE RAGIONE. L'ultima parola sull'etichettatura obbligatoria, comunque, spetta agli italiani se è vero il detto che 'il cliente ha sempre ragione'. Ebbene il 97 per cento dei consumatori, come rileva l'ultima indagine Coldiretti-Svg, ritiene che dovrebbe essere sempre indicato il luogo di allevamento o coltivazione dei prodotti contenuti negli alimenti.  Anche  dalla ricerca condotta dalla Confederazione italiana agricoltori (Cia) proprio in occasione dell'approvazione della legge sui nuovi orientamenti nei consumi alimentari, infine, è emerso un risultato simile: più di nove italiani su dieci (95 per cento) chiedono un'etichetta più 'trasparente'. 

Se l'83 per cento sceglie prodotti alimentari nazionali, il 75 vuole cartellini dei prezzi al dettaglio più chiari, mentre l'84 vorrebbe meno passaggi dal campo alla tavola proprio per avere prezzi più contenuti. Secondo Cia, infine, le emergenze alimentari hanno accresciuto nel Paese l'attenzione all'etichetta e alla provenienza del prodotto. Non a caso il 65 per cento del campione guarda la data di scadenza e il 75 è attento, nel caso del trasformato, alle composizioni delle materie prime agricole.



LINK:
- La direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio
- Legge 204 del 2004