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'Stop caporalato' per dire 'no' allo sfruttamento del lavoro nero

Una proposta di legge vuole introdurre il reato di caporalato punibile con otto anni di carcere. Secondo i dati CGIL sono circa 800mila i lavoratori- donne e uomini, italiani e stranieri ? nella trappola del caporalato e del lavoro nero

» Occupazione Silvia D'Ambrosi - 26/01/2011

Nell'agricoltura ci sono irregolarità nel 44 per cento delle aziende controllate dagli addetti alle ispezioni e il 49 per cento dei lavoratori è in nero, mentre nell'edilizia le irregolarità si riscontrano in oltre il 62 per cento dei casi, con il 53 per cento di lavoratori in nero. Un realtà drammatica che si fonda anche sulla pratica del caporalato, esistente da decenni nelle aree agricole italiane.

"Caporale" è definito il malavitoso che, al mattino prima dell'alba, si reca nelle piazze dei paesi o nelle periferie delle grandi città per cercare manodopera giornaliera, di solito non specializzata, per condurla nei campi o in cantieri edili abusivi. Per questo tipo di intermediazione i "caporali" pretendono una percentuale del pari al 50-60 per cento dalla paga giornaliera, spesso già molto al di sotto della paga sindacale e frutto di lavoro nero. Un fenomeno che ha conosciuto nuova linfa con i recenti movimenti migratori provenienti dall'Africa, dai Balcani, dall'Europa orientale e dall'Asia: chi emigra clandestinamente, infatti, nella speranza di migliorare la propria condizione finisce facilmente nelle mani di queste persone, che li riducono in condizioni di schiavitù e dipendenza.

Una nuova proposta si affaccia ora nel contrasto al caporalato e quindi al lavoro nero. L'iniziativa nasce in campo sindacale, siglata dalla Fillea e dalla Flai, le categorie degli edili e dei lavoratori agricoli della CGIL, che hanno lanciato ieri con 'Stop Capolarato' una proposta di legge e una campagna di informazione e sensibilizzazione.  

LA PROPOSTA DI LEGGE. Per colpire questo fenomeno illecito di sfruttamento della manovalanza, il sindacato ha avanzato una proposta di legge volta a inserire nell'ordinamento giudiziario italiano il reato di caporalato. Attualmente esso è punito, in caso di flagranza, con una sanzione amministrativa di appena 50 euro. Si propone, invece, che chiunque svolga una attività organizzata al fine dell'intermediazione di forza lavoro, sfruttando la disponibilità altrui, causata dallo stato di bisogno o di necessità in cui la persona versa, a compiere una prestazione lavorativa in assenza di piena e totale tutela della legge, è punito alla reclusione da cinque a otto anni, e che, chiunque utilizza o impiega le forze e le capacità lavorative e produttive altrui tramite il caporalato, venga punito con la reclusione da tre a sei anni.

LA REPLICA DEL MINISTERO DEL LAVORO. Concisa e netta la precisazione del ministro Sacconi che smentisce le informazioni in possesso della CGIL e afferma che "in tema di somministrazione e intermediazione illecita di manodopera è da ultimo intervenuto proprio il Decreto legislativo n. 276/2003 (Legge Biagi) che, all'art. 18 comma 1, prevede sanzioni di carattere penale anche e soprattutto per fronteggiare il fenomeno del caporalato". La norma citata prevede "in caso di somministrazione illecita la pena dell'ammenda di 50 euro per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di lavoro". "Se vi è sfruttamento dei minori - chiarisce la nota - la pena è dell'arresto fino a 18 mesi e l'ammenda è aumentata fino al sestuplo; in caso di intermediazione illecita la pena dell'arresto fino a sei mesi e dell’ammenda da 1.500 a 7mila 500 euro. Se non vi è scopo di lucro la pena è dell'ammenda da 500 euro a 2mila 500 euro. Se vi è sfruttamento dei minori la pena è dell’arresto fino a 18 mesi e l’ammenda è aumentata fino al sestuplo". 

I SINDACATI NON CI STANNO. I rappresentanti sindacali, però, fanno notare che sulla base della norma evocata dal ministro "un caporale oggi può essere arrestato solo se gli vengono contestati altri reati, come lo sfruttamento del lavoro minorile, o la violenza e la riduzione in schiavitù", insistendo sul vuoto legislativo che deve essere colmato con una legge che sancisca che il caporalato è reato e in quanto tale "necessita di sanzioni adeguate alla gravità sociale ed economica di questo crimine".

LA MAPPATURA DEL CAPORALATO. Dalle campagne alle grandi città, dall'agricoltura all'edilizia. Un tempo il caporalato era confinato alle zone agricole del paese, soprattutto nel Sud, ma ormai sue diramazioni possono essere testimoniate anche nella grandi città. A Roma, alle prime luci dell’alba passano i caporali negli 'smorzi', i 'negozi' all'ingrosso dove artigiani e imprese acquistano il materiale da costruzione. È qui che si può trovare un lavoro irregolare per soli 20 euro al giorno. Le categorie sindacali denunciano che, dati alla mano, il fenomeno coinvolge circa 800mila lavoratrici e lavoratori, italiani e stranieri, occupati nei settori dell'agricoltura e dell'edilizia, in condizioni di grave sfruttamento: lavoro nero, grigio, molto spesso sotto il controllo dei caporali.

CAMPAGNA DI INFORMAZIONE. La CGIL ha deciso di promuovere una campagna di informazione e sensibilizzazione capillare per tutto il 2011. Iniziative, manifestazioni, presidi, verranno organizzati su tutto il territorio nazionale, per sottolineare come il fenomeno sia diffuso dal Sud al Nord. Prossime tappe della campagna avranno luogo a Brindisi (18 febbraio), a Ragusa (11 marzo), a Salerno (24 marzo), a Latina (30 marzo), a Treviso (14 aprile). 

DOCUMENTI
La legge 276/2003