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Collegato lavoro: 23 gennaio la data ultima per impugnare un licenziamento irregolare

Le nuove norme cancellano la retroattività: se un lavoratore precario non impugna il licenziamento ritenuto irregolare entro 60 giorni perde per sempre quel diritto. Uffici vertenze affollati, malgrado la scarsa informazione sui nuovi termini.

» Cronaca Lavoro Silvia D'Ambrosi - 21/01/2011

Una corsa contro il tempo per bloccare entro domenica 23 gennaio, uno degli effetti del Collegato lavoro. Domenica, infatti, sarà l'ultimo giorno utile per i lavoratori con un contratto a termine scaduto per impugnare l'eventuale licenziamento irregolare con effetto retroattivo. Il Collegato lavoro, la Legge 183, entrato in vigore il 24 novembre scorso, tra i diversi e molti provvedimenti che lo compongono, prevede anche che se un lavoratore precario con contratto a termine scaduto non decide di impugnare il licenziamento entro 60 giorni perde per sempre quel diritto. La scadenza si applicherà d'ora in poi, anche ai contratti di collaborazione o a tempo determinato senza eccezioni. 

"Una disparità fortissima perché, in questa maniera, si equipara la conclusione di un contratto temporaneo ad un licenziamento" denuncia Flavio Fammoni Segretario Confederale CGIL, il sindacato che proprio in questi giorni sta ricevendo, da parte di lavoratori allarmati che si trovano in queste condizioni, moltissime telefonate presso il suo Ufficio vertenze.  

Nonostante la campagna di sensibilizzazione su questa importante scadenza portata avanti dalla CGIL, la notizia non ha avuto nei media l'adeguata eco. I tempi sono strettissimi - ha aggiunto Fammoni - "determineranno una sanatoria al rovescio, perché tanti precari non verranno a sapere in tempo che i termini sono cambiati", ma anche un enorme aumento del contenzioso, "cioè l'esatto contrario di quanto il governo dichiara di voler perseguire" con l'allargamento del ricorso all'arbitrato.

Si attendevano, invece, dal parte del Governo iniziative di informazione per i lavoratori attraverso, ad esempio, la pubblicità istituzionale. In realtà, eccezion fatta per la CGIL, gli altri due principali sindacati (CISL  e UIL) non hanno riportato alcuna notizia sui rispettivi siti internet. Il gap informativo, quindi, rischia di causare ingorghi presso gli uffici vertenze, ma anche e soprattutto, l'impossibilità per i lavoratori che, teoricamente potrebbero, di far valere un diritto. La legge, infatti, ha cancellato la retroattività. Quindi, o domenica, o mai più.

Le stime della CGIL rivelano che sono circa 100-150mila i lavoratori coinvolti. Alla conclusione di questa settimana il sindacato fornirà i primi dati sapendo che anche altri sindacati e associazioni stanno predisponendo i ricorsi. Inoltre, a breve verrà anche predisposta una memoria sull'intero collegato lavoro con riferimento alcuni suoi punti che presenterebbero vizi di incostituzionalità. 

Intanto è bene ricordare che i contratti di lavoro precari, anche se conclusi da diverso tempo, che presentino, però, vizi di irregolarità devono essere contestati per iscritto entro i 60 giorni successivi all'entrata in vigore della Legge. La contestazione può essere fatta anche con una lettera che interrompa i termini di legge, dopodiché si avranno 270 giorni a disposizione per andare da un giudice per riaffermare il diritto.

LINK
Il comunicato video di Flavio Fammoni, Segretario Confederale della CGIL
Collegato lavoro (Legge 183/2010)