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Università e lettori stranieri: "La riforma Gelmini non risolve nulla"
L'articolo 26 della legge delega conferma la norma del '95 su cui l'Italia è stata condannata in Europa. E fa decadere tutti i contenziosi giudiziari in essere alla data di entrata in vigore. Il caso di Siena che non paga la retribuzione integrativa.
Fonte: Immagine dal web
Irrompe la riforma universitaria targata Gelmini nelle traversie professionali e umane dei lettori di madrelingua straniera. Per cogliere al meglio le conseguenze che la legge delega approvata il 23 dicembre scorso potrebbe avere sulle loro vite, è bene iniziare spulciando il testo. E in particolare il dettaglio dell'articolo 26.
GELMINI DIXIT. La norma, che troverà attuazione concreta soltanto con le decine di decreti delegati che il governo dovrà emanare, consente alle università di "conferire a studiosi stranieri" degli "incarichi annuali rinnovabili per lo svolgimento di attività finalizzate alla diffusione della lingua e della cultura del Paese di origine". Poi c'è l'interpretazione, aggiunta in penultima lettura alla Camera, del dl 2/2004 convertito nella legge 63/2004. Tenendo conto della sentenza 26 giugno 2001 della Corte di Giustizia Ue, si garantisce infatti "ai collaboratori esperti linguistici, assunti dalle università interessate quali lettori di madrelingua straniera – recita il testo – il trattamento economico corrispondente a quello del ricercatore confermato a tempo definito, in misura proporzionata all'impegno orario effettivamente (sic) assolto".
SI INSISTE SULLA LEGGE DEL '95. Tale trattamento, però, "deve essere attribuito con effetto dalla data di prima assunzione quali lettori di madrelingua straniera" secondo il Dpr 382/1980 e "sino alla data di instaurazione del nuovo rapporto quali collaboratori esperti linguistici", ossia fino al 1995 (anno del decreto 120 poi convertito nella legge 236 del 21 giugno). Si tratta di passaggi normativi che chi ha seguito la vicenda su Nannimagazine.it conosce bene. "A decorrere da quest'ultima data, a tutela dei diritti maturati nel rapporto di lavoro precedente – prosegue la riforma – i Cel (Collaboratori ed esperti linguistici) hanno diritto a conservare, quale trattamento retributivo individuale, l'importo corrispondente alla differenza tra l'ultima retribuzione come lettori di madrelingua straniera", computata secondo la norma del 2004, "e, ove inferiore, la retribuzione complessiva loro spettante secondo le previsioni della contrattazione collettiva di comparto e decentrata applicabile a norma" della legge del 1995.
LA TAGLIOLA SULLE CAUSE LEGALI. In chiusura l'articolo 26 reca la frasetta che ha scatenato la rabbia dei lettori: "Sono estinti i giudizi in materia, in corso alla data di entrata in vigore della presente legge". E' una sorta di tagliola che 'uccide' i contenziosi giudiziari aperti dagli studiosi di lingua straniera su retribuzione, contribuzione e status professionale. Un passaggio che vale come norma transitoria e pone per l'ennesima volta il problema della retroattività del dettato legislativo. "Si va contro la Costituzione, la Convenzione dei Diritti dell'uomo, contro ogni trattato europeo. Siamo di fronte a un testo che rappresenta una prova di forza incomprensibile", commenta a Nannimagazine.it Lorenzo Picotti, legale che conosce da vicino le vicissitudini giudiziarie dei lettori madrelingua. "E' una norma che non spegne i contenziosi, ma ne accenderà di nuovi. E lo scontro sarà lungo – aggiunge l'avvocato – La Corte di Giustizia Ue dice che non va applicata la legge del 1995 e proprio su questo l'Italia è stata condannata. Invece la riforma Gelmini riconosce quella legge. Nel frattempo si accumulano i debiti, i danni per l'erario e il patrimonio: parliamo di centinaia di migliaia di euro per ogni singolo caso e per alcune sedi di cifre fino a 5 milioni. Senza dimenticare – chiude Picotti – il danno d'immagine per l'Italia".
I DUBBI DI NAPOLITANO. Nel promulgare la riforma universitaria, il 30 dicembre il capo dello Stato aveva espresso alcuni dubbi. E una delle criticità, secondo il Quirinale, riguarderebbe proprio il passaggio dedicato ai lettori stranieri. "E' opportuno che l'articolo 26, nel prevedere l'interpretazione autentica dell'articolo 1, comma 1, del decreto legge n. 2 del 2004, sia formulato in termini non equivoci e corrispondenti al consolidato indirizzo giurisprudenziale della Corte Costituzionale", aveva avvisato il presidente Napolitano. David Petrie, il lettore scozzese di Verona che presiede l'Allsi (Associazione dei lettori universitari in Italia), commenta: "Noi temiamo che quest'articolo, che interferisce con i casi giudiziari pendenti in Italia, possa ostacolare gli effetti dei giudizi della Corte europea di Giustizia. Sfidando così la sua suprema autorità sulle materie riguardanti l'interpretazione dei Trattati Ue". E Raphael Aceto, studioso canadese dell'Università del Molise, chiosa: "Il comma sui procedimenti pendenti rappresenta uno spartiacque che avrà per conseguenza la creazione di cittadini di serie B (quelli che già avevano un giudizio) e di serie A (quelli che devono ancora avere un giudizio). Poiché la Costituzione prevede che la legge deve esser uguale per tutti, risulta chiaro che tale comma andrà impugnato da chi di dovere per motivi di anti-costituzionalità".
SIENA NON VERSA L'INTEGRATIVO. Approda a Siena, nel frattempo, il viaggio che in questi mesi Nannimagazine.it ha intrapreso tra le università italiane alla ricerca delle storie dei lettori madrelingua. Helen Glave, scozzese di 55 anni con doppia cittadinanza britannica e australiana, racconta: "Qui abbiamo una situazione molto particolare. Da maggio 2010 noi cel prendiamo un 60% in meno di stipendio". L'ateneo senese è infatti in grave dissesto di bilancio e la primavera scorsa ha deciso di non riconoscere ai collaboratori esperti linguistici la parte integrativa della retribuzione. Qualcuno dei circa quaranta lettori si è visto decurtare la busta paga anche di due terzi, con un passaggio da oltre 2000 a 800 euro mensili. "A dicembre abbiamo intascato soltanto la mensilità integrativa di maggio – racconta Glave – poi l'università è ricorsa in appello e ora aspettiamo la sentenza per gennaio 2012. Nel frattempo abbiamo fatto un'altra ingiunzione per avere le mensilità successive, ma che fine farà la nostra azione con la riforma Gelmini? L'ateneo è in deficit, però noi siamo stati l'unico gruppo a subire questo taglio. Ora guadagniamo tutti circa 800 euro per un contratto a tempo indeterminato da 500 ore che poi in concreto sono sempre di più. Tra l'altro la riforma ci equipara ai ricercatori confermati a tempo definito e ciò significherebbe per noi una regressione".
"E PENSARE CHE ERAVAMO UN MODELLO". La docente scozzese prosegue: "E pensare che una volta Siena era un modello. Non esistevano cel che si fossero rivolti ai tribunali qui. Nel 2006 avevamo sottoscritto un contratto con una parte finanziaria parametrata sul ricercatore confermato a tempo pieno e ciò rappresentava un grande passo avanti. Eravamo in linea con il diritto comunitario e si pensava che le altre università si sarebbero prima o poi avvicinate ai nostri standard. Invece siamo stati noi a tornare indietro e di sicuro adesso partiranno le cause legali". Glave è una Cel in base all'inquadramento del '95, ma "c'è un piccolo gruppo che non ha firmato il nostro contratto" e comunque "siamo in difficoltà quando ci chiamano tecnici-amministrativi. Noi in realtà facciamo insegnamento a tutti gli effetti, correggiamo esami, decidiamo chi si laurea o meno e facciamo molte ore in aula. Le esercitazioni non sono una forma di docenza inferiore". Ecco l'equivoco, il corto circuito didattico e culturale su cui in queste pagine ci si è più volte soffermati. "Stento a credere – conclude Glave – che una lezione dove gli studenti ascoltano passivamente mentre il professore parla è più efficace di una in cui gli studenti sono attivamente coinvolti. Almeno quando si tratta di imparare una lingua".
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Leggi commenti (9)
?Ora guadagniamo tutti circa 800 euro per un contratto a tempo indeterminato da 500 ore che poi in concreto sono sempre di più." Queste notizie dalla collega di Siena sono molto preoccupanti perchè è chiaro che le amministrazioni punteranno sempre di più per avere 500 ore frontale per quella somma misera. Siamo insegnanti, non tecnici: i corsi vanno preparati, i materiali ricercati, i compiti realizzati e poi corretti e tutto questo lavoro si svolge fuori classe, spesso anche fuori dell'ateneo. MA E' LAVORO E VA RETRIBUITA. Colgo l?occasione per ricordare a tutti i colleghi che il tempo passato in aula non dovrebbe superare il 50% delle ore contrattuali, se non inevitabilmente si supera le ore totali. E ringrazio di nuovo il giornalista Vega per l?interessamento e l?ottimo lavoro.
Molto chiara la strategia del governo italiano con questo nuovo capitolo della discriminazione contro i Lettori: seppure palesemente illegittimo, il provvedimento è inteso fare ingarbugliarsi ancora di più il già scandaloso iter giudiziario che coinvolge da decenni i cittadini stranieri insegnanti negli atenei italiani. Una volta speravamo magari di ottenere giustizia prima di raggiungere la pensione; ormai sarà tanto se saremo ancora vivi ? ed è quello che vogliono il governo e le università italiane, tutte. Unica nota (forse) positiva ? la sparata è talmente grossa, questa volta, che rende più difficile, per la Commissione Europea, mantenere la sua inerzia ipocrita sul caso. Ora il governo Berlusconi cerca di coinvolgere l?Unione Europea nel metodo già collaudato sul fronte interno: legalizzare l?illegale (proprio) e negare il diritto (altrui). Sveglia, Europa!
Grazie a NanniMagazine di spiegare chiaramente la situazione.Il numero dei Lettori in tutta Italia non è elevato e i loro problemi possono essere risolti con le risorse attuali, basta pensare agli sprechi in favore di privilegiati, sprechi che non riguardano solo gli stipendi e le consulenze ma anche le spese extra. So che nel corpo docente e nelle amministrazioni delle Università molti sono consapevoli dell'ingiustizia patita dai Lettori, ma temono le ritorsioni se lo dicono.
Per quale motivo l'Italia non accetta gli europei che insegnano le lingue straniere? Per quale motivo il paese, e tutti i governi da 30 anni da queste parti, fa di tutto per protrarre il contenzioso ed è disposto ad affrontare un processo dopo l'altro alla Corte Europea di Giustizia? A cui bono? Non certo i lettori né gli studenti italiani
Più di 20 anni sono passati e frattempo molti di noi sono diventati cittadini italiani. Ma siamo sempre sfruttati, descrimenati e sottopagati. Non ci elludiamo più, con queste leggi, l'Italia non è uno stato Europeo.!!!!!!!
Siamo di fronte al solito « muro di gomma » e ciò dopo ben 30 anni di ricorsi e sentenze. Ma chi crede che sia stata posta una pietra tombale sui ricorsi dei Lettori sbaglia. Continueremo a rivolgerci alla Magistratura sia in Italia che in Europa fintanto che non verranno riconosciuti i nostri diritti. E diventata ormai una questione anche di principio.
Sono un lettore da 25 anni. I soldi tengono chi ha potere. Chi non ha potere digiuna. Tutto il resto sono giochi dell'ipocresia
sono più di vent'anni che mi trovo a fare causa all'università di milano per avere riconosciuto i miei diritti fondametali. Adesso se dovesse passare anche quest'ultima trovata mi ritroverò a fare causa per altri vent'anni. è una vergogna. sono inglese, lavoro in Italia da molti anni, sono un'insegnante competente e stimata, come tutti i miei colleghi lettori.lavoriamo molte ore in più per seguire i nostri studenti e metterli in condizioni concrete di poter trovare un lavoro sul mercato eppure guadagniamo meno del personale ausiliare, ci considerano dei 'tecnici' nonostante facciamo docenza in aula, prepariamo i corsi e gli esami ed esaminiamo. mio figlio sta studiando in inghilterra, viene trattato come un cittadino inglese, godendo di tutti i privilegi di finanziamento da parte del governo britannico, borse di studio e molto altri,insomma è a tutti gli effetti come un cittadino britannico o se vogliamo un cittadino EU. perchè l'Italia deve comportarsi come un paese sottosviluppato ignorando sentenze, violando diritti essenziali. è da tempo che mi chiedo perchè continuo a vivere qua. arianna jacobs
Tutti coloro che aspettavano ancora l'applicazione della sentenza del CGUE (del 2001!) adesso dovranno aspettare che venga impugnato l'articolo 26, che venga giudicato incomaptibile con i trattati dell'UE, che il governo italiano faccia un'altra legge, e poi che si svolgano le cause in base a quella legge: praticamente un altro ciclo intero di giurisprudenza europea! 20 anni per avere i diritti!