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Vertenza Indesit: al via il ricollocamento per 510 esuberi

A dicembre scorso l'accordo che diverrà operativo in aprile. Chiuderanno gli stabilimenti di Brembate e Refrontolo, ma intanto si comincia a lavorare per le soluzioni occupazionali alternative. Nel 2011 preoccupa il prezzo dell'acciaio.

» Cronaca economica Ulisse Spinnato Vega - 14/01/2011
Titolo: Protesta dei lavoratoti la scorsa estate
Fonte: Immagine dal web

Ora la sfida è dare concretezza all'ambizioso 'Piano Italia'. Il 7 dicembre scorso si era giunti all'accordo tra la Indesit di Fabriano e i sindacati per una ristrutturazione che prevede la chiusura dei due stabilimenti di Brembate (Bergamo) e Refrontolo (Treviso) e il contemporaneo rafforzamento degli altri due siti italiani (Caserta assorbe dalla Lombardia e Fabriano dal Veneto) attraverso un investimento della multinazionale degli elettrodomestici da 120 milioni di euro in tre anni (70 milioni nel 2011). Successivamente, pochi giorni prima di Natale, era arrivata anche la firma dei ministri Romani (Sviluppo economico) e Sacconi (Welfare e lavoro) che rendeva operativa l'intesa e coinvolgeva le Unioni industriali di Bergamo e Treviso, nonché le regioni e gli enti locali interessati.

IL RICOLLOCAMENTO. I circa 510 lavoratori in esubero (416 in Lombardia e 90 in Veneto), intanto, si erano armati di senso di responsabilità e avevano deciso di non ostacolare l'accordo; ai referendum di fabbrica avevano così prevalso i consensi con oltre il 90%. Da Sacconi e Romani soddisfazione piena per le "sorti progressive del dialogo sociale" che "premia tutti gli interessi in gioco". Ma a convincere gli operai era stato il pur ambizioso piano di ricollocazione che dovrebbe comunque garantire la loro occupazione attraverso l'inserimento, entro due anni, in aziende terze o in operatori interessati a reindustrializzare i siti dismessi da Indesit. Oppure, in ultima istanza, mediante l'assorbimento negli altri due stabilimenti dello stesso colosso degli elettrodomestici. Naturalmente, per chi tra i lavoratori non fosse interessato a nessuna di queste opzioni, c'è la possibilità della mobilità volontaria con un incentivo massimo di 25mila euro o comunque finalizzata al raggiungimento della pensione.

CHIUSURA AD APRILE. "Non verranno licenziati. La Indesit si impegna con chi non avesse ricevuto un'offerta lavorativa alla fine del biennio", assicurava già a inizio dicembre la Uilm (metalmeccanici della Uil). Ora però si avvicina il momento della verità. E' appena partito il monitoraggio: si attendono incontri sul territorio, si confida nell'occhio vigile dei sindacati, nel coinvolgimento della ex Merloni Elettrodomestici, delle istituzioni e delle imprese in cui dovrebbero essere ricollocati i 510 lavoratori di Brembate e Refrontolo, siti che verranno dismessi ad aprile. "L'accordo sarà formalmente operativo dal primo di quel mese. E solo in quel momento inizierà il trasferimento fisico delle produzioni a Fabriano e Caserta – dice a Nannimagazine.it Alessandro Pagano, coordinatore nazionale Gruppo Indesit di Fiom – Per adesso, il lavoro a Brembate e Refrontolo continua. Naturalmente se possiamo, giochiamo volentieri un po' d'anticipo sulle ricollocazioni. In effetti ci sono quasi 400 persone che hanno avviato un percorso per assunzioni presso altre aziende. E stiamo parlando di tempi indeterminati".

RICONVERSIONI, QUALCOSA SI MUOVE. Pagano dà la cadenza dei tempi: "Nelle prossime settimane si costituiranno le commissioni miste azienda-sindacato-istituzioni che recepiranno la formalizzazione dei fabbisogni delle aziende esterne. Per quel che ci riguarda, in merito alle rioccupazioni noi abbiamo soltanto posto dei paletti su priorità di carattere sociale". A giorni, invece, "si faranno gli incontri in azienda per verificare i requisiti di pensionamento o le manifestazioni di volontarietà d'uscita – aggiunge il sindacalista – Ma in ogni caso gli esodi non partiranno prima della fine di gennaio". Qualche voce incontrollata ha instillato il sospetto che l'azienda punti in realtà a delocalizzare ulteriormente verso la Polonia (Paese in cui Indesit ha già quattro poli produttivi), Pagano però lascia cadere ogni illazione: "Per adesso è tutto in ordine. Ora si tratta di vedere cosa accadrà quando l'accordo entrerà nella fase operativa". In merito a possibili soluzioni di riconversione dei due siti in via di dismissione, il sindacalista Fiom rivela: "Ci sono due ipotesi su Brembate, mentre si è parlato di una ristrutturazione parziale per Refrontolo. Ma tutto è ancora coperto da riservatezza assoluta".

LE PROSPETTIVE 2011. Insomma, il colosso degli elettrodomestici sembra pronto a ripartire con nuovo slancio. Malgrado ciò, si staglia un altro problema all'orizzonte: il prezzo delle materie prime, acciaio in primis. Gli analisti di Equita Sim (advisor finanziario indipendente) fanno notare che nel 2010 Indesit "ha neutralizzato i costi dell'acciaio e delle altre materie prime riuscendo a chiudere l'80% degli acquisti ai prezzi dell'anno precedente, come ha sempre fatto anche in passato". Nell'anno in corso, però, gli esborsi dovrebbero schizzare da 15 a 50 milioni e non è chiaro se la multinazionale marchigiana "riuscirà a fissare i prezzi d'acquisto per tutto l'anno o se lo farà solo per il primo trimestre", chiosano gli esperti che hanno previsto per il gruppo un Ebit 2011 a circa 180 milioni di euro. Dall'azienda, invece, si aspettano molto dal riassetto targato 'Piano Italia': la competitività dovrebbe migliorare grazie al rinnovamento della gamma di prodotti e a una maggiore attenzione verso un target alto. La razionalizzazione del network produttivo italiano potrebbe costare una cifra vicina ai 40 milioni, ma il 2011 porterà una nuova linea di forni e piani da incasso dell'alto di gamma, oltre alla nuova lavabiancheria che sarà lanciata in primavera. Indesit si farà spazio in una fascia 'premium' di mercato con il marchio Hotpoint–Ariston in Europa e con Hotpoint in Inghilterra. E crescerà, infine, l'attenzione della multinazionale di Fabriano per l'Est continentale: è attesa infatti una forte ripresa dei consumi in Turchia, Ucraina e Russia. Proprio nell'ex Urss Indesit detiene il marchio Stinol e dal 2005 ha il più grande polo logistico europeo del settore.


LINK
- L'accordo del 7 dicembre (pdf)