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Segnali di guerra dai giudici di pace

L'Unione dei magistrati onorari proclama lo sciopero dal 17 al 28 gennaio per dire no al progetto ministeriale di riforma dell'istituto. L'associazione nazionale invece si astiene. Ad accendere la protesta anche il rinnovo dei mandati nel milleproroghe.

Il blocco informatico negli uffici giudiziari temuto dai magistrati, almeno per ora, è stato scongiurato grazie a un intervento, seppur in extremis, del Guardasigilli Angelino Alfano, ma la giustizia rimane in affanno. Gli undici giorni di sciopero indetti dai giudici di pace a partire dal prossimo 17 dicembre ne sono la prova e, soprattutto, si faranno sentire sull'intera macchina giudiziaria, se è vero che i processi celebrati dinanzi a questi  giudici onorari costituiscono, grazie alla loro celerità, l'unica eccezione nell'elefantiaco panorama dei tribunali italiani. 

L'UNIONE DEI GIUDICI DI PACE SUL PIEDE DI GUERRA. A proclamare lo sciopero, dal 17 al 28 gennaio, è stata l'Unione dei giudici di pace (Unagipa) contraria ai contenuti della riforma della magistratura onoraria che, fa sapere, il responsabile di via Arenula sta per presentare identica a quella del 2009 e che già un anno fa venne ritirata proprio a causa degli scioperi della categoria. Ma a incendiare gli animi ci ha pensato il decreto milleproroghe. Il provvedimento, al quale guardano con l'acquolina in bocca soprattutto i ministri che a fine anno cercano di portare a casa risorse, era nel mirino anche dei gdp per ottenere i rinvii delle scadenze dei mandati.  

La proroga dei termini solo fino al 31 marzo 2011, quindi, ha rinfocolato i malumori. Se all'Unagipa mancava un casus belli, il provvedimento governativo (pubblicato in Gazzetta ufficiale il 29 dicembre scorso e in attesa dell'esame parlamentare) glielo ha fornito. "Come primo segnale di piena operatività del Governo – sono le parole che il presidente dell'Unione dei giudici di pace, Gabriele Longo, ha affidato a una nota – nel recente decreto legge di fine anno, la proroga dei termini in scadenza è stata limitata al 31 marzo 2011 (un Governo che si prepara al voto elettorale avrebbe perseguito una politica radicalmente opposta), escludendo i colleghi il cui terzo mandato scade durante l'anno 2011. Non occorre un particolare acume per comprendere che è intenzione del Governo di presentare nei prossimi giorni, e sicuramente prima del 31 marzo 2011, il progetto di controriforma della magistratura onoraria".

I MANDATI IN SCADENZA. In totale sono circa un migliaio i mandati in scadenza nel 2011. E proprio per far fronte a questa situazione, già a novembre scorso, l'Associazione nazionale dei giudici di pace (Angdp), capitanata da Vincenzo Crasto, aveva rivolto un accorato appello al sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, chiedendo un intervento urgente nel milleproroghe. È lo stesso Caliendo a fornire le prime rassicurazioni ai giudici onorari: "È ovvio che in sede di conversione del decreto legge la proroga dei giudici di pace sarà fino a dicembre 2011. Nel testo – ha spiegato il sottosegretario – non si poteva mettere la data di dicembre ma è naturale, come è già avvenuto in passato, che sarebbero stati prorogati di un anno".

QUEL PROGETTO DI RIFORMA CHE NON VA GIU' AI GIUDICI. Se ci sarà il lieto fine sul capitolo proroghe lo si capirà presto, giusto il tempo di conversione del decreto in legge, mentre rimane aperta la questione riforma che continua ad agitare il sonno dei giudici di pace. "La gravità della situazione impone a tutti i colleghi, giovani e meno giovani – scrivono Gabriele Longo e Alberto Rossi, presidente nazionale e segretario generale dell'Unione dei giudici di pace, annunciando lo sciopero – un'attenta riflessione sui recenti accadimenti politici: nonostante gli incontri e le assicurazioni avuti con il ministro Alfano durante l'anno 2010, lo stesso Guardasigilli ha proposto al Consiglio dei ministri (convocato per il 30 novembre 2010 e poi rinviato all'ultimo momento)  un disegno di legge sulla riforma della magistratura onoraria quasi identico a quello già elaborato dal ministero della Giustizia nel dicembre del 2009, e ritirato dopo gli scioperi indetti dall'Unione a dicembre 2009 e gennaio 2010".

NEL MIRINO DEI GDP. Le maggiori critiche dell'Unione rispetto al disegno di legge che il governo, a detta dell'Unione, si accinge a rispolverare, riguardano l'assenza nella riforma di una "continuità del rapporto" e "nessuna forma di copertura previdenziale e assistenziale", senza contare che tale progetto "mina l'autonomia dei giudici di pace, sottoposti alla direzione del giudice di appello (magistrato di Tribunale) e sopprime i coordinatori" .

MA L'ASSOCIAZIONE NAZIONALE NON INCROCIA LE BRACCIA. Se i mandati in scadenza sono motivo di forte preoccupazione anche per l'Associazione nazionale dei giudici di pace (Angdp), la riforma dell'istituto, invece,  non appassiona l'organizzazione. Non certo perché poco importante. Semplicemente perché  "allo Stato – fanno sapere dalla presidenza – il ministero non ha presentato al Consiglio dei ministri alcun disegno di legge". Parole che hanno trovato conferma nelle dichiarazioni di Giacomo Caliendo che sul ddl di riforma è stato netto, ricostruendone la storia: si tratta di un testo messo a punto al ministero da oltre un anno - ha chiarito il sottosegretario – che si pensava di presentare tra le misure di riforma della giustizia preannunciate dal premier Berlusconi tra novembre e dicembre scorso. Non se ne è fatto più nulla in vista del voto di fiducia al Governo, e da allora "non se ne è più parlato". 

L'Angdp non aderirà, quindi, allo sciopero proclamato dall'Unagipa in segno di dissenso dal disegno di legge: "Un'Associazione di magistrati non può prendere una decisione così grave per il Paese unicamente sulla base di non meglio chiarite voci di corridoio sul contenuto di un progetto ministeriale". Ma non protesterà  neanche contro le scadenze dei mandati stabilite nel milleproroghe: "Non è motivata  la decisione di astenersi sulla base del contenuto del decreto. Nel predetto provvedimento è stata inserita la proroga fino al 30 marzo 2011, ma nel medesimo provvedimento è altresì previsto che la proroga ulteriore verrà stabilita con decreto del presidente del Consiglio dei ministri al 31 dicembre 2011". La strada privilegiata dall'Associazione nazionale dei giudici di pace per ora è quella del dialogo, salvo, tuttavia, verificare "il venir meno del confronto sulla riforma e che le istanze della magistratura di pace sono state disattese". 


LINK:
- Decreto milleproroghe
- Unione giudici di pace
- Il documento dell'Associazione nazionale giudici di pace