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Certificati di malattia on-line: avvio incerto del sistema informatico

Un solo click del medico di famiglia e il certificato arriva a lavoratore e datore di lavoro tramite l'INPS. Ma il meccanismo spesso si inceppa. Scontenti pazienti e medici: questi ultimi devono sborsare di tasca propria per il nuovo software.

» Previdenza Silvia D'Ambrosi - 07/01/2011

Tutto avrebbe dovuto essere più semplice. Con un solo click del medico curante il certificato di malattia del lavoratore sarebbe stato inviato direttamente all'INPS e di conseguenza al datore di lavoro, con evidenti vantaggi in termini di risparmio di tempo e denaro.

Eppure il meccanismo ancora non funziona, o meglio, funziona a macchia di leopardo lungo la Penisola, con punte di eccellenza in Lombardia. Negli ambulatori dei medici di famiglia l'ingranaggio si inceppa troppo spesso. I 15 milioni di lavoratori dipendenti pubblici cui era destinato il provvedimento,  ma anche quelli privati, dovranno aspettare, perché il collaudo di tre mesi non è bastato. Capita, infatti, di non riuscire a inviare il certificato via web perché la rete telematica si intasa, tra le proteste dei malati e l'ambulatorio pieno si arriva a perdere anche mezz'ora per certificato, con la conseguenza che i pazienti tornano a casa ancora con il foglio di carta.

COME FUNZIONA LA NUOVA PROCEDURA. I medici o le strutture sanitarie pubbliche possono predisporre e inviare per via telematica all'INPS i certificati e gli attestati di malattia dei lavoratori del settore privato e del settore pubblico e, per tramite dell'INPS, ai datori di lavoro, così come possono rettificare o annullare i certificati già inviati. Il lavoratore riceve copia cartacea del certificato e dell'attestato di malattia, oppure può scegliere di avere i documenti inviati in pdf sulla sua posta elettronica o sulla PEC. 

L'INPS mette a disposizione dei cittadini e dei datori di lavoro gli attestati di malattia pervenuti, sia attraverso l'accesso diretto ai propri sistemi, previa registrazione, sia tramite trasmissione automatica via e-mail. È anche previsto un servizio di trasmissione al lavoratore, tramite SMS, dei dati essenziali dell'attestato di malattia (protocollo, data del rilascio, durata della prognosi, nome e cognome del lavoratore, nome e cognome del medico). Quindi, i dipendenti pubblici e privati non dovranno più consegnare il certificato al datore di lavoro, o inviarlo tramite raccomandata con ricevuta di ritorno entro due giorni lavorativi, perché il datore di lavoro lo potrà consultare nelle banche dati Inps. Il servizio è gratuito. 

LE PERPLESITA' DEI  MEDICI DI BASE. Oltre ai pazienti, però, i primi a lamentarsi del nuovo sistema sono stati proprio i medici di famiglia che hanno denunciato le criticità nel funzionamento del call-center, un  servizio predisposto a sostegno del medico, spesso intasato, rendendo impossibile terminare la procedura. "Questo va a discapito del tempo dedicato ai pazienti – ha fatto sapere la FIMMG, principale sindacato di categoria dei medici di famiglia - deve prevalere il buonsenso. Finché non vengono risolti i problemi tecnici, per noi è opportuno che resti una parte di certificazione cartacea".

PROBLEMI TECNICI E COSTI AGGIUNTIVI. Tra i vari problemi riscontrati ce n'è uno di natura economica, ovvero i costi aggiuntivi nei quali incorrono i medici di base che non vengono risarciti dalla riforma. L'azienda produttrice del software, infatti, ha richiesto 200 euro l'anno di costi di manutenzione e 250 euro per avere l'adeguamento del programma per l'invio dei certificati di malattia online. Inoltre, l'onere di inviare l'attestazione della malattia passa al medico che l'ha rilasciata, il quale è  tenuto ad inviarla entro due giorni lavorativi dall'inizio del periodo di lontananza dal lavoro del dipendente per motivi di salute, pena sanzioni quali la revoca della convenzione con il servizio sanitario nazionale o addirittura il licenziamento per i medici dipendenti pubblici. Il ministro Brunetta ha accolto le richieste dei medici, visti i problemi di carattere tecnico, e ha stabilito una nuova scadenza affinché i medici si adeguino, fissata entro e non oltre il 31 gennaio 2011. 

LA QUESTIONE DEL 'PIN'. Le intenzioni del provvedimento Brunetta sono senza dubbio lodevoli, dato che ambiscono ad eliminare circa 150-200 milioni di certificati cartacei e a far risparmiare circa 10 euro per ogni certificato, tanto al cittadino che all'amministrazione pubblica, per un totale di circa 500 milioni di euro. Ciò che accade in molti studi medici italiani, però, si discosta dai dati diffusi dal ministero dell'Economia e delle Finanze, che annunciano che "La media regionale dei medici di famiglia abilitati alla nuova procedura ha raggiunto il 91 per cento". 

Attualmente, sarebbero dotati delle credenziali necessarie all'invio dei certificati tutti i medici di famiglia in Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Valle d'Aosta (dove il 100 per cenrto dei medici è dotato di PIN). La percentuale dei medici abilitati supera il 91 per cento in Veneto, nella Provincia di Bolzano, in Campania, nelle Marche, in Basilicata, in Umbria, in Puglia, in Calabria, in Piemonte, in Molise e in Sardegna. Seguono Abruzzo (89 per cento), Lazio (87 per cento), Sicilia (86 per cento) e la Provincia di Trento (71 per cento). Si conferma il ritardo della Liguria, dove solo il 49 per cento dei medici di famiglia ha ritirato il PIN.

È evidente, allora, che il successo dell'operazione non ha a che fare con il necessario accreditamento dei medici (la ricezione del PIN per poter inviare i certificati online). Sembra sia necessaria un po' di pazienza, è questione di poco tempo e il meccanismo, opportunamente oliato, potrà andare a regime. 

LINK:
Le indicazioni sul sito del ministero della Salute
La circolare del ministero della Funzione pubblica 
Modelli telematici di certificato e attestato di malattia