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Morti in carcere: anno nuovo, storia vecchia
A Lecce il primo decesso in cella del 2011. Il 2010 si era chiuso con 173 casi, di cui 66 suicidi. Per l'Unione camere penali è "una vera e propria strage".
Fonte: Immagine dal web
Dietro le sbarre il 2011 non inizia sotto i migliori auspici. La morte di un giovane trentacinquenne nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce fa sì che il nuovo anno negli istituti penitenziari italiani si apra all'insegna della continuità con il vecchio. Nessuna inversione di tendenza sul fronte dei decessi che, insieme al numero crescente di suicidi in cella, sono segnale allarmante delle condizioni di detenzione nelle strutture della Penisola, costantemente sovraffollate.
Salvatore Morelli, così si chiamava il detenuto foggiano, sarebbe morto a causa di un infarto (sarà poi la relazione redatta dal medico legale Alberto Tortorella a chiarire le cause del decesso). L'uomo, affetto da patologie legate a problemi circolatori, oltre che da obesità, è stato trovato morto all'alba del primo gennaio dal suo compagno di cella che ha allertato la polizia penitenziaria. Il primo decesso del nuovo anno è stato registrato nel carcere di Lecce che quanto a sovraffollamento e, quindi, a vivibilità, non si differenzia da tutte le altre strutture carcerarie italiane. Anche nell'istituto pugliese, infatti, come denuncia il sindacato Uil-Pa Penitenziari, il numero di detenuti va ben oltre il doppio rispetto alla capienza regolamentare: 1.449 persone a fronte di 680 posti. Tra i numeri forniti dal coordinamento regionale Puglia del sindacato, inoltre, si contano 47 ricorsi alla Commissione contro la tortura della Corte di Strasburgo, 937 invii con urgenza al Pronto soccorso per eventi critici, ma anche 41 tentati suicidi.
Carceri sovraffollate e condizioni igienico sanitarie carenti hanno reso invivibili negli ultimi anni i penitenziari italiani e acuito il dramma dei suicidi in cella. Una tesi confermata dal rapporto 2010 dell'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, di cui fanno parte, tra gli altri, i Radicali Italiani e le associazioni 'Il detenuto ignoto' e 'Antigone': "Esiste - si legge nel documento - una relazione tra sovraffollamento delle carceri e frequenza dei suicidi". Secondo i dati dello scorso novembre elaborati dal sindacato di polizia Osapp, il numero dei carcerati, nello scorso anno, ha infatti superato le 69mila unità a fronte di una capienza regolamentare di 44mila 874 posti. Il 60 per cento dei detenuti appartiene alle fasce più deboli della popolazione: di questi il 30 per cento sono tossicodipendenti, il 40 immigrati, i restanti sono per lo più senza dimora e sofferenti psichici. E proprio la Puglia, con oltre il 20 per cento, insieme al Veneto (+11,2) e alla Liguria (+10,8) rientra tra le regioni che più di altre hanno sforato i limiti consentiti. Nella terra del Tavoliere solo nel 2010 sono morti 5 detenuti e di questi due per suicidio.
In Italia, come rivelano i dati di 'Ristretti orizzonti', l'organo di informazione on-line sugli istituti penitenziari, si sono contati 173 decessi con 66 detenuti che si sono tolti la vita. Cifre che suscitano l'allarme dell'Unione delle camere penali che descrivono le morti in cella come una "vera e propria strage" e che, dopo il decesso di un invalido al 100 per cento nel carcere di Sanremo il 28 dicembre scorso, hanno annunciato "esposti e denunce". "Tra decessi e suicidi siamo ormai a cifre impressionanti, a conferma che il carcere - rimarcano i penalisti - non è più solo luogo di limitazione della libertà personale, ma istituzione dove si rischia la vita e spesso la si perde". "Non è più insomma luogo di rieducazione, come vuole la Costituzione - aggiungono - ma discarica sociale dove vengono meno i principi fondamentali del diritto e dell'umanità".
Secondo l'Unione camere penali (Ucpi) "il rapporto di chi si uccide tra persone ristrette in carcere e quelle libere è di 19 a 1: una percentuale talmente sproporzionata da non essere spiegabile unicamente con la difficile situazione psicologica derivante dalla limitazione della libertà personale". A sostegno di questa tesi, infatti, i penalisti si richiamano alcune ricerche indipendenti, in particolare il rapporto 2010 dell'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, che "hanno dimostrato una correlazione fra sovraffollamento e suicidi: in nove istituti dove si registrano almeno due suicidi all'anno, il tasso medio di sovraffollamento è del 176 per cento contro un dato nazionale del 154, e la frequenza dei suicidi è di un caso ogni 415 detenuti, mentre la media nazionale è di uno su 1.090". "Questo dimostra - prosegue Ucpi - che dove l'affollamento è del 22 per cento oltre la media nazionale, la frequenza dei suicidi è più che doppia". Di fronte a tali numeri, l'impegno dell'Ucpi, guidata da Valerio Spigarelli, è quello di mettere in campo attraverso il suo Osservatorio, "un'azione di vigilanza sul fenomeno delle morti in carcere, valutando ogni singola vicenda anche attraverso esposti e denunce ove le circostanze e le dinamiche presentino profili di rilevanza penale".
Un altro tema sollevato dall'Ucpi e particolarmente caro ai Radicali, da sempre contrari al carcere duro, è quello dei regimi particolari di detenzione che riguardano il 10 per cento della popolazione carceraria. Tali regimi, insistono i penalisti, "nel 2010 sono stati interessati dal 60 per cento dei suicidi. Una cifra che dà ragione a chi definisce il regime del 41 bis una 'tortura bianca', dove molte limitazioni, più che ai giusti criteri di sicurezza, si ispirano a criteri di applicazione disumana della pena". La pensa così anche l'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, curato dal partito di Marco Pannella e dalle associazioni 'Il detenuto ignoto', 'Antigone', 'A buon diritto', e dalle redazioni 'Radiocarcere' e 'Ristretti orizzonti': "I regimi detentivi più 'duri' causano un aumento del numero di suicidi".
Secondo l'Osservatorio il 40 per cento dei suicidi nel 2010 sono avvenuti tra i detenuti comuni, mentre il 60 ha riguardato detenuti in isolamento, alta sicurezza, protetti. Al regime del 41-bis, il cosiddetto carcere duro, sono sottoposte poco meno di 700 persone, ma proprio questa fetta di reclusi, "contribuisce per quasi il 4 per cento - concludono dall'Osservatorio - al bilancio dei suicidi".
DOCUMENTI
- Dossier 'Morire di carcere' 2009-2010 e confronto con dati del Dap (Ristretti Orizzonti, pdf)
- Analisi sulla relazione tra sovraffollamento e numero dei suicidi (pdf)
LINK
- Radiocarcere
- Unione camere penali
- Associazione 'Antigone'
- Associazione 'Ristretti orizzonti'
- Associazione 'Il detenuto ignoto'
- Associazione 'A buon diritto'






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