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Pensioni anticipate: dal 2011 a riposo dopo i 61 anni di età. Ecco come

Dal 1° gennaio scattano le novità: 'Quota 96' per i lavoratori dipendenti, '97' per gli autonomi. Per tutti almeno un anno di attesa per l'assegno INPS. La nota positiva; aumentano di 7 euro le pensioni minime e di 6 euro gli assegni sociali.

» Previdenza Silvia D'Ambrosi - 04/01/2011
Titolo: Homepage del sito internet Inps
Fonte: www.inps.it

"Neanche un'ora di sciopero, nessuna tensione sociale" per portare a termine la prima parte della riforma del sistema pensionistico italiano. Il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, rivendica con orgoglio il contesto "sereno" in cui sono state varate alcune delle principali novità sul fronte delle pensioni che modificano il panorama della previdenza a partire dal 2011. 

Secondo le stime di Mastrapasqua i nuovi provvedimenti consentiranno allo Stato un risparmio di 38 miliardi di euro in dieci anni, "quello che stiamo vedendo oggi nel resto d'Europa - ha spiegato il prsidente dell'Inps- ci dice che l'Italia è stata attenta e saggia molto più di altri Paesi". L'Europa lo chiede in ragione dell'enorme debito pubblico italiano, e il Bel Paese risponde diminuendo le spese sul fronte delle pensioni. I risparmi statali, infatti, si giocano anche sul fatto che la pensione pubblica si allontana sempre di più. Questo vuol dire ad esempio, che allo scalino per le pensioni di anzianità già previsto nel 2007 dal precedente governo di centrosinistra, si aggiunge ora l'impatto della misura varata la scorsa estate sul cosiddetto "regime delle finestre". 

COME FUNZIONA LA PENSIONE ANTICIPATA. Un lavoratore dipendente potrà andare in pensione anticipata, rispetto all'età di vecchiaia, soltanto se la somma dell'età anagrafica e dell'anzianità lavorativa ammonta a 96 la cosiddetta 'quota 96', a patto che abbia almeno 60 anni d'età. Dal 2011, occorrono, quindi, 60 anni di età e 36 di contributi, oppure 61 anni e 35 di versamenti. Per i lavoratori autonomi, tuttavia, la quota è fissata a 97. Ma, dal 2013, ci sarà un ulteriore e ultimo scalino che porterà la quota a 97 per i lavoratori dipendenti e a 98 per gli autonomi, con età minime fissate rispettivamente a 61 e a 62 anni. Nel calcolo per stabilire i requisiti per la pensione di anzianità entrano in gioco anche le frazioni d’anno. Ad esempio, un dipendente che a marzo 2011 possa vantare 60 anni e sei mesi di età e 35 anni e sei mesi di contribuzione matura il diritto alla pensione di anzianità.

TEMPISTICA. Se i requisiti sono in ordine, l'assegno sarà concretamente disponibile a un anno dal riconoscimento del diritto alle pensioni di anzianità e di vecchiaia. Quindi, dal prossimo 1° gennaio, il periodo di attesa non sarà più variabile ma uguale per tutti: 12 mesi per i dipendenti e 18 per gli autonomi, sia per la vecchiaia che per l'anzianità, compreso il caso dei 40 anni di contributi maturati. Il pagamento degli assegni Inps infatti, scatta a partire dal 13° mese successivo per i dipendenti e dal 19° mese per gli autonomi. Questo "calderone unico" penalizza, in realtà, coloro che hanno versato molti anni di contributi. Infine, gli uomini che non hanno i requisiti contributivi per l'anzianità e devono quindi aspettare l'età di vecchiaia (65 anni) usciranno a 66 se sono dipendenti; a 66 e mezzo, se sono lavoratori autonomi. Le previsioni dell'Istat annunciano che a partire già dal 2011 con le nuove finestre mobili l'età media di chi raggiungerà il pensionamento si innalza ad oltre 62 anni, quasi 63. 

LE ECCEZIONI. Le nuove regole non si applicano agli insegnanti della scuola pubblica che continueranno ad andare in pensione dal 1° settembre di ogni anno, e a coloro che avevano in corso il periodo di preavviso alla data del 30 giugno 2010 e che maturano i requisiti entro la data di cessazione del rapporto di lavoro, e, nell'ambito di 10mila unità, a coloro che si trovano in mobilità con accordo stipulato entro il 30 aprile scorso, nonché i lavoratori coinvolti nei cosiddetti piani di esubero; banche, assicurazioni, e così via. 

NOVITA' PER LE DONNE. Per loro la pensione anticipata non esiste più. Infatti, anche le donne andranno in pensione con un'età minima di 60 anni, ma per le lavoratrici del settore privato ciò coincide con il limite di età previsto per la vecchiaia, motivo per il quale, la possibilità di pensione anticipata risulta azzerata. Per le dipendenti pubbliche che hanno il requisito dell'età anagrafica per la vecchiaia la soglia dei 61 anni si alzerà a 65 dal 2012, nel loro caso, però, esisterà ancora la pensione anticipata a cui si potrà accedere dimostrando di avere 60 anni di età e 36 di contributi, più un anno di attesa per percepire realmente l'assegno pensionistico a causa della nuova finestra mobile. In ogni caso, i 40 anni di contributi versati garantiranno la pensione di anzianità indipendentemente dall'età anagrafica. 

ASSEGNI PENSIONISTICI. La nota positiva è che dal 1° gennaio 2011, le pensioni minime salgono da 460,97 euro a 467,43, sette euro in più grazie allo scatto della scala mobile pari all'1,4 per cento. Aumenta anche l'assegno sociale, di quasi 6 euro, per gli over 65 che non abbiano altri redditi raggiungendo quota 417,30. La pensione sociale, infine, raggiunge i 343,90 euro al mese. 

CALCOLO DEI CONTRIBUTI. Se le nuove norme generano confusione, è bene ricordare che con il nuovo anno prenderà finalmente il via il calcolo con il metodo contributivo, che imporrà di calcolare la pensione sui contributi effettivamente versati. Il sito internet dell'Inps mette a disposizione, registrandosi, lo strumento telematico per il nuovo calcolo. 

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