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Potenza: un laboratorio d'arte pubblica per vincere il grigiore cittadino

Elisa Laraia, artista e curatrice di eventi, racconta come si possa insegnare a una città ancora segnata dal terremoto dell'Ottanta il valore del contemporaneo per ridare vita a un luogo fin troppo assopito, attendendo l'arrivo di un museo.

» Cronaca Arte Francesco Amorosino - 29/11/2010
Titolo: 'Qual è il tuo luogo', di Elisa Laraia

Regalare a una città solitamente addormentata, lenta, grigia e senza sorprese un elemento speciale, familiare, da scoprire con calma e da apprezzare giorno dopo giorno fino a farlo diventare parte della vita quotidiana. Quell'elemento è l'arte contemporanea e da qualche tempo anche Potenza non ne è più a completo digiuno grazie al Laboratorio permanente di Arte Pubblica (Lap), un grande progetto per portare per alcuni mesi sui muri del capoluogo lucano delle istallazioni capaci di far riflettere sulla vita e la storia stessa della città. Piccoli assaggi per insegnare il gusto contemporaneo al grande pubblico, inseguendo il sogno di un museo, uno spazio dove i tanti artisti lucani possano ritrovarsi e esprimere liberamente la propria creatività.

A ideare il Lap è stata Elisa Laraia che, nata a Potenza nel 1973, ha studiato a Bologna e ha viaggiato a lungo per realizzare progetti artistici e curatoriali, per poi tornare a casa, decidendo di trasferire lì la sua esperienza e provare ad avvicinare la città all'Europa e al mondo. Lei stessa è stata protagonista del primo appuntamento del Lap, curato da Roberto Daolio che ha selezionato i cinque artisti per i primi due anni del progetto e il terzo appuntamento è appena stato inaugurato in occasione del trentennale del terremoto dell'Ottanta.

"Il Lap - ci racconta l'artista - nasce da una mia idea di deframmentare un'opera d'arte lavorando su un concetto per poi crearci attorno immagini che possono essere fruite dal pubblico in maniera deframmentata. La prima opera del Lap si intitolava 'Qual è il tuo luogo?'', era una grande foto elaborata digitalmente grande sette metri e mezzo per quindici e tagliata in sei frammenti e sistemata all'interno della città". "Il fruitore doveva essere attore e creatore perché era lui stesso a dover lavorare sull'opera riguardandola nei suo passaggi quotidiani all'interno della città e poi farne un'opera propria". In questa intervista Elisa ci spiega nel detaglio il progetto del Lap l'impatto che qusto ha avuto nella città di Potenza:

Elisa, l'idea del Lap è stata utilizzata dagli altri artisti?
"Sì, il discorso è stato sviluppato nei successivi due appuntamenti utilizzando questo format e creando un un'opera unica che fosse distribuita nelle nostre sei postazioni da artisti che hanno passato del tempo a Potenza per capire la città. Alessandra Andrini aveva lavorato sull'annullamento dello spazio: l'opera 'White hole' consisteva in un cerchio bianco che andava a togliere dall'immagine fotografica proprio il luogo che si stava guardando in quell'istante. Per il terzo appuntamento Andrea Nacciarriti con 'Cronaca' ha deciso di creare un'opera che si riferisse al terremoto e per questo ne abbiamo spostato l'apertura per farla coincidere con il trentennale. Le sue sei opere sono frammenti delle testate giornalistiche dei giorni seguenti ai giorni del terremoto in cui lui mette in evidenza delle parole significative, mentre dà un colore scuro e sfumato allo sfondo. Lavora sulla memoria, sul processo per cui conserviamo maggiormente nei ricordi ciò che ci colpisce e lasciamo nell'ombra ciò che è di contorto".

Come è stato accolto il Lap dalla cittadinanza? 
"Io ho voluto regalare alla città di Potenza l'idea di che cosa significa l'arte pubblica. Penso di aver fatto un gesto forte per i cittadini che adesso recepiscono in maniera curiosa e in modo positivo il momento in cui ci sarà una nuova opera. È importante creare qualcosa di continuativo perché manifestazioni che si esauriscono in poco tempo sono solo fini a se stesse. Qui è importante creare un dialogo con una cittadinanza che deve colmare un vuoto fortissimo perché non ha un luogo dove fruire opere di arte contemporanea. Certo, le opere sono state accolte in maniera differente: il mio lavoro era estetizzante, avevo messo in evidenza sei identità della città di Potenza, sei donne legate a sei luoghi con il sogno di rimanere legate alla propria terra ma anche di uscire e conquistare luoghi lontani. Quell'opera è stata accolta in maniera gioiosa, perché quando si tende al bello tutti sono più pronti a capire. L'opera dell'Andrini aveva fatto compiere passi indietro perché era molto concettuale e sembrava facile da riprodurre e aveva posto questioni scomode per una città che aveva appena ricevuto un regalo, ora con il terza appuntamento miglioriamo perché abbiamo capito che la nostra città ha ancora bisogno di essere protagonista dell'opera e questa esigenza Nacciarriti l'ha colta. Noi dobbiamo andare incontro al pubblico in un contesto come questo dove c'è la necessita di educare e già il fatto che negli ultimi mesi molte persone hanno chiesto informazioni sulla prossima opera è per me un grande successo".

Quale è il rapporto con le istituzioni? Sono state decisive nella nascita del Lap?
"Ho presentato il progetto nel 2004 al sindaco di Potenza Vito Santarsiero che ne ha subito colto la validità e il livello innovativo per la città e mi ha dato l'opportunità di creare il laboratorio. Il periodo di gestazione è stato lungo perché il progetto si realizza solo nel 2009 quando viene accolto dalla Regione come grande evento. Inoltre stiamo dialogando per l'evoluzione del progetto che prevede per la prima volta l'alta formazione nell'ambito delle arti visive nella nostra regione, portando un grande artista a confronto con i giovani creativi per realizzare opere sul territorio. Con la Provincia abbiamo già fatto un corso sulla gestione di eventi di arte contemporanea. Il Comune dunque è in prima linea dandoci gli spazi e una postazione permanente all'interno di una delle scale mobili della città, il finanziamento viene dalla Regione e la formazione invece si attua nell'ambito della Provincia. Inoltre lavoriamo con le associazioni: oltre a Opera Prima che dal '98 lavora per costruire un museo di arte contemporanea della città, il Lap è organizzato da un circuito di associazioni chiamato Art Factory Basilicata".

A che punto è, invece, l'idea di realizzare il museo?
"Da un'idea semplice come quella di uno spazio per il contemporaneo è nato un progetto chiamato 'Visioni urbane' legato a politiche regionali che si concretizzerà nella creazione di cinque centri sperimentali in tutta la regione dove si esplicheranno attività di vario genere, dalla musica al teatro all'arte, ma è lontano dall'idea di un museo o almeno di una rete di spazi che si occupano di contemporanea. Questi cinque centri, però, non hanno tenuto conto della richiesta del territorio, cioè i fruitori e la scena creativa che voleva trovare uno spazio in cui vivere con l'arte. In centri dove si fa tutto l'arte sarà penalizzata. Il contemporaneo ha bisogno di luoghi adatti: a Potenza c'è una pinacoteca, ma non è facile realizzare istallazioni in posti del genere, a meno che non ci sia un investimento, del tutto assente, in produzione di opere 'site specific' ".

A quale progetto ti stai dedicando adesso?
"Tra le altre cose ci tengo a dire che un impegno costante verso la realizzazione di grandi eventi culturali non può prescindere da un lavoro politico. Io lavoro nel Partito Democratico qui per creare una legge sulla cultura, fondamentale per indirizzare in modo chiaro gli interventi e dare regole giuste per far sì che progetti di qualità che si radichino nel territorio possano essere sostenuti".

Spiegami un po': hai studiato a Bologna, hai girato il mondo ma sei tornata a Potenza, perché?
"Sono tornata a Potenza nel 2007 dopo 15 anni di vita a Bologna perché è nato mio figlio e volevo che almeno per i primi anni crescesse dove sono cresciuta io. Sono tornata, però, anche per il Laboratorio permanente e ho spostato il mio studio da Bologna a qui prendendo una valida collaboratrice e illustratrice, Monica Nicastro. Bologna, però, era un punto d'appoggio dal 2005, perché ho viaggiato a lungo tra Stati Uniti ed Europa. Passare dal mondo a Potenza è traumatico, non lo nego, però per una persona come me è anche stimolante: vedere l'entusiasmo delle persone per il Lap è fantastico ed è bello essere riuscita a mantenere i contatti e a crearne di nuovi con le realtà che nel frattempo hanno vissuto qui cercando di migliorare questa città. Qui c'è tanto entusiasmo tra i giovani che sono rimasti ma c'è tanta indifferenza e poca voglia di comprendere, poca curiosità in alcuni momenti dal resto della città. Io poi lavoro su due tesi fondamentali, l'identità e la memoria e quale luogo più giusto se non il luogo di nascita e di formazione? Sono per un'identità aperta e sull'idea di molte scelte differenti possibili. Io uso lìarte per aprire le menti che non sono pigre, anzi, sono pronte a ricevere proposte".

LINK
- Il Laboratorio permanente di Arte Pubblica
- Le opere di Elisa Laraia