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Università e lettori stranieri: si muove il governo di Cameron
Il ministro per gli Affari europei Lidington: "Inaccettabile la loro condizione negli atenei italiani. Farò pressioni su Roma". Il rettore dell'Unical: "Noi stiamo riconoscendo gli arretrati".
Fonte: Immagine dal web
"Sono andata in pensione tre anni fa, all'età di 59 anni, con un assegno di 580 euro, il mio stipendio nel 1993", dice una lettrice straniera di lingua inglese dell'Università di Bologna. É una situazione "inaccettabile e vergognosa, sia per l'Italia, che si ricorda di far parte dell'Unione Europea solo saltuariamente, sia per il prestigioso ateneo bolognese, che fruisce delle competenze di questi docenti senza dar loro un idoneo riconoscimento", commenta un'ex studentessa.
LA DISCRIMINAZIONE. Voci di dentro. Proteste che non arrivano solo dalla città delle Due Torri, ma si levano un po' da tutte le università italiane. In queste pagine è stata ampiamente raccontata la discriminazione subita dai collaboratori didattici che hanno studiato all'estero. Un 'mobbing' che nasce dal mancato riconoscimento giuridico cui si aggiungono condizioni economiche e di carriera spesso disastrose. Un supplizio trentennale costellato di leggi sbagliate, contratti vessatori, sentenze riparatrici e speranze tradite. Senza dimenticare le sanzioni comunitarie ai danni del nostro Paese.
LA RIFORMA GELMINI NON RISOLVE. La stessa riforma Gelmini che il Parlamento sta discutendo non scioglie il nodo. E continua a negare la ricostruzione di carriera fin dalla data della prima assunzione (come prescritto dalla Corte di Giustizia Ue), interrompendo il calcolo all'entrata in vigore della 236/1995. Quella legge ha cancellato la parola 'lettore', trasformando (solo nominalmente) la figura professionale in 'collaboratore ed esperto linguistico'. Le mansioni, tuttavia, sono rimaste invariate e i problemi pure.
IL RETTORE: "QUI NIENTE CONTENZIOSI". "Noi abbiamo cercato un accordo con i nostri lettori – dice a Nannimagazine.it il rettore dell'Università della Calabria, Giovanni Latorre – Abbiamo concordato con loro gli arretrati in via preventiva e li stiamo cadenzando nel tempo perché i bilanci non ci consentono di liquidarli in un'unica soluzione. Per fortuna non abbiamo contenziosi". L'ateneo di Rende ha 27 ex lettori di lingua straniera che costano complessivamente 1,2 milioni di euro e sono equiparati ai ricercatori a tempo definito con l'impegno temporale standard di 500 ore annue.
UNICAL: "SIAMO IN REGOLA". All'Unical ci tengono a precisare che "i collaboratori ed esperti linguistici in servizio presso l’ateneo sono stati tutti inquadrati in modo stabile con contratti di lavoro a tempo indeterminato dalla prima data di assunzione. Agli stessi non sono affidate in alcun modo attività didattiche ma, prevalentemente, funzioni di supporto all’apprendimento delle lingue sotto forma di esercitazioni". Naturalmente Nannimagazine.it verificherà quanto prima la veridicità di queste informazioni, ma intanto gli uffici del rettore Latorre ribadiscono che il tetto delle 500 ore di servizio non viene sforato. E che l'università calabrese si è adeguata a quanto prescritto dalla sentenza europea del 2001 e dalla legge italiana del 2004.
IL TRISTE RECORD BOLOGNESE. Sarà, ma la 63/04 è stata giudicata illegittima da un pronunciamento della Cassazione datato 2006. In più i tribunali hanno dato ripetutamente ragione ai lettori anche sul fronte dell'accesso negato ai posti di supplenza. "A Bologna e Napoli si vive probabilmente la situazione peggiore", dice David Petrie, lo studioso di lingua inglese dell'Università di Verona che ha ottenuto di recente un risarcimento dal Consiglio di Stato per il comportamento discriminatorio del suo ateneo. Di sicuro, il capoluogo emiliano detiene un triste primato: la professoressa Linda Ogden, lettrice di lingua inglese, è stata infatti licenziata e riassunta (su ordine dei tribunali) per ben cinque volte.
LA RABBIA DEL GOVERNO CAMERON. Lo scozzese Petrie guida l'Associazione italiana dei lettori stranieri e con spirito battagliero ha portato la questione in sede europea. Inoltre, ha acceso il dibattito in Gran Bretagna tanto da spingere il governo Cameron a una presa di posizione. "Si tratta di un'ingiustizia che è andata avanti troppo a lungo – ha detto il ministro per gli Affari europei, David Lidington – La condizione dei lettori nelle università italiane è moralmente ingiusta e contraria allo spirito di cooperazione europea. Farò pressioni sul governo italiano per avere giustizia". Se non è un incidente diplomatico, poco ci manca.
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- La pagina web dell'Associazione lettori stranieri in Italia
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Il portavoce dell?Unical afferma ?Agli stessi non sono affidate in alcun modo attività didattiche ma, prevalentemente, funzioni di supporto all?apprendimento delle lingue sotto forma di esercitazioni". Così egli colpisce due piccioni con una fava: quello didattico/metodologico nonché quello giuridico. Questo perché tale affermazione, oltre a dimostrare che la visione primitiva e consunta del sistema Universitario italiano in rapporto all?insegnamento linguistico sia ancora quella vigente, rivela al contempo una volontà a disattendere i contenuti delle sentenze della Corte di Giustizia europea. Sul piano giuridico, andrebbe sanzionato dall?UE; sul piano didattico, il voler pretendere che il sapere sia compito del docente mentre trattare il sapere fare sia materia per l?umile lettore, risulti un?emerita corbelleria che ha contribuito al fallimento della politica linguistica del Paese intero. In questo senso, è consigliata la lettura del documento/denuncia della Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Lingue e Letterature Straniere (documento del 15.03.2008, disponibile all?indirizzo http://www.bda.unict.it/Pagina/It/Notizie_1/Comunicazioni_dal_Rettore_2/0/2008/04/07/1659_.aspx il quale recitava ?La legislazione universitaria italiana non ha saputo affrontare un quadro giuridico attendibile ed accettabile riguarda al personale di madrelingua (lettori e/o CEL), ignorando di fatto il carattere indispensabile del loro apporto nel processo di apprendimento/insegnamento delle lingue straniere.? Vista, pertanto, la mancanza di perizia del portavoce dell?Unical in materia di insegnamento della lingua - sul piano giuridico nonché su quello didattico/metodologico - ci si auspica che impari a fare tacere la propria. Raphael Aceto
Sono lettrice di madrelingua Francese a Bologna dal 1981. la mia situazione è simile a quelle delle colleghe che si vi hanno già scritto: ho vissuto e continuo a vivere le stesse traversie da 30 anni ormai...Posso solo ribadire che lo Stato Italiano ha sfruttato e continua a farlo le competenze di una intera categoria, oltrettutto formatesi alla spese di altri Stati e prosegue il suo ladrocinio mandandoci in pensione con una cifra poco più alta di quella "sociale!
Vorrei congratularmi con l'Università della Calabria che ha attuato i diritti garantiti dalla legge del loro ex lettori. Sarebbe bello vedere l'Università di Bologna, dove 29 ministri dell?istruzione europea si sono incontrati il 18 e 19 giugno del 1999 per firmare il famoso, Processo di Bologna, fare lo stesso.
Sono una lettrice all'Università di Milano. Vado in pensione il 1 febbraio 2011 (ho quasi 62 anni) e gli anni di anzianità all'Università italiana sono: 29 anni e 7 mesi. Ho due lauree (l'Università di Pietroburgo, Russia e lo IULM di Milano, Italia) con i voti 110 e lode e un diploma di ricercatore (l'Università di Pietroburgo, Russia ). La mia pensione sarà di 720 euro. E' ingiusto!
"i collaboratori ed esperti linguistici in servizio presso l?ateneo sono stati tutti inquadrati in modo stabile con contratti di lavoro a tempo indeterminato dalla prima data di assunzione. Agli stessi non sono affidate in alcun modo attività didattiche ma, prevalentemente, funzioni di supporto all?apprendimento delle lingue sotto forma di esercitazioni". Proprio per questo affermazione del rettore Latorre, io come lettrice a l?università di Bologna non ho firmato il contratto di collaboratore ed esperto linguistico perché era un declassificazione di mio ruolo avendo in 1997 già insegnato per 25 anni, 7 in Inghilterra e 18 in Italia. Per un punto di principio, sono stata ?punita?, con altri colleghi a Bologna prima con un licenziamento, poi re-integrazione nel '98 alle condizioni dell'ultimo contratto, quindi con lo stipendio del '93. Adesso sono in pensione con un assegno di 580 euro, il mio stipendio nel 1993.
sono un ex-lettore dalla Sapienza di Roma. In gran part, il problema lettori resta nella mancanza di apertura mentale dagli amminstratori universitari- (rettori & presidi) ed il baronati dei professori tra i politici & parlamentari. Con tutto le chiacchere che fanno lorsignori sulla posizione nella UE, non sanno che l'atteggiamento loro e ben lontano dal resto del UE e che il lettorato ha una storia lunga e onorevole (vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Reader_%28academic_rank%29). Poi piangono lacrime da coccodrillo quando arrivano 129esimo nella classifica universitaria!!!!
Sono lettrice da 22 anni, e pur incontrando studenti brillanti, ho notato che molti mancano di un elemento base per comunicare come i loro pari di quasi tutto il mondo in una o due lingue straniere per dialogare e per lavorare al di fuori del loro ambiente. Sono convinta che la politica verso gli stranieri e verso le lingue straniere sia alla base di questa grave carenza. Siamo costretti a insegnare la lingua straniera a gruppi che vanno da 30 a 60 studenti dalle ore 14 in poi. Tutto ciò dice chiaramente quanta poca importanza ha l?apprendimento della lingua straniera in Italia. Però le lezioni private abbondano. Conclusione: che paga il prezzo più caro per questa politica sono i giovani studenti e laureati. Janice Beccaria
Non che quale fa più pena: il sistema universitario o la giurisprudenza. Quante cause deve fare un lavoratore in Italia per veder applicata un sentenza europea?
Meno male che c'è un giornale che parla della triste situazione dei lettori. Stupisce davvero che le università continuino a insistere sul fatto che la nostra non sarebbe "in alcun modo" attività didattica ma "supporto all?apprendimento delle lingue sotto forma di esercitazioni" - gli esercizi non fanno parte della didattica? E non è forse vero che nell'apprendimento delle lingue l'esercitazione è fondamentale? cordialmente G.Schneider
I lettori insegnano, ma "non sono docenti." Come si spiega questa umiliazione decennale? Il governo italiano dovrebbe capire che è molto più produttivo un lavoratore felice.
NanniMagazine ha puntato il dito dritto sul problema usando termini chiari. La situazione dei lettori stranieri in Italia è una palese questione di "mobbing", di "leggi sbagliate" e di tante "speranze tradite" per usare le parole che Ulisse Spinato, ha osato scrivere con coraggio e maestria. I giornali tradizionali e le televisioni private o pubbliche non vogliono parlarne di questa vergogna per un paese che ha voluto entrare in Europa ma che le leggi europee non vuole rispettare. Grazie per dare voce a tanti di noi,lettori stranieri, convinti cittadini europei ma tristemente messi all'ombra e privi dei diritti che altri lavoratori sì hanno in Italia. Mi piacerebbe che NanniMagazine documentasse il lavoro che i lettori fanno dentro le aule degli atenei italiani e che giudicasse se quello che fanno è insegnare o altro, e se il nostro lavoro è diverso dal resto dei professori.
Grazie ancora per l'interessa di NanniMagazine per l' insegnamento delle lingue nelle università italiane, e spero che verificherete al più presto la reale situazione all'Unical. Sarebbe molto interessante assistere alle "esercitazioni" di lingua all'Unical per vedere come i colleghi riescano a non fare "attività didattica" quando gli studenti sbagliani esercizi e chiedono spiegazioni. Forse i colleghi mandano gli studenti dal professore? All'Università di Bologna, come in molte altre università, sono i lettori e collaboratori linguistici ad insegnare, spiegare e poi consolidare e verificare attraverso esercizi: non è didattica questo? Nelle scuole medie inferiori e superiori viene considerato tale. David McAllister, lettore, Università di Bologna
NanniMagazine continua a creare uno squarcio di luce nel buio pressoché totale della stampa italiana su questo drammatica discriminazione, che va avanti ormai da trent?anni negli atenei del nostro paese, scandalosamente legalizzata ? e finanziata - da parte delloStato italiano, contro gli interessi dei suoi cittadini, soprattutto quelli giovani.
Sono lettrice di tedesco all'unversità del Salento da 22 anni, anche io sto provando di fare presente al governo della Germania questa discriminazione nei confronti di noi lettori nelle unversità italiane; grazie a Petrie e al governo di Cameron forse riuscirò più facilmente
"Agli stessi non sono affidate in alcun modo attività didattiche" Contrariamente a quello che dice la Corte di Giustizia Europea che specifica che abbiamo il diritto di fare domanda per "incarichi di attività didattiche" " ma, prevalentemente, funzioni di supporto all?apprendimento delle lingue sotto forma di esercitazioni". E qui sta l'ipocrisia. Noi insegniamo. Puoi chiamare la nostra attività "esercitazioni" oppure "pulizie dei bagni". Non cambia quello che facciamo. Qual'é la radice dell'astio nei nostri confronti. Soldi? Complesso d'inferiotità dei docenti italiani di lingua stranier? Soldi? Sfruttamento dello straniero? Una società clientilista chiusa agli estranei? Baronagio? Ma so che è ora di farla finire.
Sono un CEL presso l'Università di Milano dove sono stato assunto dieci anni fa. Credevo, dopo quindici anni di lavoro come 'esperto di madre lingua inglese' nella scuola superiore, che il lavoro nell'università mi avrebbe regalato nuove esperienze ed emozioni e che avrei trovato più soddisfazioni professionali, ma niente di tutto ciò. Mi fa ridere che nell'articolo di cui sopra si dice che "non sono affidate in alcun modo attività didattiche ma, prevalentemente, funzioni di supporto all?apprendimento delle lingue sotto forma di esercitazioni". L'Unical evidentemente non sa cosa sia la didattica né chi la fa nell'università odierna: preferisce giocare con il significato delle parole. A noi, spesso veri professionisti della didattica, con fior fior di qualifiche, il compitino di 'esercitazioni'; e soltanto ai professori in cattedra il vero compito della 'didattica'. Prima di parlare di 'didattica' l'Unical (o chi per loro) dovrebbe andare a vedere cosa fanno i CEL in aula (e con quanti studenti) e poi chiedere all'utenza se le nostre lezioni sono utili. Avrei tante altre cose da dire sull'argomento (lo stipendio risible, la pensione stra-risibile, la carriera - oops! dimenticavo: non esiste) ma devo seguire le patate che stanno bollendo in cucina. Derek Allen (CEL Università di Milano)
Sono un lettore dell'Università di Catania e sono da quasi 20 anni in un contenzioso, mio malgrado, con il prossimo appello, ahimé, stabilito per il 2112. Bisogna capire subito una cosa almeno per quanto riguarda il mio ateneo (ma credo che sarà simile anche per tanti altri): noi facciamo LEZIONI ed ESAMI (come stabilito anche in tribunale) ma questi vengono 'riqualificati' come ESERCITAZIONI e VERIFICHE perchè 'lezioni' ed esami' sono mansioni 'didattiche', e ammettere che noi facciamo didattica significherebbe ammettere di aver avuto torto per tutti questi anni.
unbelievable...there is no end to this embarrassment?
Mi trovo in una situazione simile --30 anni di servizio come lettore - una causa vinta che mi riconosce il tempo indeterminato dal primo giorno di assunzione -- ma la mia università mi pagherà la tfr come dipendente a tempo indeterminato soltanto dal giorno della sentenza -- Sono già dovuto andare da un avvocato anche per la questione del tfr ! e poi - avevo fatto 6 anni prima in un altra universita... Non finisce mai.