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Ictus: analisi dei pazienti nel profilo anagrafico

Dopo una prima parte relativa alla percezione della malattia, la ricerca Censis e A.L.I.Ce. ha poi studiato le condizioni di vita dei nuclei familiari in cui è presente un malato di ictus e la quantificazione dei costi sociali provocati dalla patologia.

» Patologie Redazione - 15/11/2010

Considerando l'area geografica di residenza e il sesso dei pazienti colpiti da ictus inclusi nello studio risulta che essi sono distribuiti in modo abbastanza equilibrato tra maschi e femmine e tra le quattro macroaree territoriali del paese: il 25,2% vive al Nord Ovest, il 19,0% al Nord Est, il 26,0% al Centro e il 29,8% al Sud e nelle Isole (tab. 19).

Per quanto riguarda invece l’età, i pazienti coinvolti nell'indagine sono prevalentemente persone anziane e molto anziane. L'81,8% ha più di 65 anni ed il 30,7% è ultraottantenne. L'età avanzata, che rappresenta un fattore di rischio molto significativo nell'incidenza della malattia, caratterizza dunque nettamente la popolazione degli ammalati confluiti nel campione. In particolare, rispetto ai pazienti più giovani, si rileva che è l'1,3% dei casi considerati ad avere meno di 45 anni, il 5,1% ha tra 45 e 55, e l'11,7% tra i 56 ed i 64 anni. 

Alla luce dell'evoluzione demografica italiana l'ictus rischia dunque di diventare ancor più un'emergenza sanitaria nel Paese, sia per quello che concerne il volume della domanda di prestazioni sanitarie di emergenza, che, soprattutto, per l'aumento del carico assistenziale a medio e lungo termine che l'aumento dei casi di ictus è destinato a determinare per le famiglie. L'unica prospettiva per contenere questa emergenza rimane la capacità del sistema di informare sulla malattia, e dunque di promuovere l'adozione di comportamenti in grado di prevenirla e ridurne l'incidenza.

 
Dal punto di vista abitativo, quasi 9 pazienti su 10 vivono a casa loro (l'87,4%, gli uomini, il 91,4%, più spesso delle donne, l'83,4%), il 7,4% vive invece nella casa di un figlio o di una figlia (le donne, 11,8%, più spesso degli uomini, il 3,0%). Il 4,1% vive in casa di altri parenti (3,7%) o di amici (0,4%), mentre l'1,1% vive in una istituzione residenziale (istituto o casa di cura). Al momento dell'insorgenza dell'ictus la grande maggioranza dei pazienti era in pensione (il 70,0%), soprattutto i pazienti di sesso maschile (l'80,2% contro il 60,1%) delle donne. I lavoratori erano, complessivamente, il 13,3%, soprattutto stabili o a tempo indeterminato (il 18,5% degli uomini ed il 7,9% delle donne), mentre casalinghe (il 16,2% del totale), erano il 31,5% della componente femminile del campione:

I dati relativi al’assetto familiare, dunque con chi vivono i pazienti intervistati, permettono di mettere subito in luce una differenza importante che si rileva nel campione, tra pazienti uomini e pazienti donne, e relativa al grado di parentela con il caregiver. Il 51,7% dei pazienti uomini, infatti, vive da solo con la moglie, mentre le pazienti donne che vivono da sole con il marito sono il 24,4% (complessivamente vive in questa configurazione abitativa il 37,9% dei pazienti), così come sono più frequenti i casi in cui i pazienti uomini vivono con coniuge e uno più figli (17,5%) rispetto a quanto rilevato per le pazienti donne (13,9%).

Tra le pazienti di sesso femminile, invece, risultano proporzionalmente più alti i dati relativi alla convivenza solo con uno più figli, pari al 19,3% contro il 7,7% degli uomini (in totale è nel 13,1% dei casi che si riscontra questo assetto). Si tratta di una differenza significativa, e che si riflette (come si approfondirà più avanti) in modo decisivo sull'assetto dell'assistenza ai pazienti:

[Fonte: Ricerca Censis e A.L.I.Ce.]