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Ictus: informarsi, prevenire e curare

Uno degli aspetti più significativi emersi dall?indagine è rappresentato dall?informazione e dalla conoscenza dei fattori di rischio, una consapevolezza che può influire in modo decisivo sui comportamenti preventivi da adottare.

» Patologie Redazione - 15/11/2010

I dati fin qui riportati hanno evidenziato come l'ictus rimanga una patologia per molti aspetti ancora misteriosa, almeno per una quota significativa del campione, che fa fatica a riconoscere non solo i sintomi più specifici, o a indicare i comportamenti più corretti da adottare in caso di ictus, ma anche ad individuare la sede anatomica coinvolta. Anche la dimensione e la rilevanza epidemiologica dell'ictus sono argomenti che per buona parte dei rispondenti rappresentano questioni sostanzialmente sconosciute.

Tuttavia, l'ictus fa paura: interrogati su quali siano le patologie che temono maggiormente, gli intervistati lo indicano nel 28,5% dei casi, e si tratta di un dato che tende ad aumentare tra i pazienti più anziani (passa infatti dal 19,5% dei 18-29enni al 32,1% degli over65). Come ampiamente attestato in letteratura, invece, le patologie che complessivamente raccolgono il maggior numero di indicazioni sono quelle oncologiche (tumori e leucemie), indicate dal 57,1%, mentre la patologia statisticamente più pericolosa, ossia l'infarto del miocardio, viene indicata dal 20,0% del campione. Più alta, invece, la quota di indicazioni relative alle malattie cronico - degenerative, come l'Alzheimer, e pari al 25,3%, mentre rimane molto contenuta la percentuale relativa a all'AIDS (6,2%), anche tra i giovani (6,7%).

Nell'incrocio per classi di età si osservano, per altro, variazioni piuttosto significative nei dati: tra i rispondenti più giovani, infatti, la quota di indicazioni per tumori e leucemie (particolarmente letali, e relativamente più frequenti in questa classe d'età) raggiunge il 71,1%, e pur rimanendo l'item su cui converge la maggioranza delle indicazioni in tutte le classi d'età, le quote tendono a scendere progressivamente all'aumentare di essa, fino al 47,8% rilevato tra gli over65, mentre i rispondenti più anziani, sono tendenzialmente più spaventati dall'infarto (22,1% contro il 14,1% dei 18-29enni) e dalle malattie cronico degenerative (27,3% contro 21,5% dei 18-29enni):

Uno degli aspetti a proposito dei quali l’indagine di popolazione offre il valore conoscitivo più significativo è certamente rappresentato dalla conoscenza dei fattori di rischio, dal momento che si tratta di un genere di consapevolezza che può influire in modo decisivo sui comportamenti preventivi da adottare.

L'ipertensione arteriosa viene indicata come il più importante fattore di rischio per l'ictus cerebrale (67,6% delle frequenze). La sua elevata diffusione nella popolazione fa probabilmente sì che se ne conoscano anche le implicazioni cerebrovascolari. Rimane invece ampiamente ignorato il peso dei fattori di rischio legati alle malattie del cuore, indicate appena dal 7,7% dei rispondenti, quali l'infarto del miocardio e la fibrillazione atriale. Lo stesso vale anche per il fattore anagrafico età che viene menzionato dal 5,4% dei rispondenti, mentre rappresenta un fattore di esposizione molto significativo, data anche la prevalenza dei fattori di rischio nella popolazione anziana. E a menzionarlo di meno sono proprio le due classi di età più avanzate (poco più del 3% nella classe 45-64 e oltre i 65 anni).

A parere degli intervistati, il secondo fattore in ordine di importanza è invece l'alto livello di colesterolo nel sangue (44,0% dei casi), e anche in questo caso si tratta di un fattore di rischio "famoso" presso la popolazione, e dunque citato in quote molto significative. Diabete e obesità raccolgono rispettivamente quote di indicazioni pari al 13,3 e al 14,5%, mentre i fattori ereditari vengono indicati da una quota pari al 15,4% del campione, e più spesso dai rispondenti più giovani:

La lettura dei dati sembra quindi suggerire, una volta di più, che l'ictus come patologia non goda di una visibilità particolare, dal momento che i fattori di rischio indicati come decisivi dal campione sono, di fatto, condizioni cliniche genericamente note, indicate dai rispondenti con frequenze che sembrano rispecchiare più la rischiosità generale che non quella specifica per l'ictus. In modo simile a quanto rilevato a proposito dei fattori di rischio, i comportamenti preventivi che vengono citati dalla maggior parte dei rispondenti sono quelli sui quali esiste una più estensiva politica di promozione e informazione, a livello generale:

Circa la metà dei rispondenti, infatti, individua nella dieta equilibrata lo stile di vita più importante in questo senso, si tratta di aspetto di cui appaiono più coscienti in particolare gli intervistati che hanno superato la soglia dei 30 anni, e che rappresenta in effetti uno degli elementi cruciali per la prevenzione dell'ipertensione arteriosa, delle malattie cardiache e dell’ipercolesterolemia. Segue per peso percentuale l'astensione dal fumo (23,0%), indicata invece con maggiore frequenza dai giovani, e anch'esso elemento importante in prospettiva preventiva. L'attività fisica raccoglie una quota del 14,8% mentre è il 13,1% considerare la riduzione dello stress il comportamento più efficace per la riduzione del rischio di ictus.
 
Quanto ai comportamenti da adottare per prevenire la malattia, il controllo della pressione arteriosa risulta essere la strategia più adeguata secondo la maggioranza del campione (52,4%). Un rispondente su quattro (25,0%) ha invece fatto riferimento al controllo del colesterolo, mentre il 16,2% ha fatto riferimento al controllo del peso ed il 4,3% ha indicato il controllo della glicemia. In tutte le classi d'età la quota più alta di rispondenti ha fatto riferimento al controllo della pressione, tuttavia va rilevato che la consapevolezza dell'importanza di questo tipo di controllo tende a diminuire tra le classi d'età più avanzate, tra le quali il dato si ferma al 45,4% contro il 62,4% dei 18-29enni, mentre risultano generalmente più alte, tra i rispondenti over65, le quote relative al controllo del peso e della glicemia:

Infine, per quanto concerne la conoscenza dei fattori più determinanti per la possibilità di guarigione dall'ictus, il 71,9% dei rispondenti ha indicato la tempestività dei soccorsi e delle cure d'emergenza, mentre raccolgono quote molto simili di indicazioni l'accuratezza della diagnosi (18,8%), l'invio in tempi brevi ad un reparto specializzato quale la stroke unit (18,5%) e la qualità delle terapie riabilitative (18,0%). Il 14,8% cita l'instaurazione tempestiva di una terapia specifica quale la trombolisi, mentre è 1 rispondente su 10 a fare riferimento alle condizioni di salute generale del paziente (il 10,3%):

Se va sottolineato che, comunque, la tempestività dei primi soccorsi e delle cure d'emergenza rappresenta un aspetto cruciale per la sopravvivenza, ancor prima che per la guarigione, in caso di ictus, i dati evidenziano come la grande maggioranza degli intervistati ignori l'importanza determinante della terapia specifica (trombolisi) nelle prime ore dopo l'evento per salvare il paziente e contenere i danni della malattia. La possibilità di instaurare la terapia specifica dipende dalla disponibilità di strutture e di personale dedicati alla cura dell'ictus (stroke unit), e anche l'invio a questo tipo di reparto è un aspetto dell'assistenza che viene indicato solo da una minoranza di rispondenti (meno di 1 su 5).

Per altro, se i rispondenti dotati di titoli di studio più elevati tendono in quote più alte a fare riferimento alla trombolisi (è il 18,6% dei laureati contro 9,8% dei rispondenti senza titolo o con licenza elementare), a proposito della stroke unit si assiste ad un andamento inverso, e dunque a fronte del 20,8% dei rispondenti con titoli più bassi che vi fanno riferimento, è il 15,5% dei laureati a fornire questa risposta.

La ragione per cui viene sottostimata dagli italiani l'importanza della terapia specifica e dei reparti dedicati come fattori determinanti per la guarigione viene spiegata bene dal fatto che solo quote minoritarie del campione dichiarano di sapere di cosa si tratta: poco più di un quarto (il 26,2%) conosce la trombolisi e in percentuale più elevata i laureati (39,5%); solo il 15,0% conosce la stroke unit, anche in questo caso soprattutto i laureati (25,6%):

[Fonte: Ricerca Censis e A.L.I.Ce.]