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Ictus: conoscenza e capacità di riconoscere i sintomi

Anche se nel complesso molti italiani dimostrano di conoscere i disturbi più frequenti, sono ancora poche e confuse le idee riguardo i 'campanelli d'allarme' di questa patologia.

» Patologie Redazione - 15/11/2010

Per quanto riguarda la conoscenza e la capacità di riconoscere i sintomi che possono essere causati da un accidente cerebrovascolare, gli intervistati dimostrano di conoscere le combinazioni più frequenti di disturbi che compaiono quando si è colpiti da un ictus, indicando nel 68,7% dei casi l'improvvisa paralisi di un lato del corpo, nel 58,8% dei casi l'improvvisa difficoltà a parlare o a comprendere quello si ascolta, mentre si ferma all'11,0% dei casi un improvviso problema di vista o cecità.

Complessivamente la quota di indicazioni per sintomi che non sono specifici dell'ictus si mantiene contenuta, per quanto vada rilevato che i valori tendono a salire non solo tra i rispondenti meno scolarizzati, ma soprattutto tra i più anziani, evidentemente più esposti al rischio. Inoltre, il fatto che un sintomo importante e significativo quale l'improvvisa cecità venga indicato solo da in un caso su dieci rappresenta un evidente problema di conoscenza presso la popolazione.

Il quadro della capacità di riconoscimento dei sintomi, peraltro, evidenzia una maggiore criticità proprio tra i rispondenti più a rischio, ossia i più anziani: sono infatti gli ultrasessantacinquenni a cadere più spesso in errore, e circa una risposta su cinque tra quelle fornite da questi rispondenti risulta errata, laddove è infatti più bassa la quota di indicazioni per l'emiparesi come sintomo specifico dell'ictus (59,8% contro il 68,7% complessivo) e più alte quelle relative al senso di oppressione o costrizione al petto (9,2% contro la media del 7,4%):

Se in termini di conoscenze di base, necessarie per riconoscere l'insorgenza dell'ictus cerebrale, il campione intervistato mostra di avere qualche titubanza, per quanto riguarda invece la scelta dei comportamenti da adottare nel caso in cui si sospettasse un ictus, le indicazioni offerte dalla grande maggioranza degli intervistati sono improntate al buon senso e alla prudenza.

L'88,8% degli intervistati risponde infatti che se accusasse uno dei sintomi che ha identificato come specifici dell'ictus cercherebbe il ricovero immediato in ospedale chiamando un'ambulanza (59,0% dei casi) o recandovisi da sé (29,8%). L'ictus cerebrale rappresenta infatti un'urgenza medica che richiede un intervento terapeutico nelle prime ore al fine di minimizzare il rischio di morte del paziente e contenere gli esiti della malattia, e la quasi totalità delle risposte del campione sembra improntata a questa consapevolezza.

Rimane una quota di rispondenti che dichiara comportamenti "critici", pari all'11,2% del campione, nella quale afferiscono coloro che contatterebbero prima il medico o un operatore sanitario di fiducia (indicata dal 5,4%), rischiando perdite di tempo inopportune in una situazione che necessita di un intervento immediato, e il 5% circa è la quota di chi intraprenderebbe azioni assai meno prudenti, quali aspettare la scomparsa dei sintomi (1,8%) e chiamare il medico curante per un appuntamento (2,9%, che sale al 5,6% nella classe di età più a rischio, quella degli ultrasessantacinquenni):

[Fonte: Ricerca Censis e A.L.I.Ce.]