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Ictus: la percezione degli italiani su diffisione e cause della malattia

La popolazione italiana tende a posizionare l'ictus più indietro di quanto effettivamente non sia tra le cause di morte nel mondo. Più vistosa, però, è la sottostima relativamente all'impatto della malattia sulla disabilità.

» Patologie Redazione - 15/11/2010

Una malattia ancora molto sottovalutata. Relativamente alla percezione della diffusione e della gravità dell'ictus presso la popolazione italiana, infatti, il 38,7% del campione ritiene che l'ictus sia tra le prime 3 cause di morte nel mondo, e dunque a fornire la risposta esatta (in relazione ai dati prodotti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità). In particolare il 3,8% ritiene che sia la prima, il 14,9% indica la seconda mentre è il 20,0% ad indicare la terza posizione. Il 30,0% lo situa invece tra la quarta e la quinta posizione e, considerando che la quota che non sa come collocare l'ictus nella graduatoria delle cause di morte nel mondo è pari al 12,5%, rimane residuale la percentuale di quanti lo posizionano oltre il quinto posto. 

L'innalzamento del livello di istruzione si associa ad una valutazione dell'impatto dell'ictus sulla mortalità più prossima alla realtà dei dati ufficiali, oltre che a quote più elevate di intervistati che esprimono una valutazione (è il 6,2% a non sapersi esprimere in proposito, contro il 26,2% di chi ha i titoli più bassi). Considerando infatti la media delle posizioni indicate dalle varie componenti del campione si osserva che, a fronte della media complessiva pari a 4,2, ad avvicinarsi di più ai valori corretti, sono proprio i laureati, con il valore medio di 4,0, contro il 4,7 dei rispondenti privi di titolo di studio:

Se, in generale, la popolazione italiana tende a posizionare l'ictus più indietro di quanto effettivamente non sia tra le cause di morte nel mondo, ancora più vistosa è la sottostima a proposito dell'impatto della malattia sulla disabilità. L'ictus figura infatti nelle statistiche ufficiali come la prima causa di disabilità tra la popolazione adulta/anziana, ma appena il 9,9% del campione gli attribuisce questo infausto primato. Il 18,9% lo colloca alla seconda posizione e il 17,3% alla terza, seguite da quote inferiori disperse tra le altre posizioni. Mediamente, nella valutazione degli intervistati l'ictus si posiziona quindi intorno al 4° posto nella graduatoria delle cause di disabilità nel mondo presso la popolazione adulta (3,9). Pure in questo caso, gli intervistati con un livello di istruzione più alto classificano la malattia ai primi posti con frequenza lievemente maggiore ed esprimono più spesso una valutazione:

Similmente, anche la percezione dell'ordine di grandezza dell'incidenza dell’ictus, dunque la stima dei nuovi casi di ictus che si verificano ogni anno in Italia, mette in difficoltà più dei tre quarti degli intervistati. Il 37,9% dichiara infatti di non avere cognizione delle dimensioni del fenomeno. Il 20,3% lo stima in circa 10mila casi, mentre le due possibilità estreme (circa un migliaio e un milione) raccolgono rispettivamente l'indicazione del 9,2% e del 9,7%. Il dato corretto, ossia circa 200mila, viene indicato complessivamente dal 22,9% del campione.

Il titolo di studio conferma di pesare in modo sensibile sull'incremento di risposte corrette e sulla quota di coloro che "azzardano" un ordine di grandezza. Le differenze più nette si osservano nel confronto tra le due classi estreme "Nessun titolo di studio o licenza elementare" (16,4% di risposte corrette e 42,6% di rispondenti che indicano di non sapersi esprimere in proposito) e "laurea o più" (28,7% di risposte corrette e 31,0% che non sa), mentre si accorciano nel confronto tra laureati e persone con "licenza media" relativamente alla quota di risposte corrette (24,9% di risposte corrette):

La stima del numero di ammalati presenti nella popolazione, dunque della prevalenza dell'ictus, risulta ancora più ostica agli intervistati. Il 40,6% infatti non risponde, e si tratta di un dato che conferma una volta di più quanto poco diffusa sia la percezione delle dimensioni del fenomeno in Italia. É invece il 19,3% ad individuare il dato corretto che è di un milione (tanti sono infatti gli italiani che nel corso della loro vita hanno avuto un ictus), mentre il 13,8% lo stima a circa 10mila e il 19,2% a circa 200mila persone ammalate. 

Anche in questo caso, seppure in modo meno vistoso, il livello di istruzione mostra di esercitare un certo peso sul dato, soprattutto per quello che riguarda la quota di rispondenti che hanno tentato di effettuare una stima (è il 35,7% la quota di non so tra i laureati contro il 44,7% dei rispondenti con licenza media):




[Fonte: Ricerca Censis e A.L.I.Ce.]