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Tax credit e tax shelter: la Casa del Cinema è 'okkupata'

I 100autori scendono in campo contro i tagli del Governo e si riuniscono a Villa Borghese chiedendo il rinnovo urgente degli incentivi fiscali. In ballo ci sono anche il Fus e il destino di Cinecittà.

» Cronaca Cinema Laura Croce - 25/10/2010

Lo aveva preannunciato a metà ottobre e così è stato: il mondo del cinema ha iniziato a mobilitarsi per chiedere che vengano ripristinati il tax credit e il tax shelter, le agevolazioni fiscali a favore del settore che si sono di fatto sostituite al finanziamento diretto dello Stato, veicolato attraverso il tradizionale strumento del Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS), gestito dal ministero per i Beni e le attività culturali e distribuito tra i diversi ambiti del mondo dello spettacolo.

A partire dalla notte di venerdì 22 ottobre, registi, sceneggiatori, attori e altre professionalità legate al mondo del cinema e della TV hanno occupato la Casa del Cinema di Roma, aderendo ad un'iniziativa promossa dall'associazione dei 100autori e spalleggiata, fattivamente o in via di principio, dal mondo sindacale e da altri importanti organi, come l'Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Multimediali (Anica) e l'Associazione generale italiana spettacolo (Agis). Senza dimenticare il gruppo dei CSC Students, gli allievi del Centro sperimentale di cinematografia che dalla scorsa estate stanno denunciano i tagli e i cambiamenti apportati ad una delle istituzioni più rappresentative del nostro cinema, tagli probabilmente incombenti anche su Cinecittà e sulla struttura ora 'okkupata' di Villa Borghese.

Il gesto dell'occupazione compiuto nel cuore della Capitale, a due passi da quella via Veneto che tanto significa per la nostra Storia di celluloide, ha un valore principalmente simbolico e serve soprattutto a smuovere le acque rimaste stagnanti dopo l'introduzione delle misure fiscali a favore del cinema. Il credito di imposta e la detassazione degli utili sembravano aver sancito un compromesso ampiamente condiviso, sulla base del quale il Governo ha potuto operare nei mesi scorsi un taglio drastico del FUS (più di 100 milioni di euro) e approvare il disegno di legge del ministro della Cultura Sandro Bondi, in cui viene sancito definitivamente il ruolo residuale dei fondi del MiBac a sostegno della settima arte. Tutto ciò in vista di un rinnovo del tax credit e del tax shelter che non c'è stato e su cui gli operatori del settore hanno registrato il preoccupante silenzio del Governo.

Lo scorso 13 ottobre, dopo aver chiesto le dimissioni del ministro Bondi per "l'inadeguatezza e la contraddittorietà" del suo atteggiamento nei confronti della tutela "di un settore strategico come il cinema", l'associazione dei 100autori ha deciso di mettere in campo un'azione concreta per far sentire la propria voce e per far presagire (seppur non ufficialmente) iniziative di maggiore impatto in occasione dell'imminente Festival Internazionale del Film di Roma. 

Tanti i 'testimonial' eccellenti che si sono presentati alla Casa del Cinema per sostenere l'occupazione, dal presidente dei Produttori dell'Anica, Riccardo Tozzi, al produttore Angelo Barbagallo, a personalità del comparto artistico quali Ettore Scola e il sempre caustico Giuliano Montaldo, che ha sarcasticamente ricordato come i cineasti abbiano ottenuto "Ottimi risultati negli ultimi anni dal Governo. Siamo stati definiti accattoni e fannulloni proprio da quei politici che passano in tv come pesci in un acquario. Vogliono solo il loro primo piano e non sanno quanto sono brutti".

Ironia a parte, quel che più conta nella mossa dei 100autori sono le proposte avanzate all'Esecutivo, che riportano sotto i riflettori il problema dell'urgenza vitale del ripristino delle misure fiscali e la richiesta di una legge di sistema che crei un Centro nazionale della cinematografia su modello francese, ma anche alcuni temi di solito lasciati nell'ombra come: "Un prelievo di scopo con il quale chi utilizza il cinema e l'audiovisivo italiani (televisioni generaliste e satellitari, provider e Telecom) reinvesta una parte dei profitti nella produzione nazionale, e un prelievo sul costo del biglietto delle sale che inciderebbe per il 70 per cento sui profitti delle major straniere".

"Inoltre il reintegro del FUS - continua l'associazione 100autori -  che può avvenire immediatamente e senza oneri per lo Stato semplicemente mettendo all'asta, come accade in tutta Europa, le frequenze del digitale terrestre che oggi vengono regalate a Mediaset;  sostegno e difesa delle sale di città, spazio privilegiato del cinema italiano; promozione del cinema italiano all'estero; divieto per i network televisivi di mantenere posizioni dominanti sul mercato con il controllo di produzione, distribuzione e sale". 

Si torna quindi a parlare di filiera cinematografica e dell'influenza preponderante che il comportamento delle emittenti televisive esercita sul cinema, e che proprio per questo motivo è soggetto in altri Paesi europei, Francia in primis, a normative più puntuali e stringenti. Per la prima volta dopo molti mesi, nel documento stilato dall'Assemblea permanente che ha occupato la Casa del Cinema si sente di nuovo parlare in modo polemico del decreto Romani, il provvedimento di legge con cui l'Italia ha recepito la direttiva dell'Unione Europea in materia di Tv e servizi audiovisivi, erede della storica Direttiva tv sans frontières, che secondo i 100autori "Ha fortemente ridotto gli investimenti nella produzione cinematografica italiana". 

Si sente parlare anche di concentrazione verticale nella filiera cinematografica, soprattutto in relazione alle imprese che fanno capo alle televisioni e che detengono posizioni di rilievo sia nel comparto produttivo che nella distribuzione e nell'esercizio (Mediaset tramite Medusa, ma anche la Rai attraverso Rai Cinema e 01 Distribution). Dulcis in fundo, viene messa sul piatto senza riserve l'ipotesi, mutuata dal modello francese, e in Italia considerata di solito utopica, di finanziare il cinema sottoponendo la concessione di frequenze televisive ai privati al pagamento di una quota da destinare al FUS o a un apposito Centro nazionale dedicato al settore. 

"Noi pensiamo che il cinema debba essere finanziato con automatismi da chi lo usa. Sia per fini economici, come le tv generaliste, le pay tv, i provider e la telefonia, sia per fini culturali e sociali, dunque lo Stato - spiega Stefano Rulli, presidente dei 100autori –. Non chiediamo elemosina a nessuno, in quest'ottica rientrano il FUS e il suo finanziamento, che non dovrebbe essere diretto solo alle opere prime e seconde. A queste va ovviamente destinata una parte dei fondi perché un cinema che nasce ha bisogno di essere sostenuto, ma non bisogna dimenticare le 'opere difficili', ossia quelle di difficile impatto col pubblico, che sono una fattispecie riconosciuta dalla Ue ma che di fatto la nuova proposta di legge sul cinema cancella". 

Rulli non ha dubbi: "Per i 100autori l'argomento del prelievo dei fondi dalla filiera cinematografica e dalle tv è sempre stato al centro della questione, insieme alla creazione di un Centro nazionale della cinematografia sganciato dalla politica. Il sistema non lo abbiamo inventato noi: esiste in Francia da molti anni e ha dimostrato di dare ottimi frutti, per cui non c'è motivo per non applicarlo anche in Italia. Altre associazioni hanno sollevato obiezioni di tipo tattico, ma concordano con il principio di fondo". Il riferimento è soprattutto ai produttori, che come ha chiarito Tozzi nel corso del primo giorno di occupazione, si riservano di studiare il punto riguardante la messa all'asta delle frequenze digitali, in effetti finora poco o nulla dibattuto in sede di incontri e tavole rotonde sul finanziamento del cinema, perlomeno quelle pubbliche.

Sul piatto dell'Assemblea permanente riunita alla Casa del Cinema non ci sono solo sgravi fiscali e FUS, c'è la questione dei diritti sulle opere cinematografiche perché, spiega Rulli, "Quando gli autori firmano un contratto con la tv, i diritti sono tutti nelle loro mani, ma non possono decidere quali cedere e quali no, neppure i cosiddetti diritti secondari, cioè quelli nuovi che si sono acquisiti con i new media, il digitale e l'home video. Peccato non ci sia concessa scelta, dobbiamo cedere tutto, non solo ciò che riguarda il presente ma anche il futuro e questa è una visione medioevale. Tanto la normativa italiana è all'avanguardia rispetto ad altri modelli sul diritto d'autore, tanto questo primato, all'atto pratico, si riduce al nulla".

C'è poi la preoccupazione condivisa riguardo a diversi luoghi che presidiano il cinema italiano nella Capitale, ma a livello di immaginario anche nel resto di Italia e perfino all'estero. "All'inizio l'esigenza era solo quella di ritrovarci insieme perché la crisi sta avanzando sia nel cinema che nella tv - chiarisce il presidente dei 100autori -  poi l'accumularsi di colpi sempre più forti al settore, più l'aver scoperto che c'è una memoria di Giunta del Comune di Roma che affida una struttura simbolica come La Casa del Cinema ad una sorta di comitato d'affari, ci ha convinto a compiere un gesto concreto".

Ad essere contestata, in particolare, è la volontà di affidare la direzione artistica della struttura ad un organo collegiale composto non solo da membri nominati dall'amministrazione ma anche da privati disposti ad investire almeno 50mila euro nella Casa del Cinema, con relativi problemi anche per i lavoratori che si occupano di sicurezza e manutenzione, che rischiano nel migliore dei casi il dislocamento se non proprio di perdere l'impiego.

La denuncia si estende al Centro Sperimentale di Cinematografia, struttura storica di cui si festeggia quest'anno il 75esimo anniversario dalla fondazione, che ha già subito una simile sorte e che, a detta degli studenti,  "Ora ospita anche gli uffici della Telecom". Gli occupanti chiedono chiarezza su Cinecittà: "Non si capisce cosa stia succedendo, proprio come non si capiva per la Casa del Cinema prima di aver ottenuto la memoria di Giunta del Comune", afferma  Rulli, facendo eco alle dichiarazioni del presidente della Federazione italiana delle associazioni cineaudiovisive (Fidac), Enzo de Camillis, che è tornato a criticare il piano di ristrutturazione degli storici studi di via Tuscolana, in cui sembra sia prevista la costruzione di alberghi, parcheggi e ristoranti.

Sia le associazioni che hanno dato inizio all'occupazione sia le altre categorie del cinema chiedono, non solo al Governo ma all'intera opinione pubblica, che il settore sia considerato al pari di qualsiasi altra industria, capace di produrre ricchezza e occupazione, e non da liquidare con un semplice "la cultura non si mangia", come continuano a dichiarare diversi membri del Governo.