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Marea Nera: 3 mesi nel Golfo del Messico per valutare l'impatto

La nave di Greenpeace 'Arctic Sunrise' ha avviato una spedizione di tre mesi nel Golfo del Messico "per capire la reale dimensione della catastrofe ambientale e per poter indagare sulle vere cause, affinchè non si ripeta mai più un disastro come questo".

"Dal 20 aprile 2010, quando la Deepwater Horizon è esplosa - rende noto Greenpeace in un comunicato - la BP ha inanellato troppi errori, ha messo in campo risorse inadeguate e ha nascosto informazioni al pubblico, ad esempio vietando l'accesso ai giornalisti nelle aree impattate dal catrame. Adesso Greenpeace intende realizzare una valutazione autonoma degli impatti per far sapere a tutti come stanno davvero le cose".

L'Arctic Sunrise è salpata lo scorso agosto da Tampa (Florida) per visitare l'area delle Florida Keys e delle Dry Tortugas prima di avvicinarsi al sito di Macondo. I tecnici a bordo stanno verificando l'impatto dello sversamento di petrolio sugli organismi marini: dai microrganismi planctonici in superficie fino ai coralli abissali dei fondali.

"BP ha annunciato di aver chiuso il pozzo, ma oltre 500mila tonnellate di petrolio – afferma  Alessandro Giannì, direttore della campagna di Greenpeace - stanno avendo un forte impatto sulla flora e la fauna del Golfo. Se gli effetti sulla pesca sono e saranno gravi, quelli sui delicati ecosistemi del luogo potrebbero essere peggiori". Per questa spedizione l'Arctic Sunrise, un rompighiaccio acquistato da Greenpeace nel 1995, ospita scienziati esperti in varie discipline: dallo studio delle spugne come indicatori biologici fino al monitoraggio, e se possibile alla pulizia e cura, di organismi come mammiferi, uccelli e rettili marini imbrattati dal catrame.

"In ogni caso, la soluzione è ovvia: smettere di usare petrolio! In particolare - continua Giannì - dobbiamo smetterla subito con queste esplorazioni offshore che mettono in pericolo anche il Mediterraneo, dal Canale di Sicilia all'Adriatico e all'Arcipelago toscano". La brutta lezione del Golfo del Messico deve servire a qualcosa. Con le stime attuali, questo disastro supera quello della piattaforma messicana Ixotoc I, del 1979, in quanto si tratta del più grave sversamento di petrolio direttamente in mare".

"In questi tre mesi, grazie alla spedizione dell'Arctic Sunrise - conclude il comunicato -  si capirà meglio cosa è andato perso a causa di politiche energetiche rapaci e suicide. Una lezione che non deve essere oscurata dalla lobby del petrolio già all'opera per minimizzare le conseguenze del disastro, e che deve arrivare fino al Mediterraneo".