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Salvador Dalì: un diario sospeso tra escrementi e universo
Nella sua 'vita ri-segreta' il maestro del Surrealismo racconta dell'amore per Gala, del suo rapporto con gli altri pittori, delle scoperte artistiche, di Hitler, di Cristoforo Colombo, di Raffaello, ma anche di peti e sedute in bagno
Fonte: Immagine dal web
"L'unica differenza tra me e un pazzo è che io non sono pazzo". Questo diceva di sé Salvador Dalì, forse il più grande artista del Novecento, capace di annullare i confini tra arte e vita, dimostrando che in ogni nostro gesto, anche quello considerato più basso e inutile, c'è una componente artistica. Sua intenzione, infatti, era quella di non andare a dormire senza aver compiuto qualcosa di 'daliniano', di dare valore e trarre forza anche dalle esperienze che possono sembrare più irrilevanti o scomode. Alla fine pazzi sono coloro che non si adeguano a ciò che fa la maggior parte della popolazione, senza, però, averne la precisa intenzione. Dalì, invece, aveva la volontà di non omologarsi mai, di essere originale in ogni istante. È proprio questo che ne fa un grande artista.
Di certo è una figura controversa, con grandi estimatori e tanti detrattori, c'è chi lo considerava solo un affamato di denaro (Andrè Breton nel 1939 anagrammò il suo nome in 'Avida Dollars'), chi una persona generosa capace di donare a chiunque lo incontrasse un momento speciale. Non c'è modo migliore, però, di scoprire chi davvero fosse Salvador Dalì che leggere il suo 'Diario di un genio', opera originariamente pubblicata nel 1964 ed edita in Italia da 'Se' nel 1996.
"Questo libro testimonierà che la vita quotidiana di un genio, il suo sonno, la sua digestione, le sue estasi, le sue unghie, i suoi raffreddori, il suo sangue, la sua vita e la sua morte sono essezialmente differenti da quelli della restante umanità. Questo libro unico è dunque il primo diario di un genio". Questo scrive Dalì nel prologo al libro in cui racconta la sua 'vita ri-segreta', senza tralasciare particolari eccentrici, ma, come lui stesso specifica, nascondendo alcune rivelazioni "non adatte ai regimi democratici".
Scopriamo così ciò che il maestro del Surrealismo ha fatto e creato tra il 1952 e il 1963, in modo discontinuo e altalenante, passando da descrizioni minuziose di incontri e giornate passate a dipingere nella casa di Port Lligat, fino a conferenze eccentriche o addirittura a ricordi, sogni e sedute in bagno. Tutto, però, attraverso gli occhi del genio che nel libro specifica di vestire "sempre l'uniforme di Dalì", dimostrando che quella persona che si presentava in pubblico o ai suoi lettori è sì spontanea, ma anche costruita e spesso è costruita spontaneamente.
Nel Diario si racconta, ad esempio, di quando, anche grazie alla lettura di Nietzche, Dalì abbia deciso di avere baffi "affilati, imperialisti, ultra-razionalisti e puntati verso il cielo, come il misticismo verticale, come i sindacati verticali spagnoli". Moltissime pagine, però, sono dedicate a Gala, l'amore della sua vita, una donna speciale, adorata da poeti e artisti, tanto da avere molteplici storie anche mentre viveva con Dalì che non la ostacolava, anzi la incoraggiava, considerandola quasi una divinità che dovesse salvare il genere umano. Per questo scrive, sempre riferito a Nietzche, che "il mio superuomo era destinato a diventare niente meno che una donna, la superdonna Gala", chiamata anche "l'Immacolata intuizione", capace di salvarlo da blocchi creativi e depressione. Dalì si spinge a dire: "L'amo più di mia madre, più di mio padre, più di Picasso, e perfino più del denaro!".
Dalì, insomma, era consapevole di ciò che faceva e di quanto fosse diverso dalle altre persone e non ha mai nascosto la sua presunzione e la sua arroganza che in un individuo meno dotato di lui potrebbero provocare profondo fastidio, mentre leggendo ciò che scrive possono solo essere interpretate come mancanza di falsa modestia. A volte sembra quasi un bambino capriccioso, altre è estremamente razionale, eppure sempre divertente. Così a un certo punto nota che i geni sono morti in povertà o in prigione, come Cristoforo Colombo, quindi racconta che "sin dall'adolescenza la prudenza mi consigliò fermamente due cose: 1 Fare un po' di prigione il prima possibile. E l'ho fatta. 2 Diventare per quanto possibile leggermente multimilionario. E anche questo è stato fatto".
Interessanti sono le pagine sul suo rapporto con gli altri surrealisti, che alla fine lo allontanarono perché le sue idee erano diventate tanto grandi da risultare ingestibili e la sua personalità talmente invadente da schiacciare quella degli altri membri, imponendo la sua volontà in ogni circostanza. Dalì sostiene che "finirono per espellermi dal gruppo, perché ero troppo surrealista". Una delle più violente diatribe fu quella riguardo la figura di Hitler che Dalì venerava non in quanto nazista, né dittatore, ma come macchietta, come prodotto folle, umoristico, surreale insomma, del suo tempo. Dipingendo svastiche naziste Dalì voleva mettere in luce l'assurdità del nazismo, voleva parodiarne i dettami, come quando la sua ricerca sugli elementi molli, che lo portò ai famosi orologi, lo spinse a dire "la carne paffuta di Hitler che immaginavo come la più divina carne di una donna dalla pelle bianchissima, mi affascinava".
Quello che risulta più sorprendente, però, è forse l'alternarsi di pensieri colti a riferimenti volgari e scurrili. Divertente è l'episodio in cui per disegnare alla perfezione la prospettiva di un quadro chiama ad aiutarlo un geometra che, però, sbaglia per ben tre volte e ogni volta Dalì estasiato emette un sonoro 'chicchirichì', il "grido con il quale esteriorizzo i miei sentimenti più intensi". Alla fine scrive sul bordo della tela: "Gli errori hanno quasi sempre un carattere sacro. Non provare mai a correggerli. Al contrario: razionalizzali, comprendili integralmente. Dopo di che ti sarà possibile sublimarli. Le preoccupazioni geometriche tendono all'utopia e sono sfavorevoli all'erezione. D'altronde ai geometri si rizza poco".
Sconvolgenti le pagine dedicate alla screpolatura sul labbro, dove si posano le mosche che l'artista non scaccia per "trasformarsi in un pesce" o quelle in cui parla di feci e peti: "Sono sbalordito dallo scarso interesse filosofico e metafisico dimostrato dallo spirito dell'uomo riguardo al soggetto capitale dell'escremento". Folle il suo individuare in tutta la natura l'elemento ricorrente del corno di rinoceronte, tanto da scoprire che il corpo del Cristo che sta dipingendo è composto da corna di rinoceronte che si intersecano, così come la 'Merlettaia' di Vermeer, analizzata in una lezione.
E non mancano le cattiverie sugli altri pittori, in particolare contro l'arte astratta che Dalì odiava profondamente e vedeva solo come un modo per esaltare ulteriormente il figurativo. Di Pollock scrive: "Non è scadente come Turner. Perché è ancora più inesistente". Ancora più sprezzanti i commenti contro le opere mobili di Calder: "Nessuno ha pensato di dirgli che il minimo che si possa domandare a una scultura è di non muoversi!". Affermazioni strane per un uomo dalle idee tanto varie, frasi forse dettate soltanto dall'invidia di scoprire di non essere l'unico genio sulla piazza.
In conclusione, però, è quando parla del suo rapporto con il mondo celeste che le pagine si fanno più intense. "Questa sera, per la prima volta dopo almeno un anno, guardo il cielo stellato. Lo trovo piccolo. Sono io che ingrandisco o è l'universo che si restringe? O le due cose insieme?". Il suo amore per l'arte e per la potenza creativa dei grandi pittori è evidente quando sostiene che "l'universo, come tutte le cose materiali, ha un'aria terribilmente meschina e striminzita se lo si paragona, per esempio, all'ampiezza di una fronte dipinta da Raffaello". E poi Dalì riassume in una frase tutta la sua poetica, forse contraddicendo se stesso, o prendendo coscienza di ciò che ha intorno a lui, lasciandoci attoniti a riflettere sulle sue parole. "Io disantropocentrizzo il caso. Penetro sempre più profondamente nella matematica contraddittoria dell'universo".
INFORMAZIONI
Titolo: 'Diario di un genio'
Autore: Salvador Dalì
Editore: Se
Pagine: 212
Prezzo: 21 euro
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