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Architettura: criticare il non criticabile

Il tentativo di spiegare il vasto mondo dell'architettura in poche righe, dalle quali emerge il doppio ruolo dell'architetto: quello del progettista e del critico.

» Architettura Gianluca Damante - 29/09/2010
Titolo: "Le Modulor", scala di proporzioni basate sulle misure dell'uomo elaborata da Le Corbusier

Che la professione di architetto sia una delle più affascinanti che si possano presentare al giorno d'oggi, lo dimostrano le espressioni miste tra curiosità e ammirazione nel volto delle persone quando vengono a contatto con questo settore lavorativo. 

Essendo però una disciplina che spazia dalla progettazione di piccoli e quotidiani oggetti, quali i componenti d'arredo, a strutture più complesse ed estremamente grandi trattate dalla pianificazione territoriale, questo mestiere risulta tutt'altro che semplice a quanti lo esercitano. In questa professione, infatti, coesistono due ruoli contrapposti raramente impersonificati  dallo stesso professionista.

L'architetto 'progettista', aspetto della professione che si concretizza nella costruzione di spazi e ambienti diversissimi tra loro: dalle opere immutabili nel tempo quali l'edilizia in senso lato, alla progettazione dei giardini dove l'alternarsi delle stagioni genera scenografie sempre nuove; dalle opere pubbliche utilizzate da migliaia di persone come gli aeroporti, a spazi estremamente privati e intimi come gli ambienti domestici, a luoghi concepiti per periodi molto più brevi quali allestimenti espositivi di vario genere. 

Ogni qualvolta si presenta un argomento diverso, quindi, il progettista adotta meccanismi differenti che tengono conto di tutto l'occorrente per poter fare della buona architettura: la scelta dei materiali, dei colori, delle luci, analisi dei costi e dei benefici, tempo a disposizione e via dicendo. Ma anche  della difficoltà di fondo per cui l'architettura non è scienza esatta, non ci sono esperimenti scientifici o test di laboratorio che indichino il giusto modo di progettare. L'architetto 'progettista' non ha un cilindro magico da dove estrarre le proprie idee, i propri disegni. Quotidianamente si trova di fronte a un temibilissimo foglio bianco sul quale concentrarsi per tirare fuori dal nulla un intero progetto.

Vista la soggettività della materia, ad ogni opera compiuta o in corso d'opera ci potrebbe essere, di contro, qualche altro progettista pronto a 'criticare' l'opera stessa ponendosi come ideatore di un altro modo nell'affrontare lo stesso problema, diversamente e meglio, come facilmente capita che l'uno disapprovi l'operato dell'altro.

Raramente succede che chi si prende incarico di progettare qualcosa sia lo stesso che lo critichi, in quanto consapevole delle difficoltà incontrate durante il percorso di realizzazione. Necessariamente occorre una figura esterna che giudichi da un punto di vista il più oggettivo possibile la materia trattata. Di fatto il mondo degli architetti si può dividere in due ruoli distinti come due facce della stessa medaglia: da un lato il 'progettista', che cerca di creare qualcosa dal nulla malgrado mille difficoltà, dall'altro il 'critico', che al contrario analizza a posteriori quello che è stato già creato.

'Progettare' è un'attività frutto di un'evoluzione e tradizione millenarie, anche se la storia ci ha mostrato che l'architettura così è oggi, ma non sarà così domani. Ciclicamente, infatti, si presenta nel panorama internazionale un progettista che all'improvviso stravolge le "regole". Un esempio è il lavoro di Charles-Edouard Jeanneret-Gris (1887-1965), meglio conosciuto con lo pseudonimo di Le Corbusier che attraverso l'elaborazione dei 'Cinque punti della nuova architettura'[1] stravolse radicalmente il modo di progettare maturato fino ad allora: ebbe infatti l'ardita idea di utilizzare il calcestruzzo armato per la struttura portante degli edifici invece della consueta muratura[2]. 


[Villa Savoye a Poissy (1929-1931) nella Francia del nord, realizzata da Le Corbusier come esempio di realizzazione dei Cinque punti della nuova architettura]

Nel corso dei decenni i 'Cinque punti' di Le Corbusier sono stati completamente metabolizzati
dall'architettura moderna, molti progettisti dopo di lui si sono cimentati nel riproporre il suo linguaggio a mo' di studio filologico, spesso però senza particolare successo. Un altro esempio. Capita spesso di riconoscere i tentativi di imitazione dello stile di Aldo Rossi (1931-1997) sparpagliati qua e là nel panorama nazionale. Malgrado le forme rigide, pesanti, geometriche e sempre uguali che le contraddistinguono, le opere di Rossi si individuano tra le altre per come l'insieme sia legato da un'eleganza che nessun altro dopo lui è mai più riuscito a rappresentare pur utilizzando gli stessi elementi.

Tutto questo per dimostrare che per saper progettare non basta "copiare" lo stile di un maestro che molti utilizzano come sicuro appiglio per un'affermazione professionale in quanto sentiero già battuto. L'architettura nasce in simbiosi con il proprio contesto, con i propri limiti, con i propri problemi tecnici e paesaggistici. Se così non fosse avremmo opere sempre uguali, prodotti in serie in catene di montaggio, che vanno bene dal deserto ai picchi innevati dell'Himalaya. L'ambiente e i limiti imposti dallo spazio dove si colloca l'opera da realizzare, oltre ad imporre dei paletti immaginari inattraversabili, danno continui spunti di evoluzione alle idee stesse.

In un contesto così ampio e soggettivo, continuamente mutevole e rivoluzionato, quindi, l'architetto dovrebbe essere contemporaneamente il teorico, il pratico, il critico, il progettista, l'esteta, il tecnico, il pragmatico, l'imprenditore, il disegnatore, il visionario e così all'infinito fino a trovare una definizione e, nello stesso tempo, scoprire la negazione della stessa.

Analizzando le innumerevoli variabili che entrano in gioco ogni qual volta si affronta un progetto, e le molteplici personalità che contemporaneamente, e per assurdo, dovrebbe incarnare l'architetto, risulta estremamente complicato per un professionista essere specializzato in tutto il sapere architettonico e di come sia difficile criticare per un progettista l'operato altrui a meno che non si persegua qualche fine personale di dubbia correttezza etica e morale[3]. 

In un atto così delicato come può essere quello di "criticare", le due figure di progettista e di critico raramente coesistono nello stesso professionista. Un progettista inesperto che vorrebbe intraprendere anche la strada del critico potrebbe correre il rischio di obiettare ogni spunto progettuale partorito, generando un circolo vizioso che non farebbe altro che paralizzare ogni idea. Per questo motivo spesso appena conseguiti gli studi, per propria attitudine personale o per varie coincidenze lavorative, in ogni nuovo dottore in architettura viene fuori l'indole che stabilisce da quale parte della "barricata" si pone.

Molte "archistar" del panorama internazionale, così come molti maestri del passato, riescono ad incarnare entrambe le figure, ma la loro critica nasce dalle proprie opere tanto quanto da quelle degli altri con l'obiettivo ultimo di imparare dagli errori cercando continuamente la perfezione del proprio linguaggio architettonico. Per tutti questi motivi la maggior parte delle volte le due facce della stessa medaglia vengono raffigurate da professionisti differenti, che ogni giorno mettono in discussione tutte le loro conoscenze fino ad allora acquisite rischiando la propria credibilità professionale.


NOTE
[1]
L’intuizione di slegare la struttura dalle varie funzioni a completamento del fabbricato permise a Le Corbusier di sbizzarrirsi e sperimentare idee progettuali completamente nuove, da qui la nascita dei suoi cinque punti: I Pilotis: L'edificio è retto da alti piloni puntiformi di cemento armato che elevano la costruzione separandola dal terreno e dall'umidità.  Il Tetto-giardino: Sulla copertura viene messo il terreno e in cui si seminano erba e piante, che hanno una funzione isolante nei confronti dei piani inferiori e rendono lussureggiante e vivibile il tetto. La Pianta libera: la separazione tra struttura e partizioni interne permette all'architetto di creare ambienti interni in tutta libertà disponendo le pareti a piacimento. La Facciata libera: non dovendo più sottostare ai rigidi schemi strutturali, le aperture in facciata possono essere posizionate liberamente. La Finestra a nastro: La facciata può ora essere tagliata in tutta la sua lunghezza da una finestra che ne occupa la superficie desiderata, permettendo una straordinaria illuminazione degli interni ed un contatto più diretto con l'esterno.

[2] Gli edifici in muratura portante vengono retti da murature piene, generalmente costituite da conci di pietra o da mattoni legati tra loro con calce o cemento, che oltre  a costituire la struttura stessa dell’edificio fungono da paramento esterno e da partizioni interne. Un edificio così fatto per evidenti motivi strutturali presenta generalmente diverse caratteristiche che tali erano rimaste per secoli, tra le quali: murature spesse in basso e ben agganciate al suolo così da sorreggere l’intero edificio; tetto leggero per non appesantire la struttura; partizione interne posizionate laddove viene richiesto da motivi statici; facciate con aperture non troppo grandi di dimensione e distribuzione regolari, e proporzionate in modo tale che l’ampiezza superi raramente l’altezza.

[3] Da questo punto di vista, infatti, il Codice deontologico professionale degli architetti, che affiancato al codice civile e penale regola il comportamento di ogni iscritto all’Ordine, vieta chiaramente qualsiasi intromissione nell’operato di un altro professionista, semmai ne detta le modalità e i casi di sostituzione nell’incarico che deve essere per volontà di tutte e tre le figure coinvolte: committente, progettista esonerato e progettista che sostituisce nell’incarico. Perché come insegnano le norme di deontologia  professionale, il rapporto tra colleghi e clienti deve essere sempre improntato a lealtà e correttezza e il fine supremo di ogni processo è il rispetto dell’interesse generale della società che prevale comunque su quello del committente e su quello personale.