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Violenza giovanile: sono 15mila nell'UE le vittime ogni anno
Il primo rapporto del fenomeno, redatto dall'Oms, mostra un quadro allarmate. Sono circa 40 le vittime tra i 10 e i 29 anni ogni giorno, 9 su 10 sono poveri. Ma possono essere evitati 13mila morti con interventi sullo stato sociale.
Fonte: Immagine dal web
Ogni anno in Europa 15mila giovani tra i 10 e i 29 anni sono vittime di omicidi. È la terza causa di morte nel Vecchio Continente per questa fascia di età. Per la maggior parte sono maschi, poveri e appartenenti a Paesi dove il reddito è medio-basso rispetto agli altri stati dell'Unione. Un dato allarmante aggravato dal fatto che circa 13mila morti potrebbero essere evitate, grazie ad investimenti mirati delle varie nazioni.
È agghiacciante il quadro complessivo che esce fuori dal primo rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità, presentato a Londra in occasione della conferenza 'Safety 2010'. Soprattutto perché per ogni vittima ci sono altri 20 giovani, bambini o ragazzi che finiscono all'ospedale in gravi condizioni in seguito alle ferite riportate. Un dato spesso dimenticato dalle cronache nazionali, ma che rappresenta il lato sommerso di un iceberg enorme che mette a rischio il futuro delle società moderne.
Circa 6mila omicidi, che rappresentano il 40% del totale, vengono commessi con armi bianche, cioè coltelli o altri corpi contundenti. Basta una banale lite o un diverbio per trasformare una zuffa in qualcosa di veramente drammatico perché, secondo il rapporto, circa il 12% dei giovani europei gira portando con sé un arma, una pratica molto diffusa in molti Stati, che aumenta le probabilità di ferimenti gravi o uccisioni. E non mancano nella lista dei metodi utilizzati neanche le armi da fuoco o gli strangolamenti.
Spesso gran parte di questi episodi sono collegati all'abuso di alcool e droghe. Per questo secondo l'Oms è necessario ridurre l'accesso a queste sostanze è una tappa fondamentale verso la riduzione del numero delle vittime. A ciò però è anche necessario affiancare una serie di programmi sociali per sviluppare un approccio preventivo alla violenza, durante l'intero corso della vita. tra questi ci sono quelli che seguono lo sviluppo del bambino, promuovono una genitorialità positiva o migliorano la qualità della vita dei giovani e le sue capacità di socializzazione.
Il messaggio lanciato durante la presentazione è chiaro. La condanna della violenza è netta, ma la prevenzione di questo fenomeno è una responsabilità sociale di tutti gli stati. "C'è molto da guadagnare dalle esperienze di alcuni tra i Paesi europei che hanno avuto i successi maggiori nel prevenire la violenza - sottolinea Zsuzsanna Jakab, direttore regionale Oms per l'Europa -. Se tutti i paesi avessero lo stesso numero di omicidi di quello con il tasso più basso, il Vecchio Continente potrebbe salvare oltre 13mila giovani vite l'anno. In altre parole, 9 morti su 10 potrebbero essere evitate". "Questo fornisce argomenti convincenti per aumentare gli investimenti nella prevenzione della violenza, specialmente in un momento storico in cui una disoccupazione crescente e uno stato sociale indebolito sono associati a un aumento della violenza".
E la conferma arriva direttamente dai dati statistici. Infatti nei paesi più poveri o dove non ci sono incentivi per le fasce più deboli della società il numero di omicidi è maggiore, tanto che ad essi è associato il 90% dei casi e la differenza fra il Paese con il tasso di mortalità più alto è di 34 volte superiore alla nazione con quello più basso. Indipendentemente dalla posizione sociale, dal reddito e dallo stato in cui si vive, ad essere poi particolarmente colpiti sono i maschi, vittime nell'80% dei casi, dato particolarmente significativo su quanto incida il fattore del sesso.
In Italia, in particolare, vengono uccisi tre giovani a settimana, per un totale di 142 all'anno, contro una media Europea che vede circa 40 vittime al giorno. Questo triste primato negativo spetta alla Russia, che al suo interno raggruppa i principali motivi da cui scaturisce la violenza. Per questo secondo l'Oms l'intervento degli stati deve essere ad ampio raggio, coinvolgendo tutti i settori della vita sociale.
Provvedimenti mirati devono essere presi sul piano del welfare, dell'istruzione, il lavoro, la giustizia e i governi locali, perché è dimostrato che investire in interventi che adottano un approccio di sanità pubblica alla prevenzione della violenza ha un rendimento molto alto. Solo così potranno essere salvate 13mila vite ogni anno.
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- "Safety 2010" Wolrd Conferenze
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