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Aiazzone: chi sono i 'furbetti del comodino'?
Prosegue la nostra inchiesta - Il debito della B&S Spa è salito a 20 milioni di euro. E i fornitori hanno presentato istanza di fallimento. Ma chi sono Palenzona, Semeraro e Borsano? E cosa farà Panmedia con i rami d'azienda presi in comodato?
Fonte: Immagine dal web
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Al vecchio slogan "Provare per credere" sarebbe meglio opporre un più saggio "Meglio non fidarsi". Il gruppo B&S Spa, che ha tentato di rilanciare il marchio Aiazzone, è in grossi guai economici. Guai su cui si allungano, peraltro, brutte ombre giudiziarie. Nannimagazine.it ha già riferito dei 15 milioni di debiti accumulati.
Nel frattempo i protesti sono aumentati e il buco è arrivato a 20 milioni di euro, come viene testimoniato dal documento pubblicato in calce. Inoltre si è detto dei mancati pagamenti ai fornitori, delle consegne che non arrivano ai clienti e degli scioperi dei lavoratori contro la holding modenese dell'arredo. In particolare, Nannimagazine.it può ora confermare che i fornitori hanno presentato istanza di fallimento, per cui il 'patatrac' potrebbe essere proprio dietro l'angolo (se ne parla più diffusamente nel servizio correlato sotto la foto).
PALENZONA E IL FRATELLO INGOMBRANTE. D'altronde, a ben guardare, poteva suscitare qualche inquietudine il curriculum degli imprenditori che hanno cercato di rivitalizzare il brand nel 2008. Giampiero Palenzona, ad esempio, ha più che altro una parentela molto ingombrante: suo fratello Fabrizio è considerato il banchiere dalle mille poltrone. É vicepresidente di Unicredit, presidente di Aiscat e Adr, siede nel cda di Mediobanca, è stato sindaco di Tortona e presidente della provincia di Alessandria, ricopre e ha ricoperto incarichi in una miriade di società e associazioni, dalla Sisal alla Cofitral, fino a Confcommercio. Ha coltivato amicizie pericolose come quella con Giampiero Fiorani (il 'furbetto' della scalata ad Antonveneta) e soprattutto risulta indagato presso la procura di Alessandria per ricettazione: la contestazione riguarda dieci conti esteri intestati alla madre 82enne, alla moglie Alla Kouchnerova e al fratello Giampiero. Il primo a parlare dei conti offshore del banchiere di Novi Ligure era stato proprio Fiorani. Per quanto concerne i Semeraro Renato[1] (l'uomo con i baffi che declamava il "tasso zero, quello vero" negli spot tv più recenti), va detto che non mancano antichi contenziosi con i fornitori di arredi.
CHI E' GIAN MAURO BORSANO? E cosa dire di Gian Mauro Borsano? L'ex presidente del Torino calcio è stato anche parlamentare socialista ai tempi di Craxi ed è stato condannato in via definitiva per la bancarotta Gima-Ipifim. Malgrado ciò, non ha perso l'abitudine di mettere in piedi finanziarie con sede in Lussemburgo. L'imprenditore piemontese, comunque, preferisce adesso non apparire in prima persona negli organigrammi societari: piuttosto manda avanti i figli, Giovanni e Margherita, che infatti sono rimasti coinvolti assieme a lui nello scandalo Aiazzone. La Mete Spa dei Borsano (12 milioni di capitale), controllante gran parte delle quote di B&S, aveva cessato l'attività con 900mila euro di protesti. Per quest'ultima società, dunque, le basi di partenza non erano certo promettenti e difatti i problemi sono iniziati subito: già il 10 giugno 2009 è stato nominato un custode giudiziario per quote pari a 5,1 milioni della B&S Real Estate (che come visto risulta inattiva), articolazione immobiliare del gruppo, con 24 milioni di capitale, in cui dovrebbero trovarsi collocati gli immobili commerciali. A chiedere il provvedimento era stata la Jer Geppi 2, controllata dal gruppo immobiliare americano J.E. Roberts.
COSA FARA' PANMEDIA? A questo punto, i 'furbetti del comodino' hanno deciso di salvare il salvabile cedendo in comodato il glorioso marchio Aiazzone alla società di comunicazione Panmedia Spa. B&S ha ormai dismesso gran parte dei suoi punti vendita e ora c'è da chiedersi: Panmedia non sa nulla del dissesto finanziario? Oppure tutta l'operazione è ben studiata allo scopo di spremere il limone per poi buttar via la buccia? In Italia, di questi tempi, va di moda dividere gli asset delle società in crisi: ci si tiene la parte buona e si abbandona al proprio destino la cosiddetta bad company. Alitalia, Tirrenia o Agile-Eutelia sono esempi sotto gli occhi di tutti. É un modo di ristrutturare molto in voga e qualcuno teme che lo schema possa ripetersi con Aiazzone/Emmelunga-Panmedia. Perché è vero che il buco finanziario di B&S è enorme, ma commercialmente il marchio del glorioso mobilificio di Biella resta pur sempre appetibile. Panmedia aveva promesso un ulteriore rilancio in partnership con una banca, un operatore del settore arredamento e un'azienda di logistica. Tuttavia finora non si è visto nulla.
NOTE
[1] Ai fini di una corretta informazione, si specifica che in relazione alla vicenda Aiazzone, il sg. Giovanni Semeraro, così come il Gruppo Semeraro da lui rappresentato, con sede in Erbusco (Brescia), è completamente estraneo ai fatti. Il cognome è solo frutto di una omonimia e nulla ha a che fare con Semeraro Renato e/o Lorenzo coinvolti nell'inchiesta.
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