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Inquinamento: nelle scuole d'Europa tira una brutta aria

Lo rivela uno studio del Cnr, condotto in cinque nazioni del Vecchio Continente: registrate polveri sottili e anidride carbonica oltre i limiti.

» Inquinamento e Rifiuti Paola Simonetti - 16/09/2010

Aria insalubre, inquinata, inadatta alla presenza di bambini. Quella che circola nelle scuole di mezza Europa meriterebbe l'utilizzo di mascherine protettive. Di quello che respirano fra i banchi di scuola i minori del Vecchio continente, da conto lo studio pilota Hese a cui ha partecipato l'Ifc-Cnr; un monitoraggio effettuato su un campione istituti in cinque paesi europei, compresa l'Italia: Siena e Udine, Aarhus (Danimarca), Reims (Francia), Oslo (Norvegia) e Uppsala (Svezia); scuole frequentate da piu' di 600 alunni con un'età media di 10 anni.

I dati emersi sono preoccupanti: i livelli di polveri sottili respirabili con diametro fino a dieci micron (Pm10) e anidride carbonica (CO2) sono superiori ai limiti consigliati. Rispetto alla concentrazione di Pm10, la ricerca rivela come la soglia suggerita dall'Epa (Environmental Protection Agency) per esposizioni a lungo termine, 50 microgrammi (mg) per m3, risulta superata nel 78% delle aule monitorate. La maglia nera spetta alla Danimarca (circa 170 mg/mc), seguita dall'Italia (circa 150 mg/mc): in questi due Paesi le Pm10 risultano spesso superiori persino allo standard Epa per esposizione a breve termine (150 mg/m3). 

Per quanto riguarda invece la CO2, il valore standard suggerito dall'Ashrae (American Society of Heating, Refrigerating and Air-Conditioning Engineers) per esposizione a lungo termine (mille ppm, parti per milione) viene superato nel 66% delle aule europee con Italia, Francia e Danimarca prime a quasi 1900 ppm. Le concentrazioni di PM10 e CO2 risultano correlate, cioè all'aumentare di un inquinante corrisponde un aumento dell'altro.

Lo studio, coordinato dal professor Piersante Sestini dell'Università di Siena e pubblicato sullo European Respiratory Journal, mette in evidenza come, in mancanza di un'adeguata ventilazione, vi è una sovraesposizione a queste sostante tossiche in due terzi delle aule, nelle quali i bambini soffrono di problemi respiratori con frequenza maggiore.

Complesse e variegate le rilevazioni, che hanno messo in luce la rischiosa condizione delle aule: "Sono stati misurati all'interno e all'esterno delle scuole - ha spiegato Giovanni Viegi, direttore dell'Istituto di biomedicina e immunologia molecolare (Ibim) del Cnr di Palermo e Past President dell'European Respiratory Society (Ers) - fattori ambientali quali temperatura, umidità relativa, polveri respirabili, anidride carbonica, biossido d'azoto, composti organici volatili, ozono, allergeni, muffe, focalizzandosi sulla concentrazione, nelle aule, di un inquinante (Pm10) e di un indicatore di scarsa qualità dell'aria da affollamento in ambienti poco ventilati (anidride carbonica)".

"Sono state raccolte informazioni su sintomi e malattie respiratorie - aggiunge Viegi-, in particolare la presenza, nell'ultimo anno, di sibili, tosse secca notturna e rinite e la pervietà nasale, cioè il grado di apertura delle narici. Un sottocampione di bambini è stato sottoposto ad alcuni test clinici (tra cui spirometria, test allergologici cutanei, rinometria acustica, raccolta di secrezioni nasali, valutazione dell'irritazione degli occhi".

Due bambini su tre esposti a livelli elevati, rispetto agli altri. sottolinea lo studio, riportano sibili e tosse secca notturna con maggior prevalenza di circa 3,5 volte e rinite in frequenza doppia, anche considerando gli effetti dell'esposizione a fumo passivo a casa, oltre a una pervieta' nasale significativamente minore.

Lo studio si configura come un precedente unico nel settore, poiché per la prima volta, sottolineano i ricercatori del Cnr, "ha permesso un corretto confronto della situazione ambientale nelle scuole europee, grazie anche alla standardizzazione delle misurazioni eseguita ad Uppsala, e sottolinea la necessità, da parte delle autorità di sanità pubblica, di promuovere la consapevolezza dell'impatto che la qualità dell'aria può avere sulla salute dei bambini". 

Dall'istituto di ricerca, parte dunque ad effettuare future ricerche in un campione più esteso e in altri Paesi dell'Unione Europea: "All'interno degli edifici anche basse concentrazioni di inquinanti possono avere effetti dannosi sulla salute se l'esposizione è prolungata e i bambini sono particolarmente vulnerabili poichè respirano una quantità di aria superiore, in proporzione al peso, e i loro meccanismi di difesa sono ancora in fase di crescita".

Il ruolo di un'adeguata ventilazione per mantenere una buona qualità dell'aria nelle aule risulta dunque evidente, ribadisce il Cnr: "Dove è installato un sistema di ventilazione meccanica (in tutte le aule svedesi e in parte delle norvegesi), la concentrazione di inquinanti risulta sempre sotto i livelli di guardia".

"Secondo l'Ashrae - concludono i ricercatori -, il ricambio d'aria minimo nelle scuole dovrebbe essere di 8 litri al secondo per persona. In circa il 70% delle aule questo valore non viene raggiunto: nel 100% in Francia, nel 94% in Italia e nell'86% in Danimarca. Il ricambio è insufficiente nel 97% delle aule con ventilazione naturale (apertura delle finestre), rispetto al 13% di quelle con ventilazione meccanica".