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Record sui banchi e pochi fondi, la scuola italiana a confronto con il trend Ue
L'indagine Ocse rileva: "Gli studenti del Belpaese passano 8mila ore l'anno a scuola, contro la media di 6777. Solo il 4,5% del Pil dedicato all'istruzione". Il ministro Gelmini: "Necessario proseguire sulla strada delle riforme".
Fonte: Immagine dal web
Record di ore passate fra i banchi nelle scuole italiane. Ma il nostro Paese, secondo l'Ocse, è indietro rispetto ai partner europei nella spesa dedicata al settore. Il Belpaese è infatti penultimo su 33 paesi nella quota di Pil dedicata all'istruzione, al 4,5% nella penisola contro il 6,2% della media Ocse. La Francia risulta distanziata al 6%, più vicina la Germania, peraltro quintultima in graduatoria con poco più del 5%. A svettare è invece l'Islanda, con oltre il 7,5% seguita dagli Stati Uniti, al 7,5% e Israele, oltre il 7%. Maglia nera, dietro all'Italia, la Repubblica Slovacca, dove le spese per istruzione sono state appena al 4% del Pil, in base ai dati 2007.
Eppure i nostri studenti, fra i 7 e i 14 anni, stanno in aula per 8 mila ore l'anno. La media Ocse è di 6.777. Solo in Israele si sta più tempo a scuola. Mentre in paesi come la Finlandia, da sempre considerata punto di riferimento per la qualità dell'educazione, siamo sotto le seimila. È quanto emerge dal Rapporto annuale dell'Ocse sull'Educazione: uno studio di oltre 470 pagine, in cui si mette in luce come in una fase di crescente prudenza sulle finanze pubbliche a seguito della crisi economica "una attenzione rinnovata è portata all'istruzione'.
Più nel dettaglio, gli alunni fra 7 e 8 anni in Italia ogni anno passano (tra materie obbligatorie e non) 990 ore in classe contro una media Ocse di 777. Tra i 9 e gli 11 anni le ore sono 1.023 all'anno (822 di media). Tra i 12 e i 14 anni le ore annue salgono a 1.089 contro le 918 di media. Sopra i 15 anni sono sempre 1.089 (la media Ocse è 941). Nonostante la lunga permanenza fra i banchi il rendimento non è elevato: i nostri quindicenni sono poco brillanti in matematica, scienze e nella comprensione del testo.
Risultati che, secondo il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, "confermano le nostre valutazioni sul sistema scolastico e la necessità di proseguire sulla strada delle riforme. La ricerca dimostra infatti che la qualità dell'istruzione non è affatto legata al numero di ore passate tra i banchi. Secondo l'Ocse infatti l'Italia raggiunge il record di ore di lezione, ma il rendimento scolastico degli studenti resta basso". Altra pecca del sistema: le materie obbligatorie coprono più dell'80% dell'orario. La flessibilità nei programmi di studio è pari al 12% del monte ore nel nostro paese. Tra i 9 e gli 11 anni i nostri ragazzi studiano, per più del 20% dell'orario, italiano. Matematica è ferma al 17%, scienze copre l'8%, le lingue il 13%.
Siamo quasi ovunque sopra la media Ocse come percentuali anche per la religione: 6 ore contro le 4 medie degli altri paesi. Fra i più grandi (12-14 anni) italiano copre il 21% dell'orario, matematica il 13%, scienze il 9%, le lingue il 16%. Per le prime due materie siamo in linea con l'Ocse, per le Scienze siamo sotto. In paesi come l'Italia, l'Islanda e il Lussemburgo tra il 2000 ed il 2008 è cresciuto i numero di alunni per classe, anche se di poco. Lo si ricava sempre dal Rapporto 2010 sull'Educazione dell'Ocse. Il numero di alunni per classe nei paesi aderenti è, in media, di 24 con punte di 30 o più in Cile, Giappone e Corea. Secondo i dati, nella scuola primaria italiana le classi sono mediamente piccole, con meno di 20 alunni, mentre alle medie si supera questa quota.
Poiché il dato si ferma al 2008 è impossibile verificare l'impatto delle riforme dell'attuale governo, che hanno portato ad innalzare il numero di studenti per aula. Dal Rapporto emerge, comunque, che le classi più affollate si trovano nella scuola privata, sia alla scuola primaria che alle medie. Resta basso, comunque, il numero di studenti per docente: nelle scuole del primo ciclo c'è un professore ogni 11 ragazzi contro, ad esempio, il rapporto uno a 24 che si registra in Corea, Cile, Messico. Al secondo ciclo il rapporto alunni-docenti in Italia resta stabile. Lo studio poi mette in luce che in Italia nell'istruzione primaria in media dopo 15 anni un insegnate guadagna 31.520 dollari l’anno, contro i 39.426 della media Ocse.
Nell'istruzione secondaria di base il salario degli insegnati secondari risulta a 34.331 dollari, contro 41.927 della media Ocse e nell'istruzione secondaria più avanzata (upper secondary education) 35.290 dollari in Italia, contro 45.850 della media Ocse. In questo caso i dati sono riferiti al 2008. Allo stesso tempo però, in un'altra tabella l'Ocse riporta le ore di lezione effettuate ogni anno in base ai contratti di lavoro; e in Italia nell'istruzione primaria un insegnate tiene 735 ore di lezione l'anno, contro le 786 della media Ocse. Nell'istruzione secondaria di base le ore di lezione sono 601 l'anno nella penisola, contro 703 della media Ocse, e 601 sono anche le ore di lezione nell'istruzione secondaria avanzata, contro 661 della media Ocse.
E secondo la Gelmini, per migliorare la qualità dell'istruzione, sarebbe "indispensabile che la retribuzione dei docenti sia basata sul merito e non esclusivamente sull'anzianità di servizio, come rilevato dall'Ocse. Non è accettabile che un insegnante raggiunga il massimo dello stipendio solo dopo i 35 anni di lavoro. In un contesto internazionale che richiede rigore nei conti pubblici - fa notare il ministro - l'indagine conferma che è necessario ottimizzare le risorse per l'istruzione. Esattamente ciò che il governo italiano sta facendo".
Comunque, la spesa per studente in Italia, conclude la Gelmini, è nella media dei paesi Ocse: 7.948 dollari all'anno. Concordo pienamente con la ricerca quando afferma la necessità di puntare sull'istruzione superiore per incentivare l'occupazione. É con questo obiettivo infatti che il governo si è impegnato a riorganizzare i licei e rilanciare l'istruzione tecnica e professionale. Si tratta di una risposta concreta alla crisi economica e di uno strumento indispensabile per sostenere le piccole e medie imprese. Avanti tutta dunque con le riforme, per offrire finalmente ai nostri ragazzi una scuola di qualità che prepari veramente al mondo del lavoro".
DOCUMENTI
- Rapporto annuale dell'Ocse sull'Educazione
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