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Marea nera: da Londra agli States le proteste degli artisti contro la BP
Il disastro del Golfo del Messico ha colpito l'immaginazione di fotografi e pittori, sfociando in numerose contestazioni e mobilitando anche Banksy, il re della street art britannica.
Titolo: Istallazione artistica di Banksy nel porto di Brighton (UK)Fonte: www.brandchannel.com
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Cosa c'è di più innocente di una giostra per bambini, di quelle con una macchinina o un animale che dondolano su e giù dopo aver inserito una monetina? Nulla direte voi. A guardare quella che da qualche giorno è spuntata nel porto di Brighton, però, qualche dubbio viene. Il delfino su cui far sedere i bambini, infatti, non ha poi l'aria così tranquilla mentre si muove in avanti e indietro senza riuscire ad avanzare, forse a causa della coda impigliata in una rete per la pesca ai tonni, mentre sotto di lui il petrolio tinge di nero il mare fuoriuscendo da un barile. E il marchio BP, British Petroleum, sul recipiente non lascia spazio a dubbi: quella non è una giostra per bambini, ma una denuncia cruda e forte, come solo il più celebre street artist inglese è capace di fare.
Stiamo parlando di Banksy, celebre per i suoi stencil strappati dai muri di mezzo mondo e venduti a centinaia di migliaia di dollari, ma anche per azioni eclatanti e provocatorie, come quella di entrare in musei importanti e appendere sue opere in mezzo alle altre. Non bisogna stupirsi, dunque, che di fronte a uno dei più grandi disastri ambientali che si ricordi il paladino della strada non sia stato zitto e abbia voluto dire la sua nel suo stile inconfondibile, unendo particolari normali a dettagli inquietanti. Così in 'Pier Pressure' il muoversi altalenante delle giostre diventa una impossibile fuga dalla schiavitù, da un mondo che riempie il mare di olio nero e che con la pesca forsennata minaccia la vita di tutti gli abitanti degli oceani.
Banksy, però, non è l'unico artista a rimanere impressionato dalla grande macchia di petrolio al largo della costa degli Stati Uniti, e sono molti coloro che hanno deciso di utilizzare l'arte per esprimere il proprio sdegno e far riflettere su una vicenda che, nonostante abbia colpito profondamente tutto il mondo, rischia di finire presto dimenticata. Il 28 giugno scorso, infatti, è andata in scena la protesta di un gruppo di ambientalisti durante la festa d'estate alla Tate Britain di Londra. Uno dei maggiori sponsor della Tate, di cui proprio in quell'occasione si festeggiava la ventennale collaborazione, è proprio la BP, ma molti hanno criticato la scelta di continuare la partnership nonostante l'immagine di cui la compagnia petrolifera gode al momento.
Ecco dunque che alcuni manifestanti vestiti di nero e con i volti coperti come se fossero a lutto si sono recati all'ingresso della Tate mentre si stava svolgendo l'esclusiva festa e hanno rovesciato per terra dei piccoli barili pieni di liquido nero e sacchi pieni di piume. All'intenro, invece, due ragazze hanno lasciato cadere dai vestiti litri di liquido scuro, sporcando l'atrio della galleria. Un'azione di certo aggressiva e in parte contestabile, il cui unico merito, forse, è stato quello di portare la tragedia, l'orrore della macchia nera nell'oceano fin sulla porta degli uomini di cultura e degli aristocratici inglesi invitati alla Tate Britain.
L'azione dei manifestanti, infatti, sembra aver alimenato un dibattito che divide a metà l'opinione pubblica del Regno Unito: ovvero se la Tate debba rinunciare o meno alla partnership con BP. Ovvio che gli attivisti chiedano il divorzio immediato, ma la questione è che l'arte e la cultura hanno spesso pochi finanziamenti che rinunciare a un partner così generoso è davvero difficile.
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Il contributo della Germania a questa mobilitazione artistico-ambientale, ariva dall'artista tedesco Ruppe Koselleck, che raccoglie pezzi solidi di petrolio portati a riva dal mare e li usa per dipingere le sue opere, indicando il luogo dove sono stati raccolti, in corrispondenza di disastri ambientali. Il suo obiettivo? Guadagnare abbastanza per diventare azionista di maggioranza della BP. Il web, però, è un serbatorio inesauribile di opere che tanti artisti, famosi o meno, hanno dedicato alla vicenda, a dimostrazione che l'arte, quando vuole, sa ancora parlare della realtà ed è capace di denunciare e di far ricordare tutte quelle questioni che se affidate solo alla memoria e alle pagine dei giornali, col tempo sarebbero di certo dimenticate. LINK DEGLI ARTISTI
- 'Crude Awekening', fotografie di Jane Fulton Alt
- Video delle opere di petrolio di Ruppe Koselleck
- Il gruppo di protesta Art Not Oil
- Galleria di immagini sull'Huffington Post
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