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Scrittori: la carica degli under 40. Creatività tra riti e ordinaria fatica

Come producono i loro libri gli autori italiani della nuova generazione emergente e quali sono le abitudini ?inconfessabili? che li accompagnano? Lo rivelano Nicola Lagioia, Silvia Avallone, Enrico Brizzi e Laura Pugno.

» Libri: Protagonisti Redazione - 19/08/2010
Fonte: Immagine dal web

C'è chi è affezionato alla vecchia poltrona di casa tutta strappata. C'è chi, prima di 'suonare' sulla sudata tastiera, mette in ordine casa facendo le pulizie. C'è anche chi, prima di lavorare, dà vita a una specie di rito magico vestendosi come se dovesse andare a fare sport. O chi al contrario non ha abitudini e, anzi, crede che la scaramanzia limiti la creatività e approccia il foglio bianco come un operaio affronta un qualsiasi altro lavoro. 

Così creano gli scrittori italiani della nuova generazione emergente, quella degli under 40, tra 'segreti', abitudini 'inconfessabili' e veri e propri 'riti' che accompagnano la scrittura. "La mia unica abitudine - spiega all'Adnkronos lo scrittore barese Nicola Lagioia, classe 1973, autore per Einaudi nel 2009 di 'Riportando tutto a casa' - è quella di utilizzare la stessa sedia che troneggia nel mio studio. Non si tratta di un'abitudine ma di una mia pigrizia". "Lavoro con regolarità sempre a casa mia - aggiunge -  cercando di non essere distratto. Per uno scrittore giovane che vuole emergere, però il segreto è quello di lavorare su se stessi e sulla pagina scritta, cercando di migliorarsi sempre. La dedizione e l'applicazione rappresentano, comunque, le 'carte' principali per poter scrivere un romanzo originale".

Tra gli scrittori emergenti sono molti quelli che si percepiscono come degli 'operai' della penna: artisti, cioè, che lavorano come se andassero in fabbrica. É il caso dell'esordiente Silvia Avallone, che a soli 25 anni è arrivata seconda al Premio Strega 2010 con il suo 'Acciaio' pubblicato da Rizzoli, dopo un testa a testa con 'Canale Mussolini' di Antonio Pennacchi vincitore del concorso. Una giovane scrittrice che ha un'abitudine da 'massaia': pulire casa e avere tutto in ordine prima di sedersi alla scrivania e immergersi nel disordine creativo. 

"Mi sveglio ogni mattina alle sette - confessa la Avallone - faccio le pulizie e metto in ordine. Lavoro sempre tra le mura domestiche otto ore al giorno con orari fissi, come quelli di un impiegato o di un operaio. Sono metodica e regolare". "Prima di iniziare a scrivere - aggiunge - mi 'nutro' dei classici: romanzi dell'Ottocento francese e russo e della letteratura americana. Romanzi che rappresentano per me la fonte principale d'ispirazione. Lavoro anche molto sul campo, osservando da vicino i luoghi che voglio descrivere". "Il mio interesse - conclude - è quello di raccontare spaccati di società. Mi considero una scrittrice popolare, lontana dai grandi romanzieri borghesi, come Moravia, che pure apprezzo molto".

Le abitudini e i ritmi consolidati, sono anche la parola d'ordine di Enrico Brizzi, autore di romanzi di successo come 'Jack Frusciante è uscito dal gruppo' e 'L'inattesa piega degli eventi'. Scrive, infatti, sempre nello stesso luogo, la stanza adibita a studio, di un piccolo appartamento. Brizzi è un romanziere con una particolarità in più. Per comporre deve sentirsi comodo e indossare abiti 'casual'.

"Amo scrivere - racconta Brizzi - vestito come se dovessi andare a remare, o a pesca, come se dovessi fare sport. Non riuscirei mai a scrivere 'imprigionato' in una giacca e una cravatta". "Scrivo sempre nello stesso posto. Fino a pochi anni - continua - fa era una stanza della casa poi, dopo la nascita dei miei figli, è diventata la stanza di un piccolo appartamento-studio vicino casa. Prima accompagno i miei bambini all'asilo, poi vado in studio a piedi, bevo un caffè e comincio". Brizzi, inoltre, ascolta "musica di tutti i tipi ma non italiana. Non perché non l'apprezzi - precisa - ma perché le parole in italiano mi distrarrebbero". 

L'autore di 'Tre ragazzi immaginari' ammette di dare la priorità, durante la fase creativa, all'ascolto di quella che definisce "la 'Voce' della scrittura. Cerco di capire chi mi sta raccontando questa storia. Cerco di trovare la voce adatta per il 'mio narratore' ". Ma nonostante i suoi lavori siano stati oggetto di diversi adattamenti, dal cinema al fumetto, Brizzi dice di non pensare "mai a una possibile sceneggiatura o adattamento di quanto sto scrivendo".

Tra i giovani autori del Belpaese, c'è poi anche chi ritiene che un eccesso di riti possa limitare l'ispirazione e la creatività. E che dichiara di non avere alcun tipo di abitudine legata alla scrittura, avendo già un altro lavoro. Un 'identikit' che risponde al nome della scrittrice e poetessa Laura Pugno che ha pubblicato con l'Einaudi il romanzo 'Sirene'. "Credo che un eccesso di abitudini - spiega - sia sbagliato e possa compromettere la creatività. Non ho riti sui quali contare per stimolare la mia creatività".

"Scrivo quando mi capita: in particolare la mattina presto o la sera tardi, dal momento che svolgo un lavoro d'ufficio (è addetto culturale del Ministero degli Esteri in Spagna, ndr.). Ma anche in vacanza e nelle ore libere dal lavoro". Nonostante sia partita dalla scrittura per il grande schermo, la Pugno assicura di non pensare mai in termini 'cinematografici' alle scene o ai dialoghi quando è alle prese con un romanzo. "Credo che immaginare un adattamento cinematografico di ciò che si scrive sia limitante", conclude.

[Articolo scritto e pubblicato da Adnkronos]