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Wikileaks: le prove di una guerra fallimentare. Emergency scomodo testimone

Tra i 92mila file segreti pubblicati dal portale emergono crimini di guerra contro i civili e una bocciatura della campagna afgana, ma anche un fonogramma che parlava della ONG italiana. Proseguono i lavori per riaprire l?ospedale di Lashkar-gah.

» Americhe Gianluca Colletta - 27/07/2010

Se prima era un atroce sospetto, ora è qualcosa di più. Tra i 92mila documenti segreti dell'intelligence americana sulla guerra in Afghanistan pubblicati da Wikileaks, per quella che è stata definita la più grande fuga di notizie di sempre, ci sarebbe anche un fonogramma che fa riferimento a un'ONG italiana che gestiva un ospedale in zona di guerra, definendola uno scomodo testimone.

Chiara l'allusione a Emergency, l'organizzazione di Gino Strada che poco più di 100 giorni fa è stata al centro delle cronache internazionali a causa del sequestro di tre suoi operatori, poi rilasciati dopo una settimana di angoscia, accusati di spionaggio e terrorismo internazionale. Accuse all'epoca mai provate, tanto che i militari di Kabul furono poi costretti a rilasciare e rimpatriare i volontari italiani, senza però destabilizzare il quadro politico italiano, con il ministro degli esteri, Franco Frattini, che lanciò all'epoca dei fatti pesanti accuse contro l'ONG.

Da allora l'ospedale di Lashkar-gah è chiuso e inutili paiono i tentativi e le trattative con il governatore locale per riaprirlo. Sin dalle prime battute il fondatore di Emergency aveva accusato del rapimento le forze alleate. Il movente era racchiuso in quel ruolo ritenuto "scomodo" di testimone degli effetti che la guerra stava avendo nei confronti della popolazione civile e che nella maggior parte dei casi venivano taciuti alla stampa di tutto il mondo. Fatti oggi confermati dai documenti segreti di Wikileaks.

L'organizzazione di Gino Strada non ha commentato la vicenda, ma un comunicato di qualche giorno prima sottolineava come "lo scorso 10 aprile l'ospedale a Lashkar-gah è stato chiuso in seguito all'irruzione di uomini della polizia e dei servizi di sicurezza afgani e di militari britannici e al prelevamento di membri dello staff di Emergency, rilasciati dopo alcuni giorni perché completamente innocenti. "Era l'unica struttura - si legge - in grado di offrire assistenza chirurgica gratuita e di elevata qualità in tutta la provincia di Helmand. Da quando l'ospedale è stato chiuso, nel nostro Centro chirurgico di Kabul abbiamo ricoverato numerosi pazienti provenienti dalla regione soprattutto vittime di mine, di bombe e pallottole. Sappiamo che a fronte di questi pazienti, sono moltissimi i feriti che non possono ricevere l’assistenza di cui hanno bisogno".

Per questo i lavori per riaprire l'ospedale continuano senza sosta, ma tra mille difficoltà. "Abbiamo riscontrato - prosegue ancora la nota - la disponibilità delle autorità centrali alla riapertura e abbiamo avuto conferma del loro apprezzamento per il nostro lavoro. Restano però inaccettabili le condizioni poste dal Governatore di Lashkar-gah, che vincola la riapertura alla presenza di militari afgani intorno all'ospedale e al passaggio del controllo delle attività dell'ospedale al ministero della Sanità locale".

"Emergency tornerà - conclude il comunicato - solo se il suo ospedale potrà tornare a essere un luogo ospitale per tutti, senza discriminazioni, in base all'etica della professione medica. La presenza di militari armati all'esterno viola il principio di neutralità e limita l'accesso al Centro dei feriti. Se Emergency accettasse le condizioni poste dal governatore, il suo ruolo sarebbe limitato a mero finanziatore del progetto; abbiamo invece la certezza di poter continuare a essere molto più di una banca per l'Afganistan e la sua popolazione: fornendo cure efficaci e gratuite in risposta ai bisogni disattesi dei malati, formando personale locale, proponendo un modello efficiente di intervento umanitario".

E mentre i sostenitori di Emergency chiedono ora a gran voce le scuse per le frasi dette contro l'organizzazione in quei giorni di tensione, altri documenti riguardanti l'Italia emergono dal sito di Wikileaks. Si parla del rapimento del giornalista Daniele Mastrogiacomo, che provocò le ire dell'Estonia, mai palesate pubblicamente, perché lo scambio di prigionieri, con un ruolo attivo di Emergency, per liberare l'inviato del quotidiano La Repubblica era visto come un cedimento del nostro paese nei confronti dei Talebani, con la possibile conseguenza di mettere a rischio il contingente militare sul posto. Altri file descrivevano poi la distruzione di mine italiane, per impedire che finissero nelle mani dei talebani, o la normale attività dei nostri militari nella provincia di Herat.

Effetti ben peggiori, i documenti pubblicati da Wikileaks, il portale Internet creato da Julian Assange per pubblicare rapporti riservati di interesse pubblico, li hanno avuti nel resto del mondo. Soprattutto negli Stati Uniti i 92mila file hanno scatenato un vero terremoto, con il presidente Obama che ha condannato la diffusione illegale delle informazioni, ritenute capaci di mettere a rischio la sicurezza nazionale. La maggior parte delle relazioni riguarda banali rapporti di routine, "ma molti hanno un impatto rilevante su una guerra che dura quasi da nove anni", come scrive il New York Times.

Stragi di civili inermi, finora sconosciute, coinvolti in azioni di rappresaglia dei militari, la creazione di un'unità segreta incaricata di 'uccidere o fermare' qualsiasi talebano anche senza processo, la collaborazione tra servizi segreti pakistani (Isi) e talebani, gli aiuti di Iran e  e informazioni sulle basi di partenza in Nevada dei droni Reaper (aerei senza piloti), sono solo alcuni degli aspetti più sconvolgenti, che fanno emergere un'immagine terribile di ciò che è realmente successo in Afghanistan. Per il fondatore di Wikileaks sarebbero le prove di crimini di guerra commessi dagli americani. Una bocciatura senza appello di una campagna fallimentare, dove sono stati nascosti i reali numeri di vittime civili, miliardi di dollari spesi, con la conseguenza che ora i talebani sono più forti e radicati di quanto non lo fossero dopo l'attentato alle Torri Gemelle.