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Ogm: marcia indietro dell'UE. Riconosciuta la sovranità nazionale

Nuove regole sulle coltivazioni transgeniche, con le quali si riconosce il diritto degli stati membri a vietare queste coltivazioni. L'approvazione della proposta del Dalli soddisfa gli ambientalisti. Coldiretti: "É risposta a crescenti preoccupazioni".

» Alimentazione Gianluca Colletta - 26/07/2010
Fonte: Immagine dal web

Qualcuno potrebbe considerarlo un compromesso, altri un passo indietro. Sta di fatto che l'Unione Europea approva nuove regole sulla possibilità di coltivare Ogm, organismi geneticamente modificati, lasciando ai singoli stati membri la possibilità di decidere sul proprio territorio se utilizzare o meno i tanto contestati prodotti transgenici.

La svolta in seguito all'approvazione di una proposta presentata dal responsabile alla Salute e protezione dei consumatori, John Dalli, mentre resta immutato il complesso sistema di autorizzazione delle coltivazioni Ogm, così come le misure di sicurezza adottate fino ad oggi, che permetto la coesistenza con le colture tradizionali.

Indispensabile, a questo punto, una valutazione minuziosa della sicurezza e un sistema di controllo rinforzato. A questo proposito inoltre da Bruxelles arriva l'impegno a controllare l'applicazione delle misure prese in tale ambito entro fine anno, quando è previsto il rapporto dell'Agenzia per la sicurezza alimentare di Parma (l'Efsa) sulla valutazione dei rischi per l'ambiente e per la salute dei consumatori generati dagli organismi geneticamente modificati.

"Le misure adottate oggi - ha sottolineato Dalli - danno agli stati membri la libertà di accettare o meno questo tipo di colture in quanto l'esperienza acquisita sino ad oggi nel campo degli Ogm mostra che gli stati hanno bisogno di un margine di manovra maggiore per organizzare la coesistenza tra colture Ogm e di altro tipo, per esempio biologiche o convenzionali. Non è una rinazionalizzazione delle competenze Ue in questo settore, ma il riconoscimento del fatto che gli stati membri hanno la competenza di organizzare i loro settori e strutture economiche come ritengono più opportuno".

Con queste nuove misure viene sostanzialmente rivista la precedente direttiva che disciplinava il settore. Gli stati membri potranno così prendere decisioni indipendenti senza dover ricorrere alla cosiddetta "clausola di salvaguardia" e l'approvazione da parte di Bruxelles, che dovrà invece semplicemente essere informata a riguardo almeno un mese prima della sua entrata in vigore. Inoltre ogni stato potrà adottare proprie misure, oltre quelle stabilite a livello comunitario, per evitare la presenza accidentale di ogm nelle colture tradizionali e biologiche oltre che nei prodotti alimentari e nei mangimi, intervenendo sull'etichettatura e l'abbassamento della soglia limite attualmente consentita, pari allo 0,9%, di presenza di ogm, con la quale si definisce un prodotto libero da Ogm.

"L'adozione ufficiale di queste proposte dà valore - sostiene il presidente della Coldiretti. Sergio Marini - alla scelta lungimirante fatta dall'Italia per un agricoltura libera da Ogm grazie all'impegno di un vasto schieramento che comprende Coldiretti, movimenti ambientalisti, consumatori e istituzioni in rappresentanza della maggioranza dei cittadini e agricoltori italiani che sono contrari al biotech nei campi e nel piatto. È necessario che, a livello nazionale, non si proceda, in fase di recepimento, ad una frammentazione della portata innovativa di tali disposizioni".

Le coltivazioni di prodotti transgenici in Europa riguardano principalmente il mais. Nel 2009 gli ettari di terreno destinati alla sua produzione sono però notevolmente calati rispetto al passato, da 107.719 ettari a 94.750 ettari. Inoltre sono sempre di più le nazioni che invocano la clausola di salvaguardia, sia per ragioni di sicurezza sanitaria e ambientale, che per impedire l'uso e la commercializzazione di Ogm autorizzati ai sensi della normativa comunitaria.

"L'iniziativa comunitaria - sottolinea una nota di Coldiretti - è una risposta alle crescenti perplessità sugli Ogm in Europa dove, dopo il divieto posto anche in Germania, si sono ridotti a soli sei, su ventisette, i Paesi che coltivano organismi geneticamente modificati. Il drastico crollo nei terreni seminati con organismi geneticamente modificati in Europa nel 2009 conferma che nel coltivare prodotti transgenici, oltre ai rischi per la salute e per l'ambiente, non c'è neanche convenienza economica".

Il provvedimento è in netto contrasto con la contestata decisione di qualche mese fa di autorizzare la patata Amflora e per molti rappresenta una vittoria, una marcia indietro della UE, nella regolamentazione di un settore che stava prendendo tutt'altra direzione. Per altri però il fatto che non siano stati cambiati i parametri che regolano il complesso sistema di autorizzazione Ue sulla coltivazione degli ogm, rappresenta solo un compromesso. Bisognerà attendere le prossime decisione della Commissione per capire quale sarà la strada che si ha intenzione di intraprendere in futuro, anche se Dalli sottolinea che "l'Europa non è a favore o contro gli ogm e alla loro coltivazione, ma questi sono una realtà davanti alla quale l'Ue non può restare immobile".