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I bimbi di Haiti ricordano il terremoto come un 'grande serpente'

Il racconto degli operatori dell'Unicef, a 6 mesi dal sisma che ha provocato 220mila morti, evidenzia che c'è ancora molto da fare. Tra le macerie, emergono storie di speranza che partono proprio dai bambini, spesso soli nella tragedia.

» Americhe Valentina Marsella - 26/07/2010

Uragani, alluvioni, piogge torrenziali, smottamenti e altri disastri che provocano ogni anno un grande numero di vittime, in un'area in cui la densità della popolazione è altissima (280 abitanti per km²), dove l'urbanizzazione è caotica, di fronte a servizi statali non in grado di rispondere con mezzi e capacità d'intervento alle esigenze di una popolazione estremamente vulnerabile. E poi il terremoto che sei mesi fa ha colpito Haiti con una violenza che non si vedeva da 200 anni, lasciando un bilancio di oltre 220mila morti e oltre 300mila feriti.

In un paese costantemente sconvolto da violenze politiche e disastri naturali, l'Unicef, impegnata nel post-terremoto, fa notare che la situazione ad Haiti è "ancora critica. C'è ancora molto da fare - spiega il presidente di Unicef Italia, Vincenzo Spadafora - noi siamo in prima linea al fianco dei bimbi haitiani. Oltre ai fatti e alle cifre sulle perdite e sui danni causati dal terremoto, ci colpisce soprattutto ciò che i bambini haitiani raccontano del terremoto ai nostri operatori, parlando del 'grand serpent', di un grande serpente che strisciava rabbiosamente sotto la terra, scuotendo le loro case e le loro scuole fino a ridurle in polvere". 

Foto di Paul Jeffrey, ACT AllianceLa testimonianza di Spadafora fa rabbrividire, ma è proprio da queste catastrofi che l'Unicef trova la forza di guardare alle sfide per rispondere alle necessità e ai bisogni di oltre 800mila bambini e delle loro famiglie". Sono circa due milioni le persone che non hanno più una casa e in 1,6 milioni continuano a vivere in campi sovraffollati. Le infrastrutture del paese, già deboli, sono state devastate con il 60 per cento degli edifici governativi distrutti e oltre 180mila case inagibili. 

"Il terremoto ad Haiti è stato disastroso per i bambini e non è ancora finita - ha detto Anthony Lake, direttore generale dell'organizzazione -; l'Unicef e i suoi partners stanno lavorando duramente ogni giorno per salvare vite umane e aiutare i bimbi ad avere un futuro. Oggi l'acqua potabile viene fornita a circa 1,2 milioni di persone attraverso la nostra partnership con altre organizzazioni umanitarie: Unicef sta direttamente fornendo l'acqua a 330mila persone". 

E ancora, più di 275mila piccoli haitiani sono stati vaccinati contro le principali malattie prevenibili, e circa 550mila sotto i 5 anni stanno usufruendo del cibo predisposto nei programmi nutrizionali, mentre le donne in allattamento e circa 2mila bimbi gravemente malnutriti ricevono cure specifiche e alimenti terapeutici. 500mila bambini hanno ricevuto materiale didattico di base, di cui 185mila direttamente dall'Unicef. Acqua, cibo, cure mediche, ma anche istruzione: l'organizzazione si muove su più fronti per permettere ai bambini di guardare al futuro. 

A circa 2mila 300 insegnanti e 3mila operatori è stata data formazione specifica, in un settore, come quello dell'istruzione, duramente colpito da questo disastro, con 3mila 978 scuole danneggiate o distrutte, l'80 per cento di tutte le scuole nella zona del terremoto. E ciò ha aggravato una situazione già fragile, in cui meno della metà dei bambini in età scolare frequentava la scuola prima del terremoto. Tre mesi fa il Governo, con il sostegno dell'Unicef, ha raccolto la sfida di mandare tutti i bambini a scuola, in edifici temporanei e spazi a misura di bambino. L'obiettivo è ora quello di ampliare l'accesso alle opportunità di apprendimento per tutti i bambini, in particolare per quelli più difficili da raggiungere, in tutto il paese. 

L'Unicef sta inoltre lavorando con il governo per alleviare il peso delle tasse scolastiche in un contesto nel quale il 90 per cento delle scuole sono a pagamento e non pubbliche. "Approfitto per ringraziare i tanti italiani - ha concluso Spadafora - che attraverso le loro donazioni, oltre 3,5 milioni di euro, ci hanno consentito e ci consentono tutt'ora di intervenire al fianco di questa popolazione colpita da una tragedia senza precedenti". Il terremoto, come altri drammi, hanno allontanato molti piccoli dai loro genitori. Nel 2008, come raccontano gli operatori Unicef, "quando quattro uragani avevano colpito in rapida successione questo martoriato paese, tanti bambini erano rimasti separati dalle famiglie". 

Dall'associazione era stato avviato un programma per il ricongiungimento familiare per far sì che i bambini potessero ritrovare i genitori o per lo meno qualche parente sopravvissuto. Insieme ai primi soccorsi, la riunificazione familiare è uno degli interventi più importanti durante le emergenze. Seppure con le migliori intenzioni, spesso si pensa che aiutare i bambini significhi portarli via, magari dall'altra parte del Pianeta, dove tutto è più sicuro. Di qui la corsa alle adozioni, che raramente produce effetti concreti". Piccole vite spezzate, bimbi fantasma, "un esercito di dimenticati tra gli orfani, quelli finiti per strada e i disabili - fa notare l'associazione a difesa dei più piccoli - ; molti di loro non ce l'hanno fatta. Per altri, abbiamo gioito dei miracoli che li hanno riportati alla luce. A ricordarci forse che nella speranza c'è sempre spazio per una storia da ricomporre". Storie in cui a vincere non è stato il 'grand serpent'.