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Niente condanna per Bros, scagionato lo street artist

Una prescrizione, un ritiro della querela, e un errore formale: così sono cadute le accuse contro lo street artist a cui il Comune di Milano aveva chiesto i danni. Adesso l'assessore alla Cultura lo invita al progetto 'Walls of Fame'.

» Cronaca Arte Francesco Amorosino - 22/07/2010
Fonte: immagine dal web

Alla fine Bros l'ha spuntata: il graffitaro milanese non è stato condannato per le tre accuse di imbrattamento che gli erano state contestate in tribunale. Nessuna un'assoluzione piena, però, perché il giudice Guido Piffer ha dichiarato la prescrizione per un episodio, un graffito sulle mura del carcere di San Vittore realizzato nel 2004, l'estinzione del reato perché è stata ritirata la querela riguardo a un edificio privato, mentre nel terzo caso, quello delle pensilina del parcheggio delle biciclette, ha giudicato improcedibile la causa perché la querela dei vigili urbani è assente dal fascicolo.

Una vera sorpresa in un processo in cui la condanna sembrava inevitabile per Bros, al secolo Daniele Nicolosi, 28 anni, considerato uno dei migliori street artist italiani e osannato da Vittorio Sgarbi come 'il Giotto del XXI secolo'. Una definizione probabilmente esagerata, che ha comunque dato vita alla grande fama del writer, portandolo ad avere importanti mostre tra cui quella al Pac e al Palazzo Reale di Milano. La discussione, però, non sta nella qualità delle opere di Bros, né nel gusto di chi le osserva, ma nell'eterna questione se la street art sia vera arte o vandalismo.

A tale questione il giudice non ha risposto con la sua sentenza, di cui si attendono ancora le motivazioni, scatenando la delusione dello stesso Bros, che vedeva in questo processo il momento della verità circa il dilemma. "Con questa sentenza non si è risolto di certo l'enigma tra arte e vandalismo" ha commentato Bros, che avrebbe preferito "un'assoluzione nel merito" specificando che adesso "non cambia niente, io continuerò a portare in giro la mia arte". Alla fine a carico del writer non resta altro che il costo della remissione della querela da parte della proprietaria dell'immobile privato, cioè circa 75 euro. Da Luglio del 2009 il reato di imbrattamento è diventato più pesante, con un inasprimento delle pene e il passaggio della competenza dai giudici di pace a quelli dei tribunali ordinari, da allora il processo a Bros è il primo che applica le nuove norme.

Il più deluso dalla decisione è il Comune di Milano, e in particolare il vicesindaco Riccardo De Corato, che contro i writer ha ingaggiato una vera guerra: "La legge non prevede distinzioni tra graffitari di serie A e di serie B. Per Bros, come per gli altri autorevoli o sedicenti esponenti della street art, non si capisce perché si dovrebbero fare delle eccezioni - ha detto Riccardo De Corato, come riporta Repubblica - a quanto pare il signor Bros è doppiamente fortunato, perché già il pm aveva deciso di esercitare l'azione penale solo per due dei 17 episodi contestati dalla polizia locale. Episodi per cui il Comune ha chiesto un risarcimento di 18mila euro. E successivamente, in virtù della prescrizione e di una querela dei vigili che misteriosamente è stata smarrita in Procura, si è concluso tutto a tarallucci e vino".

La polemica non è finita qui, perché il fuoco è stato riattizzato dall'assessore alla Cultura del capoluogo lombardo, Massimiliano Finazzer Flory. Proprio in questi giorni sta partendo 'Walls of Fame', progetto ideato dal Comune di Milano per individuare spazi da assegnare agli street artist. I luoghi scelti sono tra i muri più degradati della città, e a molti il progetto sembra poca cosa rispetto alle potenzialità della street art a Milano. Mentre artisti come Pao e Ozmo sono già a lavoro, l'assessore ha invitato anche Bros a partecipare visto che non ha più nessun contenzioso aperto con il Comune. L'idea non è molto piaciuta a De Corato e non resta da vedere cosa accadrà.

La questione della street art, però, non si risolve dando dieci muri ad artisti già affermati, capaci di comprendere dove agire e dove no, andrebbe piuttosto risolta attraverso una regolamentazione seria e rispettosa per tutti coloro che sentono l'esigenza di esprimersi nello spazio urbano, altrimenti si rischia di trovarsi al punto di partenza e perdersi in oziose discussioni su arte e vandalismo.