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Rifiuti Hi-Tech: ancora pochi i rivenditori che ritirano gratis gli apparecchi da buttare

Una norma obbligatoria dal 19 giugno, applicata solo nel 40% dei casi, mentre solo il 17% dei negozianti informa i clienti di questa possibilità. L'obiettivo, spiega Eliana Guarnoni di Altroconsumo, è quello di raggiungere una raccolta di 7 kg a persona.

» Inquinamento e Rifiuti Gianluca Colletta - 09/07/2010

Funziona come uno scambio. Uno vecchio, per uno nuovo. Eppure, la norma che dal 19 giugno obbliga i rivenditori a ritirare gratuitamente gli apparecchi elettrici ed elettronici usati (RAEE) se se ne acquistano di nuovi dello stesso tipo stenta ancora a decollare, come dimostra un'inchiesta di Altroconsumo condotta dalla dottoressa Eliana Guarnoni:

"Siamo rimasti molto delusi dal nostro giro - spiega l'esperta dell'associazione dei consumatori -. Abbiamo visitato 35 punti vendita diffusi in otto città e abbiamo trovato che meno della metà applicano correttamente la normativa, in quanto non si rendono disponibili a ritirare gratuitamente un prodotto della stessa tipologia di quello acquistato".

I motivi? Disorganizzazione, costi aggiuntivi per i negozianti, scarsa informazione dei cittadini?
"Dal punto di vista degli utenti, la legge obbliga gli esercizi che vendono apparecchiature elettriche ed elettroniche ad effettuare il ritiro gratuito e ad informare sulle modalità inerenti previste dalla legge. Quest'ultima è una parte della normativa ancor meno rispettata. Abbiamo calcolato che circa il 40 per cento dei negozi ritira gli apparecchi senza costi aggiuntivi per l'utente, ma solo il 17 per cento informa i clienti di questa possibilità. Da questo punto di vista c'è ancora un problema di adeguamento. Per quanto riguarda il perchè tale normativa non viene ancora applicata in maniera piena, possiamo dire che spesso i distributori danno la colpa a difetti strutturali del sistema di ritiro. Cosa significa: i negozi raccolgono i rifiuti consegnati dal consumatore, li trattengono presso i propri magazzini e poi devono portarli alla piazzola ecologica del comune, che è lo stesso posto dove si può recare anche un normale cittadino. A volte nei centri più piccoli queste aree, destinatarie finali, non hanno spazio sufficente per ritirare i volumi di apparecchiature che possono essere prodotti, per esempio, da una grande catena di elettronica. I negozi che ancora non hanno applicato a dovere la legge utilizzano spesso questa motivazione per spiegare il mancato adeguamento".

Una giustificazione accettabile?
"Dal nostro punto di vista, no. C'è stato il tempo per adeguarsi correttamente. È dal 2007 che funzionano le piazzole ecologiche e ci sono stati più di due anni per renderle adeguate ai volumi che si vogliono raggiungere. In Italia viene raccolta una media di 3 kg a persona di rifiuti elettrici ed elettronici, contro quella europea che è di 7 kg a testa. La normativa prevede che tutti i Paesi della Ue raggiungano questo livello. Anche le amministrazioni pubbliche, nel tempo, hanno avuto l'opportunità di adeguarsi pienamente. Detto questo, non giustifichiamo i negozianti che non rispettano la norma".

Quali sono gli oggetti interessati dalla legge che possono essere consegnati al rivenditore?
"Ogni tipo di elettrodomestico, sia grande che piccolo. Quindi frigoriferi, lavatrici, cappe o forni. Ma anche aspirapolveri, ferri da stiro, asciuga capelli, che sono quelli per cui è più forte la tentazione dei gettarli nel bidone della spazzatura. Ed è proprio in riferimento ai prodotti più piccoli che a mio avviso questa normativa aiuta di più il consumatore. Se si rompe una piastra per i capelli è molto più comodo portarla in negozio e restituirla acquistandone una nuova, piuttosto che recarsi alla piazzola ecologica del comune che, tra l'altro, ha degli orari di apertura che si sovrappongono a quelli di lavoro. Infine, è prevista anche tutta l'elettronica di consumo, come comuters, stampanti, cellulari, fotocamere digitali, chiavette Usb. Per farla corta, qualunque cosa abbia al suo interno un apparato elettrico o elettronico, deve essere smaltito in questo modo e il negoziante deve essere obbligato a ritirarla in maniera gratuita".

Quali sono le finalità e i vantaggi?
"Vi sono due aspetti importanti nel riciclaggio. Da una parte la possibilità di recuperare materiali preziosi contenuti in questi oggetti. Così, anche se gli apparecchi non sono più funzionanti, si evita di andare a sfruttare risorse naturali che possono essere scarse o causare problemi, come nel caso del Coltan, una sostanza minerale contenuta nei telefoni cellulari, la cui estrazione è causa di una guerra civile in Congo. Dall'altra parte c'è il fatto che questi elettrodomestici, se abbandonati nell'ambiente, possono rilasciare sostanze pericolose sia per la salute dell'uomo che per la natura. Tra questi, ad esempio, c'è il gas contenuto nei frigoriferi o nei condizionatori, piuttosto che i liquidi delle batterie, di qualunque tipo esse siano. Da qui l'importanza di fare attenzione a non buttarli via insieme alla normale spazzatura o abbandonarli ai bordi delle strade".

L'obiettivo è quello di raggiungere un livello di materiale riciclato pari a 7 kg a persona. Quanto tempo ci vorrà?
"Ho letto anche il rapporto del livello di raccolta Raee 2009 e sono abbastanza ottimista. I dati sono promettenti perchè da quando è stata introdotta la normativa, il quantitativo di rifiuti raccolti in Italia è aumentato in maniera sensibile. Se si mantiene questa tendenza e l'obbligo di ritiro da parte dei negozianti dà la giusta spinta ai consumatori, l'obiettivo non sarà difficile da raggiungere. A tutto ciò andrebbe affiancata un'opera di sensibilizzazione a livello territoriale, specie nel Sud, perchè al Nord siamo già ad un livello di 4,5 kg di rifiuti elettrici riciclati, contro gli appena 2 kg del meridione".