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Rinvenute, forse, le spoglie di Caravaggio

Il grande pittore, morto a Porto Ercole, era stato seppellito in una fossa comune. Grazie alle moderne tecnologie le sue ossa sembrano essere state riconosciute.

» Cronaca Arte Francesco Amorosino - 22/06/2010

Esattamente quattrocento anni dopo la sua morte, Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio, potrà forse trovare degna sepoltura. Sembra che i suoi resti, tanto cercati dagli studiosi, siano infine stati trovati. Ne è sicuro Silvano Vincenti, politico e giornalista, oltre che presidente del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali al teatro Alighieri di Ravenna, che si è lanciato nell'impresa di rinvenire le spoglie mortali del grande pittore e pare esservi riuscito, almeno a quanto suggerisce un incrocio di dati scientifici e ricostruzioni storiche.

Lo studio scientifico è stato condotto dall'Università di Bologna col supporto del Cedad, Centro di datazione e diagnostica, dell'Università del Salento e del Centro ricerche ambientali di Ravenna e la ricerca è stata coordinata dal professor Giorgio Gruppioni. L'indagine è partita dal cimitero di Porto Ercole, in provincia di Grosseto, dove la tradizione vuole che Caravaggio fu sepolto nel 1610. Gli scienziati hanno prelevato i campioni dalla fossa comune e, dopo aver escluso donne e bambini, li hanno datati con l'ausilio del Carbonio 14. Successivamente si è constatato se le ossa contenessero alte concentrazioni di piombo e mercurio, metalli contenuti nei colori utilizzati all'epoca dai pittori, e si è, infine, confrontato il dna con i presunti discendenti di Caravaggio, cioè coloro che portano il cognome Merisi. Le varie fasi del processo hanno portato all'individuazione delle ossa che gli studiosi stimato siano con probabilità dell'85 per cento quelle del famoso pittore. 

Una ricerca laboriosa e travagliata, dunque, ma non quanto la vita avventurosa e all'insegna delle continue denunce per reati a carico di Caravaggio, forse il prototipo dei 'pittori dannati', che fu costretto alla fuga da Roma dopo la condanna alla decapitazione immediata se fosse stato riconosciuto in strada. Il 28 maggio 1606, infatti, l'artista si macchiò a Campo Marzio dell'omicidio di Ranuccio Tommasoni da Terni, a causa di una discussione causata da un fallo nel gioco della pallacorda, che portò al suo ferimento ricambiato con un colpo mortale. In verità, pare che la contesa fosse di lunga data e girasse intorno a una donna, Fillide Melandroni, corteggiata da entrambi, ma anche intorno a questioni economiche e politiche.

Solo nel 1610 Papa Paolo V gli revocò il bando e Caravaggio da Napoli si mise in viaggio per ritornare a Roma. Si imbarcò su una feluca traghetto che settimanalmente faceva il tragitto da Napoli a Porto Ercole e ritorno: il Merisi era diretto segretamente a Palo, feudo degli Orsini in territorio papale, distante 40 chilometri da Roma, dove avrebbe atteso il condono Papale prima di tornare a Roma. Il mezzo, però, fu fermato dalla sorveglianza della costa e la feluca non aspettò il pittore e continuò il viaggio fino a Porto Ercole con il suo bagaglio. Le casse del Caravaggio contenevano un'opera, il 'San Giovanni Battista' della Galleria Borghese che il pittore doveva consegnare al Cardinale Scipione Borghese per ottenere la libertà.

L'artista inseguì la feluca a Porto Ercole, ma qui, in preda a una febbre pare per infezioni intestinali, e stremato dal lungo viaggio, fu lasciato nell'ospedale della locale Confraternita dove morì e fu seppellito nella fossa comune del cimitero di San Sebastiano ricavata dalla spiaggia. Proprio in quel luogo sembra che i resti siano stati ritrovati e adesso si dovrà capire dove saranno collocati per far sì che finalmente l'ultimo viaggio del Caravaggio possa compiersi e la sua opera migliore, la vita avventurosa e senza sosta, possa trovare la giusta conclusione.