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Immigrazione: Francoise, una storia di diritti negati

Dal Congo francese in Italia, dove risiede regolarmente da nove anni. Nel Paese che "le ha restituito la vita" ha lavorato come colf e badante tra mille difficoltà, oggi cerca solo un lavoro dignitoso e regolarmente retribuito.

» Cronaca Lavoro Silvia D'Ambrosi - 02/07/2010

Françoise arriva stanca e in ritardo all'appuntamento. Non è una stanchezza fisica, piuttosto quella di una persona provata da un susseguirsi di disillusioni. L'unica volta che non ha acquistato il biglietto del treno è stata fermata dai controllori. Per Françoise anche i pochi soldi del biglietto ferroviario sono un problema. 

Arrivata sola dal Congo Brazzaville ormai nove anni fa e ottenuti i documenti per risiedere regolarmente in Italia, la sua storia è punteggiata di episodi amari. Il vero cruccio è il lavoro. Un lavoro che, quando c'è, è sottopagato o non è pagato affatto.

Accompagnata al bar nel quale ci siamo date appuntamento dal compagno africano, conosciuto in Italia, chiede solo dell'acqua e zucchero e un po' di tempo per riordinare le idee. Non vuole parlare di cosa l'ha spinta ad abbandonare il suo Paese e di come è arrivata in Italia: "È troppo doloroso ricordare e raccontare, però di quello che mi succede sul lavoro parlo volentieri". Parla un buon italiano, alcuni anni fa ha seguito un corso.

"Sono in Italia da nove anni. Ho fatto un po' tutti i lavori: la cameriera ai piani in albergo, la badante, l'addetta alle pulizie. Il lavoro durato di più a lungo è andato avanti per tre anni, poi ho fatto sei mesi da una parte, tre mesi da un'altra e così via. In nove anni ho avuto tre soli contratti di collaborazione, alcuni con i contributi pagati, altri no. Io sono regolare da sempre. Ho lavorato sia per aziende che per privati. Ho lasciato un lavoro perché lo stipendio non mi consentiva di vivere decentemente, mi davano 380 euro al mese per lavorare anche più di otto ore al giorno".

È importante essere iscritti ai centri per l'impiego, l'ha fatto?
"Sono iscritta al centro per l'impiego di Roma Cinecittà da quando sono arrivata. Ma ho trovato lavoro essenzialmente con il passaparola e con il giornale Porta Portese. Ho spesso incontrato persone che approfittano della situazione di disagio e bisogno. Ti lasciano fare un periodo di prova, promettendo che il mese dopo sarai messa in regola, invece il periodo di prova si allunga di mese in mese e alla fine trovano una scusa. Cerchi di resistere senza prendere lo stipendio, ma non si può andare avanti a lungo, il padrone di casa mi chiede tutti i mesi l'affitto e cosa gli racconto, che deve aspettare perché non so quando e se mi pagheranno?"

Dove abita e quanto spende di affitto?
"Abito in provincia di Viterbo perché costa di meno, siamo in due e paghiamo 450 euro al mese, che salgono ad 800 con le spese di gas, luce e acqua. Spesso per venire a lavorare a Roma prendo l'autobus alle 4 e un quarto del mattino. Ma ormai non lavoro da circa due settimane. Sono tornata da poco dalla Svizzera, dove mi è accaduta l'ennesimo fatto incredibile".

Cosa è successo?
"Alcuni signori italiani mi avevano pagato il biglietto aereo per badare, nella loro casa in Svizzera, ad una persona anziana. Sono venuti a prendermi all'aeroporto e mi hanno portato nella casa dicendomi di aspettare perché il giorno dopo sarebbero andati a prendere la persona anziana. Sono rimasta sola in questa casa per una settimana, mi avevano chiusa dentro. Non sono mai più comparsi, non si sono mai fatti vivi e ho dovuto forzare la porta per uscire. La gente è matta".

Come mai ha scelto l'Italia?
"Non scegli mai quando devi salvare la tua pelle, non ho mai scelto. Non scegli mai. Così come non scegli il lavoro. Quando hai bisogno di lavorare non scegli. Non chiedo l'elemosina, chiedo soltanto di essere pagata per il lavoro che ho svolto. Tutto quello che faccio, lo faccio con passione, con impegno serio. Come cameriera ai piani negli alberghi mi chiamano solo quando serve, in maniera sporadica. Adoro i bambini e mi piacerebbe lavorare anche come babysitter perché i bimbi regalano la vita, ti fanno vivere".

Françoise si interrompe perché ricorda improvvisamente che è il caso di fare una telefonata per cercare di riscuotere il compenso per aver stirato ad ore a casa di una signora italiana. Assisto alla conversazione. La signora sostiene che ha difficoltà in famiglia e Françoise ribatte "Ma deve pagarmi 75 euro da mesi, quando potrò avere i miei soldi? Tra una settimana? Richiamo tra una settimana?". Si accordano per 15 giorni di tempo, dopodiché la signora, forse, la pagherà.

È delusa da questo Paese?
"Non dal Paese, dalla gente, da alcune persone, non tutte. L'Italia in realtà mi ha fatto rivivere, mi ha restituito la vita. Qui sono una miracolata, non posso prendermela col Paese, ma con alcune persone scorrette. Non so, forse sono sfortunata e mi capita sempre gente poco corretta".

Sta pensando di rivolgersi a qualcuno per far valere i suoi diritti?
"Sì, perché quando è troppo è troppo. Adesso mi devo dare da fare perché tante persone devono ancora pagarmi e sono sparite. Non rispondono al telefono, oppure quando vedono il mio numero attaccano. Devo fare qualcosa. Nel mio Paese ero aiuto infermiera, qui sto cercando in questo campo, ma servono gli agganci giusti. Stavo lavorando per mettere un po' di soldi da parte per pagarmi un corso, ma non riesco".

È quando è un po' più rilassata, al termine dell'intervista, che affiora un altro episodio che ha dell'incredibile. Durante un giro in ambulanza come volontaria per un'organizzazione italiana raccoglie un persona anziana, 90 anni, ferita alla testa. Si offre di darle una mano in casa gratuitamente, la signora rilancia, dicendo che, invece, le può offrire del lavoro retribuito. Si accordano per incontrarsi il giorno seguente. L'indomani i colleghi volontari di Françoise le chiedono chi deve incontrare e saputo il nome della signora le dicono "Ma dove vai? Non sai che quella signora è ben conosciuta all'organizzazione e fa da mediatrice per il racket della prostituzione?". Pericolo scampato, per fortuna.

La strada, però, resta in salita. Anche il compagno di vita di Françoise ha recentemente perso il lavoro e a novembre arriverà anche lo sfratto.